Mostra di Venezia 2008: ARONOFSKY! MICKEY ROURKE!

Complimenti alla giuria!!! :). Non ce l’aspettavamo, ma Wenders è stato davvero coraggiosissimo.
Naturalmente, nonostante quanto detto dallo stesso Wenders nella conferenza stampa di chiusura del festival dalla quale siamo appena tornati, il premio a Silvio Orlando (comunque eccezionale) è stato dato perchè non si possono dare miglior attore e Leone d’oro allo stesso film. Se no andava all’immenso Mickey Rourke! Puntiamo all’oscar 🙂

La premiazione è stata la degna chiusura di un festival partito piano, ma che poi si è rivelato ottimo per la buonissima qualità di tanti film del concorso.

Ancora saluti dal Lido

RANDY RAM ROBINSON!!!!!!

Mostra di Venezia 2008: quarto e ultimo resoconto

The Sky Crawlers di Mamoru Oshii

Chimy: Ennesima potente riflessione filosofica di Mamoru Oshii, uno dei principali autori di anime contemporanei.
Splendide immagini ci proiettano nei cieli che solcano gli aerei dei kildren, una particolare "razza" di bambini che non cresceranno mai e che vengono mandati in guerra dai potenti.
Oshii riflette sul senso della guerra, della morte e dell’esistenza dei suoi protagonisti. Nati per combattere per sempre senza poter crescere.
Incipit bellissimo. Musiche altrettanto.

Para: uno dei film più belli del festival, nel quale Oshii dimostra ancora la sua maestria. La guerra che combattono in cielo i kildren è una guerra perenne che le compagnie belliche mondiali hanno intrapreso per mantenere la pace. Combattendo solo per combattere e lucrare con la produzione bellica (che viene anche venduta come spettacolo alle televisioni) non vengono coinvolti civili e la terra ferma. Nel frattempo si indaga sulla natura dei kildren, nel conflitto esistenziale che vivono, un po’ come i cyborg di Ghost in the Shell (la co protagonista si chiama Kusanagi, tra l’altro). Anche in questo film Oshii e la Production I.G. (la casa di produzione da lui fondata) confermano l’abilità nel gestire il digitale nell’animazione. Musiche di Kenji Kawai splendide come al solito e una regia che in quasi tutto il film abbaglia soprattutto per la "fisicità della mdp".
Oshii non poteva deludere e non lo ha fatto.

Rachel Getting Married di Jonathan Demme

Chimy: Non in molti credevano al ritorno di Demme con un buon film di finzione; invece il regista di Philadelphia realizza una delle opere più belle del concorso veneziano.
Girato benissimo, con camera a mano, la regia di Demme non molla mai i suoi protagonisti e, in particolare, il personaggio di Anne Hathaway, che torna in famiglia (per il matrimonio della sorella) dopo una cura modello "rehab generation".
Forse la miglior regia del festival.

The Hurt Locker di Kathryn Bigelow

Chimy: Convince solo a metà il film (osannato) della Bigelow. Una regia solida, in costante movimento, ma senza particolari cambi di ritmo.
Viene il dubbio che la regia sia fatta per colpire gli spettatori così da nascondere l’assenza di una riflessione interessante oltre le immagini.
Non aggiunge nulla (o quasi) ai film fatti recentemente sulla guerra in Iraq… comunque da vedere.

Para: un film ben girato, che oltre all’ottimo intrattenimento nasconde poco altro. C’è un accenno di indagine psicologica sui soldati, ma solo accennato. Unico altro difetto è l’anima del film, davvero troppo troppo americana. Ostentazione della patria e della sovraumanità dei propi soldati sempre e comunque.
Certo che però, tutto il resto, è proprio ben fatto.

Il seme della discordia di Pappi Corsicato

Chimy: L’"almodovar italiano" realizza un film manierista che ha idee interessanti soltanto nella prima ora. Finale terribile.

