In questo mondo libero… : bravissimo Ken Loach, incisivo e pessimista

inquestomondoliberoDavvero molto bravo Ken Loach che, per questa sua ultima opera, riesce a rinnovarsi con un tema di stretta attualità, rimanendo comunque fedelissimo al suo cinema.
Dopo il successo del bel "Il vento che accarezza l’erba", basato sulla lotta irlandese per l’indipendenza, il regista torna a parlare dei problemi della "working class" in Inghilterra; tema che gli è sempre stato molto a cuore.
La trama di "In questo mondo libero…" (titolo fortemente ironico) ruota interamente attorno al personaggio di Angie.
Quest’ultima dopo essersi licenziata da un’azienda troppo maschilista, decide di mettersi in proprio: insieme all’amica Rose, Angie apre un’agenzia di lavoro interinale e reclutamento di manodopera di lavoratori (per la maggior parte) extra-comunitari.
Il confronto con la realtà dell’immigrazione clandestina e il bisogno di guadagni per cercare una vita migliore per sè e per suo figlio, metteranno in crisi i suoi iniziali ideali.
Loach, con quest’opera, fa un duro atto d’accusa verso il Regno Unito (e in generale verso tutti i paesi occidentali) che finge di avere le migliori intenzioni per aiutare gli extra-comunitari in cerca di lavoro, per poi sfruttarli più che si può.
(SPOILER- Chi non vuole sapere troppo della trama non legga questa parte) Proprio così si comporta il personaggio di Angie che convince gli immigrati clandestini (così come noi spettatori) di avere buone intenzioni nei loro confronti, ma in realtà si rivelerà, anche lei, uno "squalo" bugiardo che cercherà di approfittarsi di loro in ogni modo. (FINE SPOILER)
Ed è proprio questo l’elemento di maggiore interesse del film: quello di Angie è un personaggio per il quale il pubblico proverà un insieme di sentimenti contrastanti che vanno dall’ammirazione all’odio. E’ un personaggio che sembra non rendersi conto del male che sta facendo, perchè è riuscito ad inserirsi in un mondo (libero?) che gira esattamente in questo modo.
In questo sta il grande pessimismo di Loach, nel mostrare come gli ideali vengano meno quando, rifiutandoli, si può raggiungere un facile guadagno. Anche se questo può costare dolore e disperazione.
Ottima la protagonista semi-esordiente Kierston Wareing, nel difficilissimo ruolo di Angie, e ottima è anche la sceneggiatura del fidato Paul Laverty, giustamente premiata a Venezia.
Un film necessario, da non perdere, che si basa su contenuti che fanno realmente riflettere.
Così dovrebbero essere tutte le opere d’impegno civile, ma purtroppo nel cinema di oggi sono sempre meno quelle che riescono a criticare con forza il loro obiettivo.
Tranne che nel cinema di Ken Loach che colpisce sempre a fondo…

Chimy

Voto Chimy: 3 / 4