"Paprika": non quello di Tinto Brass, ma quello di Satoshi Kon!

paprikaSatoshi Kon qui da noi è senz’altro il meno famoso tra i più famosi registi d’animazione giapponesi. Nel suo cinema il sogno ha rivestito un’importanza assai elevata fin dal primo “Perfect Blue”, che vi consiglio (vi consiglio anche “Tokyo Godfathers”, bel film leggero e ben curato sotto tutti gli aspetti). In “Paprika” la componente onirica è pressoché totale. Il film è infatti un viaggio all’interno di un sogno collettivo.
Grazie all’invenzione di un dispositivo, il “DC Mini”, si possono condividere i sogni. Il dispositivo deve però essere programmato in modo che con le dovute restrizioni sia possibile condividere il sogno solo tra due persone nella stessa stanza. Senza tali restrizioni ogni utilizzatore della “DC Mini” finirebbe col condividere il proprio sogno con tutti gli altri. La possibilità di introdursi nei sogni delle persone senza il minimo controllo equivarrebbe a fare del terrorismo, ed è esattamente ciò che capita nel film. Due “DC Mini” in fase di programmazione vengono infatti rubate dai laboratori, con ovvia preoccupazione degli addetti ai lavori. Il sogno, la cattedrale onirica, può dunque essere violata. Bisogna quindi trovare gli utilizzatori delle “DC Mini” rubate che stanno inquinando i sogni altrui.
Tra i responsabili delle ricerche c’è anche Atsuko, psicoterapeuta che nel mondo dei sogni ha sviluppato un alter ego in grado di muoversi liberamente facendo fronte ad ogni avversità. Questo alter ego è Paprika, che è un po’ la controparte buona di Freddy Krueger o l’aiutante più allegra del Nightmare Detective di Tsukamoto.
L’intreccio è un continuo rimbalzare tra piani paralleli: la realtà, il sogno, il virtuale. <<Lei non crede che i sogni e internet siano abbastanza simili? Sono luoghi dove si esprimono desideri repressi>>. Così Paprika accoglie in un internet cafè (non un bar dove puoi navigare su internet, ma un bar da cui si entra via web all’indirizzo http://www.radioclub.jp) uno dei personaggi la cui caratterizzazione è la più interessante, il detective Kanakawa. Con la relazione (non amorosa, ma onirica) tra Paprika e questo personaggio, Kon affronta una serie di riflessioni metacinematografiche a lui care fin dal sopraccitato “Perfect Blue” e dal seguente “Millenium Actress”.
“Paprika” è dunque per Kon il ribadire il proprio cinema. “Perfect Blue”, “Millenium Actress” e “Paprika” sviluppano la propria diegesi sulla riflessione e sulla fusione di passato e presente, sogni e ricordi, reale e virtuale. Con “Perfect Blue” Kon affronta tali temi nel genere thriller, in “Millenium Actress” nella storia di un’attrice che è anche la storia del Giappone attraverso i film in cui ha recitato, e in Paprika riesce a gestire tutto all’interno di un gigantesco sogno.
Così come i suoi film si basano sullo scontro/incontro di piani paralleli, così pregi e difetti si alternano al loro interno. “Paprika” si presenta tecnicamente validissimo, con un’accurata scelta cromatica e con una bella e convincente realizzazione, così come ideazione, del mondo onirico. Ma c’è a volte un leggero calo di ritmo e una tendenza alla confusione narrativa. Sono comunque piccolezze all’interno di un opera che risulta comunque buona e in totale comprensibile.
Con piccoli o grandi passi, ma sempre con grande ambizione, Satoshi Kon continua a confezionare e distribuire sogni .

Para
Voto Para: 3/4