Para: buoni spunti, buone sequenze ma troppe scelte terribili. Non bocciato ma rimandato. Finale sottolineo terribile.

The Wrestler di Darren Aronofsky

Chimy: Dopo Miyazaki il miglior film visto a Venezia. Aronofsky si conferma (torna?) un signor regista con una profonda riflessione sull’America contemporanea. Regia perfetta, ottima sceneggiatura, finale splendido. Se ne riparlerà al momento dell’uscita… però aggiungiamo che Mickey Rourke è semplicemente straordinario: una delle interpretazioni dell’anno, che deve vincere la Coppa Volpi con scarto e forse l’Oscar. W Aronofsky! W Randy "Ram" Robinson!

Para: RANDYYYYY…..RAAAAAAAM…..ROOOOOBINSOOOON!!!! A parte l’esaltazione e l’empatia verso il personaggio straordinariamente interpretato da Rourke, il film è una piacevolissima sorpresa. Rourke prende in spalla il film e la mdp lo segue spesso di spalle, rendendo noi spettatori gli angeli custodi di Rourke, esattamente come il pubblico per The Ram durante i suoi combattimenti. Inoltre, la finzione tipica degli incotri televisivi, al cinema Aronofsky ce la porge con una realtà e crudezza, quasi come se in un altro campo della finzione il westrling diventi vero.

Tra un’ora premiazione…. ringraziamo tutti quelli che ci hanno seguito da casa e tutti coloro che ci hanno fatto compagnia durante la Mostra! 🙂

Saluti a tutti

Chimy e Para

Mostra di Venezia 2008: terzo resoconto

Plastic City di Yu Lik-Wai

Para: mafia cinese a San Paolo in Brasile, con uno dei protagonisti giapponese (Joe Odaghiri). Quando parlano brasiliano, o cinese, gli attori doppiano loro stessi andando visibilmente fuori sincorno. Al di la di questo il film ha qualcosa di buono, ma troppo di brutto: intermezzi stile video clip, un duello con katana sopra un pilone di cemento armato, intermezzi di paesaggi con colori saturi, e una deriva finale onirica nella giungla con corto circuito spazio temporale. Troppa carne al fuoco messa in scena male.

Ponyo on a Cliff by the Sea di Hayao Miyazaki

Chimy: Meraviglia delle meraviglie. Uno dei migliori film in assoluto di Miyazaki… serve altro?
Il maestro giapponese (che conferma di essere il più grande regista presente a Venezia) racconta una dolcissima favola dove la piccola pesciolina rossa Ponyo vuole diventare un essere umano.
Sembra difficile dirlo, ma ad una prima visione "Ponyo on a Cliff by the Sea" è l’opera meglio disegnata fra quelle di Miyazaki. Sfondi pastello, disegni perfetti, colori magnifici, fanno sì che ogni singola immagine del film sia degna di essere mostrata nei migliori musei d’arte pittorica al mondo.
Il film migliore del concorso, della mostra in assoluto. Sarà difficile (impossibile?) vedere altre opere di tale livello.

Para: semplicemente: Miyazaki dimostra nuovamente di essere l’unico a scrivere fiabe come fossero poesie.

Il papà di Giovanna di Pupi Avati

Chimy: Il concorso si tiene alto anche con il bel film di Pupi Avati. Il regista realizza una delle sue opere più interessanti degli ultimi anni.
La regia è buona (nella sua semplicità) e costante per tutto il film; il regista tiene perfettamente a bada la sua opera per tutta la sua durata.
Ottimi i rapporti fra i personaggi, fra i quali spicca il delicatissimo rapporto fra Giovanna e suo padre (come vuole il titolo).
Fra le interpretazioni svetta un Silvio Orlando degno di Coppa Volpi.

