Chéri: la nuova "relazione pericolosa" di Stephen Frears

E’ un film che parte forte Chéri di Stephen Frears. In pochi minuti, all’interno di bellissimi titoli di testa, una voce narrante riassume velocemente la "carriera" delle "cortigiane" della belle epoque.
In altrettanti pochi minuti il film ci mostra subito la nascita della relazione fra l’affascinante cinquantenne Lea e il giovane Chéri che durerà sei anni… e forse più.
Questa partenza, a livello di sceneggiatura, è forse anche troppo rapida e non arriva ad amalgamarsi adeguatamente con momenti di maggiore lentezza che sopraggiungono nella seconda parte.
Lo sceneggiatore di questo film non è Peter Morgan (uno dei più grandi della categoria) che aveva collaborato con Frears per il perfetto The Queen; al suo posto c’è Christopher Hampton che non possiede il ritmo straordinario di Morgan (sua è anche la sceneggiatura di Frost/Nixon) e purtroppo si vede proprio in questa disparità eccessiva fra brusche accelerazioni ed eccessivi rallentamenti.
Nonostante questo Chéri è un film più che godibile per aprire questa nuova stagione cinematografica: questo grazie in particolare alla regia di Stephen Frears, sempre sapiente su come muovere la macchina da presa e su come gestire al meglio i "tempi filmici".
Inoltre, come in quasi tutte le opere di Frears (che per chi scrive è il più grande "regista di attori" vivente), il cast è in formissima e straordinario. Rupert Friend è decisamente sopra ogni più rosea aspettativa; Michelle Pfeiffer, splendida e magnetica, è ancora una volta perfetta; Kathy Bates è addirittura fenomenale in un ruolo che sembra davvero scritto apposta per lei e per le sue indimenticabili espressioni e movenze.
Da vedere per tornare finalmente a respirare un po’ di sano cinema dopo questa (cinematograficamente parlando) pessima estate.

Chimy

Voto Chimy: 2,5/4

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