"Sicko": Dio benedica l'Italia.

SiCKOParlare di un film documentario è piuttosto difficile perché si è di fronte a documenti (o presunti tali) e non a ricostruzioni (o non presunte tali). Non si deve valutare recitazione, scenografia, luci, ecc, perché non è quello che importa. Ciò che importa è se l’informazione veicolata è stata recepita efficacemente e piacevolmente. Michael Moore è molto bravo a trasmettere in maniera piacevole la sua idea e se vogliamo anche efficacemente. E’ infatti un “ottimo” giornalista/documentarista perché non ci mostra tutta la verità, ma quella che considera utile per il suo scopo (che è anche, ovviamente, vendere un prodotto cinematografico). Noi tutti consideriamo bravo Michael Moore perché i suoi film scorrono veloci e ci danno un lodevole spunto di riflessione, che non deve fermarsi alla sola visione del film, ma che deve invogliare all’approfondimento. Perché ricordatevi che ogni cosa che ci viene mostrata, e non solo da Michael Moore, è frutto di un processo di revisione critica, e in questo caso (come in tutti i film di Moore) quello che vediamo è, nel male e nel bene, solo la punta dell’iceberg.
Dopo questa piccola, ma a mio avviso necessaria, premessa posso parlarvi della pellicola.
Dopo armi e terroristi Michele Muro si getta in un altro male statunitense: l’assistenza sanitaria. Per chi non lo sapesse già, negli USA l’assistenza sanitaria è privatizzata e i costi incredibili delle prestazioni mediche costringono le persone a stipulare assicurazioni sanitarie che coprano tali spese. Il problema è che queste compagnie assicurative, in quanto aziende private, mirano principalmente a massimizzare i propri redditi, negando con mille gabole le spese sanitarie dei propri clienti. La lista delle malattie che queste assicurazioni non coprono è elevatissima, e per le poche rimanenti si riesce a trovare sempre la “scusa” per lasciare solo il cliente, il quale può decidere di sborsare centinaia di migliaia di dollari a suo carico oppure, nella maggior parte dei casi, attendere la morte. Tutto questo sistema, che appare malsano già per chi ha un’assicurazione, risulta l’incubo di tutti i poveri, che non sono pochi. E per i farmaci siamo più o meno nella stessa situazione (una donna paga 120 dollari un farmaco che a Cuba viene venduto a 5 centesimi).
Mentre ci mostra la situazione statunitense, con “intrighi” politici ed esempi toccanti, Moore esamina la situazione di alcuni paesi dove la sanità è pubblica: Canada, Gran Bretagna, Francia e Cuba. Ci mostra, ovviamente, il lato migliore di ogni stato, per accentuare il contrasto con gli USA. Non ci dice infatti (e ve lo dico io) che in Canada ed Gran Bretagna le liste di attesa per le operazioni sono comunque elevate (e come da noi ci sono cliniche private per chi ha urgenza) , che in Francia (primo posto nella classifica di migliore assistenza sanitaria del mondo, l’Italia è al secondo posto) la spesa sanitaria è per lo stato elevatissima (è in corso una revisione legislativa per abbassarne i costi, e il modello preso ad esempio è quello italiano) e che a Cuba, l’assistenza sanitaria per stranieri (Michael Moore ci porta degli americani a farsi curare) è comunque a pagamento e che le strutture sanitarie davvero efficienti come quella che ci viene mostrata nel film si contano sulle dita di una mano. Sono comunque particolari volutamente omessi per accentuare il divario già comunque elevatissimo tra un sistema sanitario privato pessimo (in quanto tale) e un sistema sanitario pubblico,  che pur con ovvi e ridotti difetti garantisce a tutti l’assistenza medica.
Sicko” è in ogni caso il solito bel film di Michael Moore, realizzato egregiamente, con i giusti cambi di argomento incastrati alla perfezione, in modo da mantenere il ritmo del film sempre alto, così da veicolare questa benedetta informazione senza farlo minimamente pesare allo spettatore, di qualsiasi tipo esso sia. Michael Moore è un grande cineasta che forse scende a compromessi con la verità, ma che ha il merito di riuscire a veicolarne almeno una parte ad una platea amplissima.
Unica nota dolente? Il richiamo alla strage dell’11 settembre è sempre troppo presente, e l’utilizzo di tale avvenimento a volte sembra mera strumentalizzazione.
Comunque sia il documentario è e rimarrà sempre un ottimo modo di fare informazione, informazione nel senso di elemento che porti alla conoscenza di qualcosa, ma di qualcosa di vero.
<<Non voglio dimostrare nulla, voglio mostrare>> Federico Fellini
Para
Voto Para: 3/4
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