Dalla toccante Deannie Yip alla glamour Charlize Theron, nelle sale un weekend tutto al femminile

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

 

Nella settimana in cui ricorre la festa della donna, la distribuzione italiana non si fa sfuggire l’occasione di proporre nelle sale diversi film con protagoniste femminili: tra questi svetta «A Simple Life», dramma hongkonghese diretto dalla regista Ann Hui, presentato in concorso alla scorsa Mostra di Venezia. Ispirato alla vita del produttore e sceneggiatore della pellicola Yan-lam Lee, «A Simple Life» racconta il rapporto tra l’anziana domestica Ah Tao e il suo ultimo “padrone” Roger, che ha cresciuto sin da quando era bambino. Quando la donna, a causa di un infarto, si troverà costretta ad andare in una casa di riposo, Roger dimostrerà verso di lei un attaccamento straordinario pari a quello che ha un figlio per la propria madre.

Toni nostalgici accompagnano questa pellicola che, pur raccontando il lento spegnersi di una vita come tante, non risulta mai banale o ricattatoria: insieme alla protagonista è come se si affievolisse la memoria delle vecchie generazioni e, insieme a essa, un modo di vivere e di relazionarsi che non pare appartenere più alla cultura di Hong Kong.

La regia di Ann Hui, tra i pochi cineasti della new wave asiatica degli anni ’80 che lavora ancora con frequenza, è delicata e mai appariscente, proprio come il rapporto, complice ma silenzioso, che si è instaurato tra i due personaggi nel corso degli anni. Grazie anche alle toccanti interpretazioni di Deannie Yip, premiata con la Coppa Volpi come migliore attrice a Venezia, e di Andy Lau, attore di culto del cinema d’azione dell’estremo oriente, «A Simple Life» risulta una delle opere più sinceramente commoventi e “umane”, nel senso più pieno del termine, viste negli ultimi tempi sul grande schermo.

Decisamente meno melodrammatico, ma altrettanto significativo, è «Young Adult» di Jason Reitman con Charlize Theron. L’attrice interpreta Mavis Gray, ghost writer di una collana di libri per ragazzi, incapace di sviluppare relazioni mature e con gravi problemi di alcolismo. Quando le arriva, via posta elettronica, l’invito per il battesimo del figlio del suo ex fidanzato del liceo, decide di dare un nuovo scopo alla sua vita: riprendersi quell’uomo che l’aveva conosciuta nel fiore degli  anni.

Dopo il fortunato «Juno», Jason Reitman torna, in collaborazione con la sceneggiatrice Diablo Cody, a ritrarre personaggi femminili incapaci di prendersi le proprie responsabilità: se nel film del 2007 si raccontava di un’adolescente alle prese con la gravidanza, in questo caso la protagonista è un’adulta mai realmente cresciuta.

In perfetto equilibro tra dramma e commedia, «Young Adult» riesce a mettere in scena, con estrema semplicità e  altrettanto spessore, il terrore che può cogliere l’individuo quando la vita non somiglia al romanzo che ha sempre sognato e l’happy end pare non arrivare mai. Charlize Theron, in ottima forma, ha un solo limite: tanto glamour da non riuscire a imbruttirsi per interpretare al meglio il suo personaggio nelle sequenze che l’avrebbero richiesto.

Tra le nuove uscite di questo ricco weekend vi è anche un titolo da segnalare negativamente: si tratta di «The Double», thriller di spionaggio, tutto al maschile, con protagonisti Richard Gere e Topher Grace.

Diretto dall’esordiente Michael Brandt, fino a oggi sceneggiatore di pellicole di buon successo, «The Double» è la classica storia di un ex agente della Cia in pensione, Paul Shepherdson, richiamato in servizio a seguito di un omicidio in apparenza irrisolvibile: il crimine rimanda infatti al modus operandi di Cassio, un killer sovietico che lo stesso Shepherdson aveva dichiarato di aver ucciso qualche tempo prima.

Canonico nel soggetto e scolastico nella resa, «The Double» è l’ennesimo action movie a stelle e strisce di cui non si sentiva il bisogno: Richard Gere, inutilmente in cerca di riscatto dopo diversi flop recenti, cerca di barcamenarsi faticosamente tra scontati colpi di scena e spiegazioni petulanti. Inoltre non si può che definire curiosa e grossolana la scelta di svelare al pubblico l’identità dell’assassino nella primissima parte del film: una soluzione narrativa che si sarebbe potuto permettere un certo Alfred Hitchcock, non certamente l’inesperto Michael Brandt.

