Sleuth: Branagh rifà Mankiewicz, Caine rifà Olivier e Law rifà…Caine

Quest’anno alla Mostra di Venezia, in concorso, c’erano due remake di due grandissimi film del passato. Seppure per entrambi il paragone con l’originale sia impietoso, uno ha ragione d’esistere e diversi motivi d’interesse, l’altro invece è un progetto furbo che finge soltanto di staccarsi dal suo predecessore.

Il primo è “Sleuth” di Kenneth Branagh remake de “Gli insospettabili” di J.L. Mankiewicz; il secondo è “12” di Nikita Mikhalkov rifacimento de “La parola ai giurati” di S.Lumet.

Tralasciando il film russo di cui parlerò a tempo debito, concentriamoci sul film inglese da oggi nelle sale.

Rivelare troppo della trama (per chi non ha visto nè questo nè l’originale) sarebbe un delitto: lo scrittore Andrew, interpretato da Michael Caine (nell’originale uno strepitoso Lawrence Olivier), invita nella sua immensa casa di campagna l’attore Milo, interpretato da Jude Law (nell’originale lo stesso Caine). I due sono innamorati della stessa donna, ex-moglie di Andrew pronta a vivere una nuova vita con Milo, e sono pronti a tutto pur di avere la meglio sul rivale.

In entrambi i film la casa è la vera protagonista: in Mankiewicz era costruita secondo l’ingegno manuale e artigianale del personaggio di Olivier, in Branagh si basa, invece, sulle tecnologie più moderne.

Ed è proprio per questo, a mio parere, che questo remake ha ragione di esistere: perchè il (nuovo) personaggio di Andrew, così come gli oggetti che costruisce, possono fare parte del mondo del nuovo millennio.

I giocattoli di legno, del film precedente, vengono attualizzati e diventano gli schermi, le telecamere, gli ascensori e le stanze dal design più moderno.

Se da una parte questa attualizzazione (necessaria) fa sì che il rifacimento abbia ragione di esistere, dall’altra però si perde (è inevitabile) il fascino che avevano i giocattoli magnifici costruiti nell’originale dal personaggio di Andrew (così come alcuni meccanismi narrativi).

La sceneggiatura di Harold Pinter è certamente accattivante e molto ritmata ma, a tratti, sembra avere delle cadute di stile e, seppure il film sia tutto girato all’interno di una casa, segue troppo le norme teatrali più di quelle cinematografiche.

Discreta nel complesso la regia di Branagh, molto favorito da due attori in ottima forma: straordinario Michal Caine, nel ruolo che fu del suo maestro, e bravo anche il suo discepolo Jude Law.

Un aspetto negativo è invece (che strano parlarne..) il trucco, ma non vi posso dire il perchè per il momento (se no svelerei troppo della trama).

Insomma nel complesso un’operazione intelligente, fatta col cervello, a cui manca però un pò di cuore e un pò di passione, elementi che contraddistinguevano invece quel magnifico film (o forse era un gioco?) intitolato “Gli insospettabili”.

Chimy

Voto Chimy: 2,5 / 4

 

 

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Mostra di Venezia-giorno 2: ancora una giornata di stallo (anche se c'è stato il primo buon film in concorso)…

Non si può certo dire che sia stata una partenza esaltante quella della Mostra 2007, ma andiamo con ordine:

Il miglior film visto fin’ora è il bel "Lust, Caution" di Ang Lee, presentato in concorso.
Un’opera che rimanda al cinema del passato, alle classiche storie di spionaggio degli anni ’40 e ’50.
Il regista taiwanese ambienta (proprio nei ’40) la storia a Shanghai e realizza un film molto curato e decisamente ben diretto.
"Lust, Caution" tiene sulle spine gli spettatori per tutta la sua durata (156 m.) senza cali di ritmo e di tensione.
Lee riesce a fare questo anche grazie a delle ottime interpretazioni: Tony Leung è grandissimo nel ruolo più torbido della sua carriera, altrettanto brava è l’esordiente Tang Wei. Da citare, inoltre, la presenza nel film di Joan Chen (l’indimenticabile Josey di Twin Peaks).
Se avete sentito parlare di "scandalo" avete sentito bene: le scene di sesso sono diverse e molto esplicite, a forte rischio censura.

Sicuramente inferiore è "Sleuth", il film di Kenneth Branagh, anch’esso in concorso.
Quest’opera è il remake di "Gli inospettabili" di Mankiewicz e, purtroppo, il confronto con il film originale non regge assolutamente.
Rispetto al grande classico da cui prende spunto, "Sleuth" perde in fascino ed eleganza a causa di diversi motivi: uno dei quali è sicuramente la durata troppo breve (90m contro i 140 circa dell’originale).
Molta buona, comunque, l’interpretazione di Michael Caine che riesce a portare il film alla sufficienza.

Interessante, ma non molto di più è, invece, il film "Redacted" di De Palma, sempre in concorso.
Il celebre regista americano realizza una buona opera dal punto di vista formale, molto meno per i contenuti.
Girato come un documentario fatto con una macchina digitale da un soldato americano in Iraq, De Palma ci mostra la guerra nella maniera in cui siamo abituati a vederla oggi con i più moderni mezzi di comunicazione, quali ad es. i filmati dei soldati su internet.
Dal punto di vista contenutistico, però, non riesce ad incidere più di tanto: una volta saputa la trama (stupro di una ragazza e uccisione dei parenti da parte di due soldati americani, fatto realmente accaduto) il film procede nel modo più atteso possibile con soldati molto stereotipati.
Sembra un’opera troppo facile,  perchè non basta parlare di un  tema toccante e interessante per poter colpire e commuovere.
Inoltre un finale pieno di retorica lo relega senz’altro ad un livello mediocre, nonostante l’innovativo e riuscito stile di ripresa.

L’opera più inutile, per il momento, tra i film in concorso sembra essere "Michael Clayton" di Tony Gilroy.
Intendiamoci, non è un brutto film solo che tutto sà di già visto.
Il personaggio principale, interpretato da George Clooney, rimane sulla scia di Erin Brockovich e degli altri avvocati dal cuore d’oro che difendono giuste cause contro multinazionali colpevoli di reati.
Molto bravo Tom Wilkinson, più di Clooney.
Nel complesso un’opera senza infamia e senza lode…

Per fortuna che c’è stato Ang Lee, anche se nei prossimi giorni vogliamo molto di più….

Chimy