Para: un film che nasconde molti pregi ma che è realizzato in maniera banale. Ai bravi Orlando e Rohrwarcher, e al loro rapporto padre figlia ben delineato, si affianca, infatti, una regia semplicissima, quasi da fiction, e un Ezio Greggio poliziotto fascista inguardabile.

Vegas: Based on a True Story

Para: un film interessante. Girato in digitale, in cui viene mostrata l’ossessione di un padre verso la possibilità che nel proprio giardino siano stati seppelliti un milione di dollari. La sua follia contagierà il figlio adolescente (il cui attore è decisamente Gus Van Santiniano) e con più fatica la moglie. Un film in cui viene sottolineato come a Las Vegas l’uomo sia ossessionato dal denaro e dal fare il colpo della propria vita. I due coniugi, ex dipendenti dal gioco d’azzardo, ricadono nel vortice. Quello che fa del film un’opera particolare è la regia e la fotografia. Molto semplice ed efficace e realizzata con mezzi modesti.

L’autre di Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic

Chimy: Il concorso prosegue il suo slancio con questo interessantissimo film francese.
"L’autre" è il primo film del festival girato in digitale con cognizione del mezzo utilizzato. I due registi ricercano una forma molto interessante per l’uso delle luci, per movimenti di macchina e per scelte dei piani.
Nella sua semplicità, è interessante anche la storia dove una donna, gelosa perchè il suo amante si è innamorato di un’altra, inizia a cercare ossessivamente la sua rivale, senza capire che forse il suo vero nemico è quello che si trova davanti quando si guarda allo specchio.
Speriamo fortemente in una distribuzione.

Para: un film davvero notevole, con regia e fotografia di altissimo livello. Studiato nei dettagli è un’ottima messa in scena della vita di una donna che cerca nel mondo qualcuno su cui indagare, quando dovrebbe indagare maggiormente su sé stessa. A tratti Lynchiano, resta comunque un film da vedere.

La terra degli uomini rossi di Marco Bechis

Chimy: Non che ci fossero dubbi visto il nome del regista, ma "La terra degli uomini rossi" è un signor film; secondo solo a Miyazaki nel concorso.
Bechis racconta con forza e incisività la vita degli indios ai giorni nostri. Una tematica poco conosciuta che si accompagna ad immagini poetiche e ad una regia sempre convincente.
Il regista racconta anche un ritorno alla propria terra degli indios, una ricerca per ritrovare le proprie tradizioni, le proprie culture. Per loro sembra non esserci speranza di un futuro migliore, privo dell’oppressione dei bianchi.
Mi fermo perchè, vista l’imminente uscita in sala, ne riparleremo meglio con una normale recensione.
Se Bechis fosse davvero italiano, come piace far credere in questo periodo, sarebbe uno dei nostri registi migliori.

Para: Bechis realizza un film di denuncia sociale di assoluta forza.La condizione odierna degli Indios, a metà tra la civilizzazione e la ghettizzazione è un argomento che è giusto trattare. Bechis realizza un film ben girato e soprattutto ben recitato. Gli attori Indios non professionisti hanno contribuito enormemente alla riuscita del film, recitando con naturalezza. Un’opera che merita tutto il successo e la distribuzione che possono esserle date.

Nuit de chien di Werner Schroeter

Chimy: Idea interessante, ma sviluppata malissimo. Realtà apocalittica dove si scontrano i due capi delle opposte posizioni politiche.
Realtà apocalittica? Sì, ma per farlo capire il regista gira semplicemente di notte e mette nelle strade dei secchi con zampilli di fuoco sopra. Insomma…
A tratti grottesco ma forse lo è involontariamente.

A erva do rato di Julio Bressane

Chimy: Bressane visti i successi dei suoi ultimi film si è forse un pò montato la testa. Film lentissimo e ultra-autoriale. Da tralasciare.

