Arriva nelle sale Super 8. Omaggio nostalgico al cinema di Steven Spielberg

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

In mezzo a tanti film veneziani spunta J.J.Abrams. In questo weekend arrivano nelle sale italiane diverse pellicole presentate nei giorni scorsi alla Mostra del Cinema, da Terraferma di Emanuele Crialese a Contagion di Steven Soderbergh passando per «L'ultimo terrestre» di Gian Alfonso Pacinotti, ma il titolo più atteso è probabilmente un altro: si tratta di «Super 8», l'ultima fatica di J.J.Abrams che giunge nei nostri cinema con alcuni mesi di ritardo dall'uscita in patria, dove ha ottenuto buoni risultati ai botteghini.

Ambientato nel 1979, il film racconta le vicende di un gruppo di ragazzini che, mentre stanno cercando di girare una scena con la loro super 8, si trovano testimoni di un terribile incidente ferroviario. Nei giorni successivi cominciano a verificarsi una serie di eventi inspiegabili a cui i giovani protagonisti cercheranno di dare una risposta.

Affascinante omaggio alla pre-adolescenza e al desiderio di mistero e avventura di chi rientra in quella fascia di età, «Super 8» si riferisce esplicitamente ai titoli che uscivano negli anni in cui è ambientato: da «Incontri ravvicinati del terzo tipo» ai «Gremlins», passando per «E.T.-L'extraterrestre», facendo costantemente risuonare nella testa dello spettatore il nome di Steven Spielberg.

A lui, che veste qui i panni del produttore, J.J. Abrams ha voluto dedicare questo film, la cui ragione di esistere è proprio quella di rifarsi a un intero filone cinematografico che negli anni '80 prese sempre più piede. Sarà però proprio quest'operazione nostalgica a far nascere alcuni limiti che «Super 8» si porta dietro fin dalle prime sequenze: se da un lato il gioco di Abrams riesce a emozionare e a divertire, dall'altro l'intero lavoro appare eccessivamente costruito a tavolino.

Persino i ricchi effetti speciali, pur conferendo grande spettacolarità alla pellicola, tolgono spontaneità a una resa che, anche dal punto di vista narrativo, appare troppo ansiosa di assomigliare a qualcos'altro che, per ovvie ragioni temporali, non può più esistere in quella forma. Straordinario creatore di mondi fantascientifici, a partire dalle serie televisive di «Lost» e «Fringe», il talentuosissimo J.J. Abrams sul grande schermo aveva ottenuto migliori risultati con l'ottimo «Star Trek». Se in quel caso l'idea di far rinascere una saga partiva da una brillante idea del soggetto, inerente a buchi neri e salti temporali, nel caso di «Super 8» la narrazione segue tracce ben consolidate attraverso la ricerca di un mistero che i ragazzini indagano senza sosta.

Nonostante questi limiti vi è però ampio spazio per un forte coinvolgimento emotivo, in particolare per chi ammirava con stupore i film di Spielberg di trent'anni fa, che giunge fino a un commovente finale di wellsiana memoria nel quale i due protagonisti, interpretati dall'esordiente Joel Courtney e da Elle Fanning, si fermano a guardare un cielo che, proprio come loro, appare cambiato per sempre.
 


Chimy

Voto Chimy: 2,5/4

 

Commento del Para:

Il piacere del ricordare attraverso il piacere del fare?
Ne sa qualcosa quel genietto di J.J. Abrams, che cresciuto a pane, film e cortometraggi in super 8 non riesce a fare a meno di giocare con il passato. E dopo il passato dimenticato (Lost), il passato riscoperto (Star Trek), il passato interdimensionale (Fringe), ora è il turno del suo passato, quello di spettatore, di cinefilo e di bambino.
E come ogni bravo bambino, anche lui non può che vedere il padre come un eroe. Questo padre è Steven Spielberg, e Super 8 è come un disegno che un bambino (prodigio) regalerebbe al proprio papà.
In Super 8 c’è il grande cinema d’avventura per ragazzi come non se ne vedeva da più di 20 anni, dopo che i Goonies hanno ritirato nel cassetto la mappa del tesoro e i bambini di E.T. ritirato le biciclette in garage. E Super 8 è, come i suoi modelli, un film per tutti come non se ne vedevano da più di 20 anni. Per grandi ed (ex) piccoli.
Ma al posto di mappe del tesoro e biciclette, ai ragazzini curiosi e avventurosi del suo film, J.J. da in mano una macchina da presa. Il cinema come scoperta, come avventura artificiosa che li trascina dentro un’avventura reale. Un ritorno totale al passato, in una dimensione dove il creatore torna bambino insieme a personaggi e spettatori.
Ma insieme al piacere del fare e del ricordare, e del ricordare attraverso il fare, Abrams non dimentica il piacere del guardare. O il piacere dell’emozionarsi, lo stesso piacere che si provava guardando e riguardando a un metro dal televisore, su Vhs rovinate e consumate, la propria pellicola del cuore di ragazzino.

