La classe: lo splendore del vero

<<Ogni immagine è bella non perchè sia bella in sè… ma perchè è lo splendore del vero>>: con queste parole Jean-Luc Godard, nel 1959, commentava il film India del maestro Roberto Rossellini.
Questo concetto, tipicamente "vaguiano",  può essere applicato perfettamente anche alla palma d’oro 2008 La classe. Il film di Laurent Cantet rinvia infatti a qualcosa che va oltre l’immagine in sè per arrivare ad un raggiungimento ulteriore: la realtà.
Le immagini del film diventano una riproposta della "verità", un prolungamento del mondo in cui viviamo che ha il fine di trasmettere quello <<splendore del vero>> di cui parlava Godard.
In questo modo, seguendo il pensiero ontologico baziniano sulla natura del mezzo cinematografico, il cinema (di Cantet in questo caso) partecipa all’esistenza stessa del reale.
Non è semplicemente un ricalcare la realtà in tutti i suoi aspetti, ma è invece un continuarla; il cinema così <<si aggiunge alla creazione naturale invece di sostituirne un’altra>> (cit. Bazin, 1958).
Diventa quindi estremamente interessante notare che l’idea riassuntiva del pensiero di André Bazin, di un cinema (citando la classificazione di Casetti) come <<partecipazione al mondo>>, sia completamente calzante per un’opera realizzata nel 2008, quindi a 50 anni dalle pubblicazioni degli scritti del "padre della nouvelle vague".
Sono sempre stati un numero minimo nella storia i film che realizzavano in concreto quest’idea di cinema, che in parte viene ripresa da alcune pellicole di questi anni.
Tra questi (nonostante qualcuno li abbia citati) non ci sono i Dardenne che fanno un cinema altro (e più alto) rispetto a La classe, più interessati a trasmettere sentimenti che a mostrare (prolungando) la realtà.
All’idea di cinema de La classe, che per concludere è un film ottimamente realizzato ma non meritevole del premio che ha vinto vista la superiorità "innovativa" dei due film italiani in concorso, sarebbe corretto paragonare (nel panorama di oggi) il cinema di Abdel Kechiche che sembra seguire le stesse idee proposte da Cantet. Come diventavamo degli invitati a tavola alla scena (bellissima) del pranzo di Cous Cous, ora siamo degli studenti immersi nella classe (vera e unica protagonista del film) e seduti al banco della macchina da presa.

Chimy

Voto Chimy: 3 / 4