"Nightmare Detective": Tsukamoto prova a fare il sociologo e lo psicologo e ci riesce bene.

ndetectiveUn film per amanti di Tsukamoto… uno Tsukamoto diverso dai suoi film precedenti…
Nightmare Detective” inizia con un incubo surreale; e con gli incubi prosegue, anche se sfiorano più il reale che il surreale.
Il film parla di una detective, Keiko Kirishima, che si imbatte in due misteriosi suicidi a cui non riesce a dare una spiegazione. Scopre che le due vittime prima di morire hanno entrambe composto sul cellulare il numero ‘0’; deciderà allora di chiamare quel numero e scoprire chi si cela dietro quella cifra. Alle indagini parteciperà anche un uomo, il cui soprannome è“Nightmare Detective”, in grado di entrare nei sogni (e negli incubi) dei suoi pazienti.
Tsukamoto si rifà, in “Nightmare Detective”, a procedimenti narrativi già ben collaudati (“Nightmare”…) e a tematiche già presenti nella sua filmografia (la morte, la malattia, il ruolo demiurgico…); allo stesso tempo però amplia questi modelli inserendo un forte messaggio sociale, legato all’argomento principale del film: i suicidi.
Il regista giapponese, come aveva anche detto alla Festa di Roma, ha realizzato quest’opera per raccontare un problema che in Giappone è sempre più diffuso: quello dei suicidi collettivi.
Su Internet, in Giappone, si trovano molti annunci di persone che vogliono suicidarsi e chiedono di accompagnarli in questo viaggio nell’aldilà. E’ esattamente ciò che avviene nel film:  ‘0’ contatta persone che pensano al suicidio promettendogli che moriranno insieme mentre si stanno parlando al cellulare.
Le persone che, nel film, vogliono suicidarsi prendono la morte con leggerezza, in maniera disincantata: una ragazzina che la vede come uno sballo; un uomo che, mentre sta per uccidersi, mangia dei panini… il demiurgico ‘0’ vuole allora “punirli” e fargli scoprire cos’è la morte in realtà.
‘0’ (interpretato magnificamente dal regista) è in coma e vuole fare di tutto per tornare a vivere, ha cercato di suicidarsi, accoltellandosi, ma ora sembra scoprire, all’interno del suo incubo dettato dal coma, l’importanza della vita. ‘0’ fa conoscere, a chi si sta suicidando, il vero orrore, l’angoscia, lo spettro della morte: un fantasma che sembra invisibile ma che, in realtà, è molto presente.
Uno Tsukamoto forse più “commerciale”, che si apre ad una più ampia fetta di pubblico, ma lo fa per veicolare a più persone il suo messaggio, per cercare di farle riflettere, di far loro capire quanto la vita sia importante e che non bisogna buttarla via (tematiche che aveva affrontato anche nel magnifico “Vital”, il suo film migliore).
Uno Tsukamoto che usa il surreale per giungere al reale, uno Tsukamoto incisivo e maturo…
Uno Tsukamoto simile e diverso dal solito allo stesso tempo…

Chimy
Voto Chimy: 3/4

Con questo film Tsukamoto continua la sua idea di cinema come evoluzione di un pensiero che seppur sembra sempre maggiormente allontanarsi da quello che gli ha dato fama (“Tetsuo” e il cyberpunk, la mutazione, la carnalità) è pur sempre ancorato al concetto di corpo.
Nel precedente Vital tale concetto è perfettamente evidente: la scoperta dell’anima attraverso la dissezione di un corpo. In questo Nightmare detective il concetto si sposta sulla mente. È soprattutto indagine su quello che può spingere la mente di un uomo a rifiutare il corpo, spingendolo al suicidio.
Il viaggio onirico riporta con facilità al discorso del sogno (in questo caso l’incubo) come materia di studio psicologico. Le vittime di zero solo durante il sonno concretizzano il desiderio di togliersi la vita. Il problema di fondo dorme nel subconscio, pronto ad essere svegliato. Nell’incubo la vittima crede di essere accoltellata da ‘0’, ma le ferite “oniriche” si riflettono in concreto in quanto è la persona stessa a provocarsele durante il sonno. E’ ‘0’ a “dare il coraggio” di fare ciò che in profondità desiderano, rovinando però loro questo momento catartico, in quanto da momento di gioia diventa momento di profonda paura.
Il tema psicologico è fortemente presente, seppur in maniera “spicciola”. E questo va decisamente a favore di una più immediata comprensione da parte dello spettatore. Noi tutti siamo infatti consapevoli che “Otto e Mezzo” di Fellini e “L’anno Scorso A Marienbad” di Resnais siano dei grandissimi film, ma la forte indagine psicoanalitica presente in essi li rende tutt’altro che immediatamente comprensibili.
In “Nightmare Detective”, oltre al discorso di desiderio subconscio di togliersi la vita, troviamo il tema dei ricordi d’infanzia cancellati dalla memoria ma che hanno fortemente segnato la personalità, e anche un piccolo accenno di ipnosi terapeutica. Il detective dell’incubo cerca di aiutare una vittima di ‘0’ mentre dorme, con una serie di domande e manipolazioni a cui il “paziente” risponde. Cerca infatti di manipolare la mente dell’uomo per aiutarlo a fuggire da ‘0’. Gesto inutile, che lo costringerà ad addentrarsi comunque nel suo incubo. Inutile un po’ come è inutile l’ipnosi in campo terapeutico.
L’importanza e il valore della vita che il regista aveva già trattato soprattutto in “Vital”, ritornano anche in “Nightmare Detective”. Il momento in cui la vittima di ‘0’ si arrende di fronte alla paura viene simboleggiato da Tsukamoto con l’immagine della persona che affonda nell’acqua. Durante uno di questi momenti, nel finale, uno dei personaggi vede scorrere davanti a sé la sua infanzia, gli episodi felici, e la bellezza della vita in tutte le sue forme. Ritrova così la gioia di vivere che aveva perso da tempo e che l’aveva fatta cadere in balia del desiderio di suicidio.
Concludendo mi rivolgo a chi sente la mancanza dello Tsukamoto di “Tetsuo”, visto che avrà piacere di sapere che in una scena di questo film c’è un corpo maciullato tra la carcassa metallica di un automobile. I tubi, il ferro e la carne non potranno mai davvero lasciare il cinema di Tsukamoto.

Para
Voto Para: 3/4