 
Para
Voto Para:3/4

 
E nei commenti oltre a parlare di Super 8 diteci: qual è il vostro film del cuore di ragazzino?

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Star Trek: J. J. Abrams, ultima frontiera…

La recensione del Para la trovate qui, su Paper Street.

La recensione di Chimy:

La genialità di Star Trek di J.J. Abrams sta nella base stessa del suo essere.
Un reboot, come giustamente molti hanno detto, termine che oggi va molto di moda in ambito cinematografico che sta a definire il tentativo di rilanciare una celebre saga per la quale il pubblico sembra aver perso interesse.

I reboot fatti finora in ambito cinematografico sono quasi tutti dei prequel: Halloween: the Beginning di Rob Zombie e Casino Royale di Martin Campbell, i primi due titoli che possono venire in mente, ma anche il lavoro svolto da Nolan con Batman segue questo filone.

La genialità del soggetto di Star Trek sta nel fatto che non ci troviamo di fronte ad un prequel, ma bensì ad un caso unico di sequel reboot.

Già, perché è vero che superficialmente seguiamo l’adolescenza e la crescita del capitano Kirk e degli altri membri dell’Enterprise, ma in realtà quello che ci viene raccontato è un qualcosa che avviene dopo la saga (originale) di Star Trek e i primi film del franchise.

Una straordinaria mossa di sceneggiatura (di Alex Kurtzman e Roberto Orci) ci racconta che tutto quello che avevamo visto su Star Trek, in tv o al cinema, è avvenuto; un buco nero però catapulta il signor Spock indietro nel tempo e si troverà a riguardare sè stesso da giovane e, nel momento più alto del film, ad incontrare James Kirk, il suo più grande amico, che per il momento è invece odiato dal nuovo Spock.

Difficile spiegare a parole un’invenzione così interessante che può essere compresa soltanto da chi ha visto il film (e se anche ha un po’ di conoscenza della saga precedente non fa male) e che ha la sua carta vincente nell’essere una scelta totalmente intrisa di quella fantascienza di cui il film è pieno da strabordare quasi oltre i margini dell’inquadratura.

Ennesima conferma del genio assoluto di J.J. Abrams (creatore di opere divine quali Lost, Cloverfield, Alias e il nuovo arrivato Fringe), Star Trek rilancia non soltanto la saga ideata da Gene Roddenberry (al quale il film è dedicato) ma l’intero immaginario della fantascienza contemporanea, omaggiando quella classica alla quale ogni sequenza porta un rispetto davvero raro e quasi spirituale.

Star Trek
non si ferma un attimo dall’inizio alla fine: un ritmo perfettamente orchestrato dalle sapienti mani del regista (anche) del sottovalutato, e interessante, Mission Impossible:3, che ci accompagna a bordo dell’astronave Enterprise e della sua missione decennale; grazie anche a degli effetti speciali che toccano apici finora mai raggiunti dalla settima arte.

C’è divertimento, c’è esaltazione, c’è spettacolo, c’è un grande ragionamento sul cinema di genere (omaggi e forme intertestuali sull’universo della fantascienza incalcolabili) e non solo.

In Star Trek c’è anche lo spazio per la commozione quando un toccante Leonard Nimoy, rimasto solo a (ri)vedere i trionfi di sè stesso da giovane e del suo (ancora non) amico James Kirk, pronuncia, mentre il celebre motivo di Jerry Goldsmith si prepara nuovamente ad essere eseguito, forse per l’ultima volta la fatidica frase: «Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione è quella di esplorare strani nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare dove nessuno è mai giunto prima».

Chimy

Voto Chimy: 3/4

Voto Para: 3/4