Teza di Haile Gerima

Chimy: Ci aspettavamo molto, abbiamo avuto abbastanza poco.
Il film parte benissimo con una regia virtuosa e toccante. Dopo 20 minuti Gerima smette di girare e il film diventa un semplice documentario su un ragazzo etiope che va a vivere in Germania e poi torna in Etiopia dove la situazione è molto complessa. Opera autobiografica che, pur essendo (per temi, origine, convenzioni) pronta anche a vincere il festival, convince solo in parte. Purtroppo.

Mostra di Venezia 2008: secondo resoconto

Fuori concorso-Mezzanotte

Chimy: Sezione che negli scorsi giorni ha presentato tre film particolarmente interessanti.
Il primo è stato "Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit": un film molto divertente che è anche un piacevole omaggio ai monster movies giapponesi del passato. Un cinema ingenuo, ma della cui sincerità sembra esserci sempre maggiore bisogno ai giorni d’oggi.
Il secondo è "Encarnacao do Demonio", il ritorno (dopo 40 anni) dietro la mdp di José Mojica Marins e del suo alter-ego cinematografico. E’ impressionante come il regista (ultra-settantenne) abbia ancora voglia di "giocare" col mezzo cinematografico, creando effetti ed omicidi di particolare efficacia.
Infine, il film più enigmatico del festival: "Vinyan". Storia di una coppia che cerca nelle isole filippine il figlio che credevano morto. Un viaggio dentro un mondo di orrori della giungla, con un finale quantomeno angosciante. Vi sono alcune ripetizioni e qualche calo, ma forse fra un paio d’anni potrebbe essere definito un cult.
Nel complesso, quindi, tre film da vedere pur con i loro difetti e anche i loro pregi.

Para: "Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit" è una sorpresa. E’ nello stesso tempo un omaggio ad un certo cinema, una commedia demenziale e un attacco (seppur volutamente ingenuo e stereotipato) alla situazione politica mondiale. Tra l’altro con par condicio.
"Encarnacao do Demonio" è anche in questo caso il ritorno di un certo cinema. E’ il ritorno nella modernità di un personaggio culto degli anni ’60 che ritorna riproponendo e reinventando sè stesso e il suo genere. C’è spazio, durante la visione del film, ad una riflessione sul cinema e, allo stesso tempo, sul concetto di bene e male.Ma di questo ne parleremo in una vera recensione al nostro ritorno. Altro fattore di notevole importanza è la capacità di intrattenerelo spettatore con una serie di trovate, tra torture ed omicidi, di una originalità non facile da trovare.
"Vinyan" è un film girato e fotografato con classe ma che non convince fino in fondo.

Inju, la bete dans l’ombre di Barbet Schroeder

Chimy: Altro film in concorso, altra opera decisamente trascurabile.
Benoit Magimel, che è un signor attore, è totalmente trattenuto e fuori parte; la regia di Schroeder convince solo a tratti. Tutto il mistero viene svelato con una spiegazione finale a parole, che qui piace molto poco.

Para: un film che lascia trasparire, nel bene e nel male, i punti saldi d cui è composto: è tratto un romanzo di Edogawa Rampo, è ambientato in Giappone con protagonistra francese, è diretto da un occidentale. Purtroppo più volte i registi occidentali han dimostrato di non avere la sensibilità adatta a dirigere alcune onnipresenti sequenze (rito di preparazione del tè, danze delle geisha), e qui vi è lennisima riconferma. Magimel è evidentemente un pesce fuor d’acqua, esattamente come il suo personaggio nella diegesi. Infine i classici colpi di scena alla Rampo stonano nel corso del film, e se prima del pessimo spiegone finale il film era comunque godibile e di buon intrattenimento, al suo termine si resta un po’ delusi.