 

Chimy

Voto A Simple Life: 3/4

Voto Young Adult: 3/4

Voto The Double: 1,5/4

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Tra le nuvole: Reitman e la commedia.

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La recensione del Para di Tra le nuvole è qui, su Paper Street!

Voto Para: 3/4

"Juno": nel film c'è un McGuffin o è il film stesso ad essere un McGuffin?

McGuffin è un termine, coniato dal genio di Alfred Hitchcock, con il quale si identifica un espediente attraverso cui si fornisce dinamicità alla trama.
Il McGuffin sembra essere, inizialmente, l’elemento principale dello sviluppo narrativo, ma in realtà è soltanto un elemento utile per permettere al regista/autore di sviluppare una differente situazione che vuole trattare più in profondità.
Facendo un esempio più concreto di uno dei film più celebri del Genio, in “Psycho” il McGuffin è la valigetta con i soldi: inizialmente sembra essere la base solida della trama, con la protagonista che fugge con quest’oggetto; ma, in realtà, è soltanto un pretesto che serve a Hitch per portare la sua eroina nella situazione che realmente gli interessa trattare: quella nel motel.
E’ interessante notare quando, per la prima volta, Hitchcock usò questo espediente: nel 1930 per il film “Giunone e il pavone”, in originale “Juno and the Paycock”, nel quale l’espediente della notizia (peraltro falsa) di una ricca eredità serve a mostrare l’ipocrisia di una famiglia borghese irlandese negli anni ’20.
La protagonista del film appena uscito nelle sale si chiama Juno McGuff… che sia un caso che sia il nome che il cognome rimandano alla geniale idea di Hitchcock? Assolutamente no.
Juno” ci propone uno dei più intelligenti McGuffin visti al cinema da tanto tempo a questa parte: quello della gravidanza della protagonista.
Tutto sembra ruotare attorno ad essa, ma in realtà gli autori del film “sfruttano” (nel modo più sincero e piacevole possibile) questo tema per parlare soprattutto di altro: della vita di oggi con le sue contraddizioni, delle paure degli adolescenti che sembrano essere sempre più spavaldi ma in realtà sono più fragili, delle difficoltà di vita coniugale, del timore di diventare genitori, del rapporto con la propria famiglia e con gli amici…
La gravidanza di Juno permette così di sviluppare ottimamente moltissimi temi e sentimenti, che passano sotto i nostri occhi (e nella nostra mente) in continuazione durante la visione.
E’ stato bravo il regista, Jason Reitman, a riuscire perfettamente ad equilibrare le varie riflessioni del film, senza voler strafare eccessivamente. Ottimo il lavoro anche dell’esordiente sceneggiatrice Diablo Cody (ma anche qui ci sono molti meriti del regista), più che per i dialoghi, nel disegnare degli splendidi personaggi, dai genitori di Juno, alla coppia da poco sposata, agli adolescenti.
Bravissimi, inoltre, quasi tutti gli attori che li hanno interpretati: strepitosa Jennifer Garner che merita una menzione speciale, forse alla sua migliore interpretazione di sempre, nel ruolo di una perfetta donna isterica in carriera di oggi; funzionalissimo anche Michael Cera a cui la parte calza a pennello, così come J.K.Simmons, Allison Janney e Olivia Thirlby, rispettivamente, nelle parti dei genitori e dell’amica del cuore della protagonista.
Ellen Page qui la adoriamo, è una ragazza bellissima, ma anche un’attrice bravissima come ce ne sono davvero poche al giorno d’oggi; anche se purtroppo prima di questo film, il suo grande talento si è visto soltanto in film da noi ancora inediti (dannata distribuzione…). Sono pronto a scommettere però che non sarà certo una meteora giovanile come lo sono state, nel panorama cinematografico, altre ragazza della sua età.
Per concludere, approfitto (viste le polemiche che tutti conosciamo) di questo film per dire che chiunque utilizzi le opere d’arte per portare avanti una propria idea politica, da una parte e dall’altra naturalmente, dovrebbe vergognarsi perchè non fa altro che mettere addosso a sè stesso un’enorme tristezza, che, parlando di un film piacevole e intelligente come “Juno”, proprio non vorremmo provare…


