"Ritual": Hideaki Anno, Iwai Shunji e la figlia di Steven Seagal

ritualRitual” è un film del 2000 di Hideaki Anno, regista ed ideatore di alcune serie animate giapponesi di altissimo livello, tra cui “Neon Genesis Evangelion” e “Nadia”, da noi conosciuta come il “Mistero Della Pietra Azzurra”. Questo “Ritual” è il suo secondo film dal vero, dopo “Love & Pop” (consigliatissimo) e prima di “Cutie Honey” (consigliatissimo).
A differenza dei suoi altri due film, questo è un puro condensato di tutta la poetica di Anno, metacinema allo stato puro. Un regista trova ispirazione per un suo film da una ragazza che incontra sdraiata su dei binari ferroviari, con cui comincerà a convivere, così da poterla seguire e filmare. Soprattutto cercherà di capirla, visto che la sua mente sembra essere alquanto problematica.
Film pregno di simbolismi e di tutto ciò che è marchio di fabbrica di Anno, i passaggi a livello, i binari, i treni, l’acqua, vasche da bagno, ombrelli, tutti elementi che i più attenti hanno sicuramente notato anche in “Neon Genesis Evangelion”, la sua opera più rappresentativa.
Il film è un’indagine, un’analisi sul concetto di solitudine e sul desiderio di essere protetti, di sentirsi al sicuro. Il regista (quello del film) è anche il regista nel film, indaga sulla sua poetica, spiega allo spettatore la sua poetica, e cerca di sfruttare lo spazio filmico in maniera tanto maniacale quanto istintiva. Qui c’è un bel contrasto. Anno gira con uno stile eccezionale, mentre il regista del film (mi spiace ma non hanno nome i personaggi) gira tutto con riprese a mano. Le uniche riprese a mano libera sono quelle del personaggio e quando vediamo ciò che riprende viene occupato solo un quadrato centrale dello schermo. C’è un netto stacco dalla ripresa, istintiva al “100%” del protagonista, alla regia vera, quella rigorosa, ma che segue con naturalezza i soggetti. E’ come se tutto fosse naturale, riflessivo, pacato, come dovrebbe essere la vita quotidiana di ogni persona, ma allo stesso tempo non ci sono sbavature, c’è un rigore eccezionale, una messa in scena encomiabile. Io dico che tutto è dovuto all’abitudine con cui Anno ha girato i suoi prodotti animati. Sulla carta, tutto è deciso, nulla è lasciato al caso, fotogramma per fotogramma.
A completare questo quadro di assoluto pregio concorrono le interpretazioni di altissimo livello dei due protagonisti. La ragazza è di una bravura eccezionale (curiosità: è Fujitani Ayako, figlia di Steven Seagal e scrittrice del romanzo da cui Anno ha preso ispirazione) e il regista è un regista anche nella vita reale (è Iwai Shunji) e recita con una tranquillità ed una naturalezza eccezionali.
Scenografie e paesaggi suggestivi, simbolismi in dose massiccia (ad Anno queste cose piacciono e piacciono molto anche a me, lo ammetto) rendono “Ritual” una rara perla di cinema con la c maiuscola.
Para
Voto Para: 4/4
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