Il cosmo sul comò: Aldo, Giovanni e Giacomo tra lo zen e lo smog.

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Aldo, Giovanni e Giacomo sono stati, e lo sono ancora, dei grandissimi comici, soprattutto, a livello televisivo e teatrale.

Il loro rapporto con la settima arte è però comunque interessante. Senza aver mai realizzato film indimenticabili sono riusciti a creare anche al cinema un proprio percorso personale, lontani dalle tipiche convenzioni del cinema commerciale italiano, fatto di una comicità intelligente e surreale al tempo stesso.

Il termine che forse meglio si adatta alla loro filmografia è la discontinuità.

Fra il godibile Tre uomini e una gamba e l’interessantissimo Chiedimi se sono felice (forse la loro vetta cinematografica) c’è stato il passo falso di Così è la vita; poi, fra il particolare La leggenda di Al, John e Jack e la trasposizione dello spettacolo teatrale Anplagghed al cinema abbiamo trovato il pessimo Tu la conosci Claudia?.

Il cosmo sul comò vive a pieno questa discontinuità del trio nel campo cinematografico.

Il film è, per chi non lo sapesse, a episodi; incorniciati da un inizio e una fine (più parti centrali) comuni ambientate nell’estremo oriente.

Forse proprio questa con Giovanni-Maestro Tsu Nam e Giacomo e Aldo-suoi discepoli la parte in assoluto meno riuscita del film: ti fa iniziare la visione con le massime preoccupazioni e ti fa cadere (nel finale), almeno in parte, alcune buone sensazioni maturate nel corso del film.

Il secondo episodio alza ben poco l’umore del pubblico: Milano Beach che racconta grossolanamente la partenza dei tre e delle rispettive famiglie per il mare. Scontato e noiosetto.

Successivamente c’è il discreto L’autobus del peccato, riuscito almeno in parte, episodio che verte attorno alla vita di una parrocchia.

Arrivati ormai oltre la metà del film si sente così il rischio di una sonora schifezza da prendere e buttare nel dimenticatoio; ma in realtà non sarà proprio così.

Gli ultimi due episodi infatti sono decisamente riusciti. Falsi prigionieri è forse il più divertente: personaggi ritratti nei quadri prendono vita e discutono tra loro.

Decisamente soprendente è stato però l’ultimo episodio, Temperatura basale, che oltre a far divertire riesce anche a regalare una piccola riflessione sull’ipocrisia della società italiana e sulle sensazioni differenti che il passaggio del tempo provoca in ognuno di noi.

Nel complesso quindi un film poco amalgato fra gli episodi e, come detto, certamente discontinuo ma che, almeno in parte, si può apprezzare; così come sono da apprezzare (nel corso della loro carriera cinematografica) Aldo, Giovanni e Giacomo che qui e da sempre continuano a regalarci una comicità che continua a divertire (e incassare) senza scendere a patti con gli aspetti più beceri che il cinema italiano d’incasso porta avanti ormai da anni.

 

Chimy

Voto Chimy: 2/4

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Il cosmo sul comò, purtroppo, è un film che non funziona pienamente.

Per Aldo Giovanni e Giacomo deve essere divenuto piuttosto difficile continuare a far ridere il pubblico in maniera originale dopo venti anni di attività comica e umoristica. L’impegno c’è, si vede, e proprio solo per questo che il film non è totalmente deprecabile, ma non può nemmeno essere promosso. Ad un impegno nel cercare e lanciare le battute, e ad ideare vicende e situazioni inedite per il trio, viene accompagnata una recitazione in molte occasioni sottotono (da parte di tutto il cast) e una regia non sempre brillante. Marcello Cesena (il Jean Claude di Sensualità a corte, uno dei contenuti di Mai dire Grande Fratello), propone una regia altalenante, dove ad una sufficiente padronanza del mezzo si affiancano alcuni guizzi suggestivi, come gru, dolly e riprese aeree, ma anche inquadrature ravvicinate (primi piani e dettagli) che irrompono all’interno di alcune sequenze in maniere del tutto casuale e fastidiosa.

La struttura ad episodi è poi un chiaro segnale di come la vena creativa in ambito cinematografico sia scemata, spingendo il trio a realizzare una sceneggiatura che li riporta al proprio habitat naturale, il teatro. Gli episodi, infatti, consentono di amministrare la creatività più facilmente e costringono alla sintesi, ovviando, in qualche modo, il rischio altissimo di ogni lungometraggio comico di stancare lo spettatore dilatando a dismisura la narrazione. Purtroppo, però, su quattro episodi due sono pessimi, Milano Beach e Falsi prigionieri, mentre L’autobus del peccato e Temperatura basale sono senza dubbio i migliori. Sulla cornice, invece, non si può che stendere un velo pietoso.

Il cosmo sul comò, quindi, nonostante non sia un prodotto vincente, non all’altezza dei fasti (a livello di comicità) raggiunti dal trio, sia al cinema che in teatro e in televisione, resta comunque un film che intrattiene in maniera decorosa, cosa che a Natale, in Italia, è ogni anno più difficile.

 

Para

Voto Para: 2/4

 

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