Chimy
Voto Chimy: 3/4

"Juno" è un film che si guarda dall’inizio alla fine con un sorrisetto stampato sulle labbra. Un sorrisetto di delicato piacere e misurato divertimento. Soltanto questo basterebbe per giudicare “Juno” un bel film, nel senso, forse, più burkiano del termine: “Juno” intenerisce, diverte e soddisfa il proprio bisogno di provar languore (e se vogliamo fare i pignoli Ellen Page riempie il desiderio di “procreare” che Burke sovente interpella e che collega al concetto di bello. Vale anche per le fanciulle, ammettevi lesbiche).
E se il soggetto della visione è bello nulla potrà dissuadervi da quel pensiero, almeno fino a quando ne state fruendo. “Juno” cattura lo spettatore, ogni spettatore, e solo un successivo e ragionato esame su quanto visto può svelarne le “debolezze”. E di debolezze mi pare giusto parlare, perché si è detto, più volte ed ovunque, che “Juno” inganna lo spettatore, lo risucchia, volente o dolente, dentro un film che non è perfetto quanto dovrebbe essere (dopo una così piacevole ed atipica esperienza). E lo fa davvero, ma le debolezze del film sono le stesse di chi lo guarda: “Juno” ci inganna perché scova i nostri punti deboli. Ammetterlo è indispensabile, ma inutile è accusarlo. Se siamo stati ingannati è perché volevamo essere ingannati.
“Juno” è, in fondo, un film a cui va riconosciuta la potenza di aver raggiunto un fine, e per questo vanno giustificati i suoi mezzi. Anche se, parlando di mezzi, non ci si trova di certo di fronte ad un film insignificante, anzi. La regia (quasi) invisibile di Reitman funge da vero e proprio canalizzatore di emozioni, contribuendo a portarci nel mondo meravigliosamente scritto da Diablo Cody. Anche in questo caso ciò che la donna ha dipinto non importa (situazioni plausibili o meno, dialoghi realistici o meno realistici), bensì importa la potenza con cui ha caricato i personaggi, le situazioni e i dialoghi. Ogni tassello sembra essere stato messo nel posto giusto e dosato nel modo giusto (sempre in relazione al fine del film).
Il cast è perfetto (bravissima Jennifer Garner e bravissimo Michael Cera, ma splendida Ellen Page) e la colonna sonora segue la stessa linea del film. I “The Moldy Peaches” (a cui è stata affidata la maggior parte dei pezzi) scrivono musica semplice e senza pretese, come è apparentemente lo stesso film: “Juno” sembra semplice e “superficiale”, ma è stato studiato e realizzato apposta per sembrarlo.
Per questo credo che “Juno” sia più d’altri film un perfetto punto d’incontro tra la brillantezza della sceneggiatura e la posatezza della regia, un po’ come i titoli di testa ci suggeriscono: una fusione tra il segno grafico (la scrittura) e le immagini riprese, che vanno a creare un prodotto visibilmente “finto” ma profondamente “vero” per le emozioni con cui ci parla.

Para

Voto Para: 3/4

Nuova rubrica: i nostri film più attesi in uscita nel mese!

L’Hype di aprile del Para:

L’Hype di aprile di Chimy:

A Roma trionfano "Juno" e Sean Penn

E’ avvenuta poche ore fa la premiazione della seconda Festa di Roma.
Il vincitore del Marco Aurelio d’argento è stato l’attesissimo "Juno" di Jason Reitman, considerato il miglior film in concorso.
Il premio della Giuria è andato a "Hafez" di Ablofazl Jalili, mentre Jang Wenli e Rade Serbedzija hanno vinto i premi per le migliori interpretazioni, femminile e maschile, per "Li Chun" e "Fugitive Places".
L’altro premio più importante (dopo quello a "Juno") e quello della sezione premiere, dove concorrono i film di maggior "nome" del festival.
A vincere è stato "Into the Wild" di Sean Penn con Emile Hirsch (quant’è bella quella foto?), che già prima di questo successo era un film attesissimo.
Adesso, viste anche le splendide critiche che ha ricevuto, non stiamo più nella pelle di vederlo.
Ma perchè, per il momento, non c’è una data di uscita italiana mentre c’è quella svedese, brasiliana o della Rep.Ceca? Volete farci impazzire anche questa volta (prima o poi partirà una sommossa per la mancata uscita di film come "Rescue Dawn")?
Rimaniamo fiduciosi in attesa di buone notizie….