The Burning Plain di Guillermo Arriaga

Chimy: Opera che attendevo moltissimo, visto l’amore per Inarritu e per le sceneggiature di Arriaga.
"The Burning Plain" è girato maluccio, creando (dopo la stroncatura cannense a Charlie Kaufman) qualche dubbio sulle capacità registiche di chi fa come mestiere lo sceneggiatore.
Ciò che colpisce negativamente è che anche la sceneggiatura è decisamente banale e ordinaria.
Arriaga fa l’errore di non mescolare le sue storie, come aveva fatto, sugli stessi piani temporali; crea un nuovo puzzle, ma che si basa sul passato e il presente della protagonista. Quando uscirà in sala ne parleremo più a lungo.
La più grande delusione della Mostra.

Para: un film scandaloso. Dialoghi pessimi, incastro temporale inutile e girato da un apprendista alle prime armi.

Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek

Chimy e Para: Non l’abbiamo visto (volutamente), ma se vi serve un commento: <<Un film infame!>> ha detto il sommo Morando Morandini uscendo dalla sala…

35 Rhums di Claire Denis

Chimy: Dulcis in fundo, il miglior film (fin’ora!) del festival è (e ce lo aspettavamo) quello della bravissima Claire Denis.
Un’opera giostrata sul rapporto intenso fra un padre e una figlia, che sta crescendo e che si avvicina ad allontanarsi dal genitore. Film che tratta temi fortissimi con una regia delicatissima, accompagnata da una musica celestiale.
Una nuova poesia di Claire Denis, che hanno deciso però di mettere fuori concorso (perchè?). Se fosse stata nella sezione principale avrebbe preso certamente qualche premio tra cui quello al bravissimo attore Alex Descas; un volto dolente sul quale la vita passa davanti inesorabile, senza che lui possa cambiarla.
Cinema! Finalmente….

Para: c’è poco da aggiungere, la Denis gira un film intimo e delicato, con una regia misurata, che nonostante la fissità di alcune parti non fa sentire cali di ritmo. Gli attori sono bravi, la musica bellissima, la fotografia giusta, e in alcuni momenti cè persino poesia.

Adesso per farvi venire invidia, aggiungiamo che (se tutto va bene) fra 2 ore siamo in sala con Miyazaki 😉

Mostra di Venezia 2008: primo resoconto

Eccoci qua con le prime mini-mini rece da Venezia. Scusate i possibili errori grammaticali e la superficialità, ma postiamo in condizioni molto frettolose e un pò disagiate :). Perdonateci…

Burn After Reading dei fratelli Coen:

Chimy: ll film di apertura dei festival solitamente non è quasi mai un’opera memorabile. Anche quest’anno questa "particolare tradizione" viene seguita.
"Burn After Reading" è comunque un film divertente e ben girato; anche se rimane molto poco "pregno" di contenuti importanti.
Un’opera composta da alti e bassi, in cui nella sfida recitativa fra i divi George Clooney e Brad Pitt è il bravissimo John Malkovich ad avere la meglio.

Para: non visto non per scelta ma per una serie di scherzi del destino. Ci fidiamo di Chimy.

Jerichow di Christian Petzold

Chimy: Il primo film del concorso ci ha fatto molto preoccupare. Una storia vista e rivista (donna che tradisce il marito con un’amante) che sembra essere soprattutto inutile. Pessimo.

Para: inutile è l’unica parola con cui definere il film. Non fastidioso o irritante, semplicemente inutile. Il concorso parte male. Ma confidiamo in meglio.

Shirin di Abbas Kiarostami

Chimy: Il film più bello e importante di questo primo resoconto che, semmai uscisse in sala, è assolutamente da non perdere.
Un’opera estrema, sperimentale, girata in unica sequenza in una sala cinematografica. Kiarostami ci mostra per 1h30m i volti delle donne iraniane che assistono alla proiezione. Noi possiamo soltanto sentire il film che hanno davanti agli occhi; ma proprio grazie a questi riusciamo anche a vederlo.
Tutte le donne che guardano il film si ritrovano nella protagonista Shirin, vittima delle oppressioni tipiche dei paesi del medio-oriente. La domanda giusta da porsi in quest’opera metacinematografica è: ma quale dei due è il film nel film?
Coraggiosissimo Kiarostami che impone al film (elemento importantissimo) la sua tipica firma: una grande idea di base, geniale, che si sviluppa per tutta la durata dell’opera.

