Jim! Jarmusch!

In spasmodica attesa del nuovo The Limits of Control riproponiamo l’incipit di quel capolavoro di Ghost Dog

Il Codice del Samurai va cercato nella morte.
Si mediti quotidianamente sulla sua ineluttabilità.
Ogni giorno, quando nulla turba il nostro corpo e la nostra mente,
dobbiamo immaginarci squarciati da frecce, fucili, lance e spade.
Travolti da onde impetuose.
Avvolti dalle fiamme in un immenso rogo.
Folgorati da una saetta.
Scossi da un terremoto che non lascia scampo.
Precipitati in un dirupo senza fine.
Agonizzanti per una malattia,
o pronti al suicidio per la morte del nostro Signore.
E ogni giorno, immancabilmente, dobbiamo considerarci morti.
E’ questa l’essenza del codice del Samurai.

Citazione Postmoderna, un esempio:

Citazione postmoderna?!? Ma cos’è una citazione postmoderna?!?
Esempi (niente Tarantino, troppo facile), suggestioni e discussioni sono ben accette.

Il cinema… semplicemente

<< Il cinema è il "come", non il "cosa" >>

Alfred Hitchcock

Questa brevissima (e bellissima) frase del Genio spiega in poche parole quello che deve tenere presente (sempre) chiunque scriva, parli o faccia del cinema.

O almeno noi la pensiamo così; e su questo blog e in qualunque nostro scritto o discorso cinematografico terremo sempre conto, per cercare di valutare qualsiasi film, del precetto dell’immenso Hitch.

 

Ancora i sussurri… ancora le grida… ancora il silenzio… per sempre…

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Un anno è passato da quella maledetta ora del lupo che ti ha riportato nel tuo posto delle fragole.

Dio mio, Ingmar, quanto ci manchi…

<<Film come sogni, film come musica. Nessun’arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure dell’anima>>.

Ingmar Bergman (14 luglio 1918 – 30 luglio 2007)

Oltre il cinema e la vita: l'istante di Tarkovskij

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C’è un istante in "Solaris" del nostro nume tutelare Andrej Tarkovskij (uno dei più grandi film dell’intera storia del cinema) in cui noi spettatori perdiamo il controllo dei nostri sensi, il nostro corpo inizia a tremare perchè non riusciamo più capire dove ci troviamo.
Un istante (quello nella foto…non aggiungiamo altro per non rovinare niente a chi non abbia ancora visto questa vetta dell’arte umana) che sembra prolungarsi per diversi secondi: un periodo di tempo indeterminato in cui ci dimentichiamo del nostro essere.
Un istante nel quale, semplicemente, diventiamo estranei a noi stessi; dobbiamo toccarci per capire se esistiamo davvero oppure se siamo soltanto un’immagine dispersa negli spazi siderali dell’animo umano…

Un istante che fa tornare alla memoria le parole e le sensazioni vissute e, magnificamente, descritte da Jack Kerouac nella sua opera più celebre: «..e quello fu l’unico, chiaro momento della mia vita, il momento più strano di tutti, in cui non seppi chi ero.. Mi trovavo lontano da casa, ossessionato e stanco del viaggio, in una misera camera d’albergo che non avevo mai vista, a sentire i sibili di vapore là fuori, e lo scricchiolare di vecchio legno di locanda, e dei passi al piano di sopra, e tutti quei suoni tristi; e guardavo l’alto soffitto pieno di crepe e davvero non seppi chi ero per circa quindici nani secondi. Non avevo paura: ero solo qualcun altro, un estraneo, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Mi trovavo a metà strada attraverso l’America, alla linea divisoria fra l’Est della mia giovinezza e l’Ovest del mio futuro, ed è forse per questo che ciò accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso.»