I’m A Cyborg But That’s OK: Park Chan Wook è finito in una gabbia di pazzi.

imacyborgbutthatsok1<<Un gatto è, soprattutto, un animale peloso>> <<In realtà, anche mia moglie è pelosa>>

Non sono impazzito io, non preoccupatevi, è che semplicemente sono pazzi tutti i personaggi di questo bel film. Anche chi non dovrebbe esserlo alla fin della fiera lo sembra, almeno un pochino.
I’m A Cyborg But That’s OK” è l’ultima fatica di Park Chan Wook, regista famoso per la sua trilogia della vendetta, composta da “Mr Vendetta”, “Lady Vendetta” e “Old Boy”.
Questo film si distacca molto dai temi trattati nelle pellicole precedenti, essendo una commedia di pregevole fattura, farcita da dell’onirico grottesco. La storia, se si può parlare di storia, si sviluppa in un ospedale psichiatrico e ruota principalmente attorno a Young-goon, una ragazza che è fermamente convinta di essere un cyborg. Co-protagonista è Il-song, un ragazzo con la strana abitudine di indossare maschere assurde che si costruisce da sé e che è in grado di rubare qualsiasi cosa, persino la compassione e la tristezza degli altri (ovviamente tenete presente che stiamo parlando di pazzi). In più nell’ospedale ci sono altri numerosi personaggi con i loro problemi, che nell’insieme costituiscono un piacevole contorno alla “vicenda” principale. Virgoletto la parola vicenda perché sostanzialmente si parla del fatto che Young-goon vuole uccidere tutti i “camici bianchi” che le hanno impedito di dare la dentiera a sua nonna (anch’ella pazza) mentre portavano quest’ultima in un ospedale psichiatrico.
Capite anche voi che il punto forte di questo film non è tanto la storia che viene narrata, seppur particolare ed a tratti originale, ma bensì come viene narrata, sia a livello di sceneggiatura che, ovviamente, di regia. Una regia che dimostra le indubbie qualità di Park Chan Wook, il quale sembra aver voluto creare questo film più che altro come prova di stile, a partire dai bellissimi titoli di testa nascosti in un sacco di oggetti inquadrati nei primi minuti di film, mentre si svolge normalmente l’azione. In più i “viaggi” mentali che i personaggi si fanno durante la pellicola sono degli ottimi intermezzi che contribuiscono a mantenere vivace il ritmo del film e, cosa positiva, non si fermano ad essere puro riempimento, ma si intrecciano alle vicende dei due personaggi principali.
Un bel film dunque, che nella sua leggerezza si presenta scorrevole e davvero davvero molto piacevole.

Para

Voto Para 3/4

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