Para: interessante, bello, sperimentale, ecc ecc ma è pur sempre una serie di primi piani per un’ora e mezza, e nemmeno tuti belli, i primi piani. Soporifero.

Achille e la tartaruga di Takeshi Kitano

Chimy: Si temeva che Kitano potesse rifare una boiata pari a quella dell’anno scorso, ma per fortuna il pericolo è stato scongiurato.
Non è ancora un film perfetto però.
La trama si basa sulla vita di un pittore che, fin da bambino, cerca in tutti i modi di far apprezzare la sua arte.
La prima parte è troppo noiosa e patetica. Il film si alza nell’ultima parte quando entra in scena Kitano e, insieme a lui, una riflessione interessante sull’arte di oggi.
Da vedere per i fan del Kitano che fu.

Para: un Kitano piacevole, in cui la sua idea di "suicidio artistico", oltre che concludersi dopo tre film, lascia buoni spunti di riflessione sull’arte in generale e sull’ossessione che molti uomini (artisti) hanno verso di essa. La prima parte è sì patetica, ma comunque godibile, anche se troppo lunga rispetto alle altre due. Nell’ultima, inoltre, Kitano regala delle gag piuttosto divertenti. Per di più un paio di sequenze sono davvero ben fatte.

65° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica: pochi nomi tanto cinema.

Forse, questa edizione della Mostra, potrebbe essere una delle più sorprendenti degli ultimi anni.
La presenza di pochi "nomi garanzia" sarà delusione per alcuni, indifferenza per altri, gioia per pochi e stimolo per moltissimi. In fondo si avrà l’occasione, rara e appagante, di scoprire nuovi registi che da una parte, con le prossime (o precedenti) pellicole, impolperanno la propria lista degli hype, mentre dall’altra affaticheranno il proprio "Death Note".
Per amanti e ossessionati del cinema, una situazione del genere, soprattutto confidando nella bravura dei selezionatori, non può che far piacere.
Noi, in attesa di scoprire nel buio della sala se questa "strategia" darà i suoi frutti, abbiamo selezionato i nostri hype che, per forza di cose, puntano tutto sul nome di chi li ha diretti.

In concorso
Per il Leone d’Oro non si può che tifare, sulla carta, per uno dei seguenti. Tra cui due lungometraggi d’animazione che solo loro valgono i dieci giorni di mostra.

Mamoru Oshii The Sky Crawler

Uno dei più grandi registi (non solo d’animazione) con la sua nuova opera sci-fi esistenziale. Musiche, come al solito, dal grande Kanji Kawaii. Bellissimo anche senza averlo visto.

Hayao Miyazaki Ponyo on Cliff by the Sea

Miyazaki. Un nome una garanzia.

Guillermo Arriaga The Burning Plain

charlize-theron-the-burning-plain-02Lo sceneggiatore di Amores Perros, 21 grammi e Babel, al suo esordio come regista. Con Charlize Theron. Serve altro?

Kathryn Bigelow Hurt Locker

Miss Strange Days, dopo i sommergibili di Harrison Ford (e la pubblicità della Pirelli) ci prova con l’Iraq. Confidiamo in lei.


Barbet Schroeder Inju, la Bête dans l’ombre

Ma senza la colonna sonora dei Pink Floyd, ce la farà Schroeder a fare un bel film? Il materiale di partenza, uno scritto di Edogawa Rampo, fa solo sperar bene.

Fuori concorso
Da segnalare uno dei due film scelti con la collaborazione del FEFF di Udine: Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit! di Minoru Kawasaki. Il titolo, e l’immagine, parlano da soli:

Ci vediamo al Lido, se ci sarete!