"Suspiria": la prima madre, Mater Sospiriorum.

C’è nulla di più inquietante di un sospiro nella notte? Un sospiro che senti provenire da lontano, ma che sai essere vicino. Un sospiro che si fa musica, con una melodia sospirata che nasconde un raro potere ipnotico, scandita dal colpo di una grancassa, via via più frequente. Una musica che è l’ingrediente segreto di una ricetta portentosa, fatta di scenografie espressioniste, di un’illuminazione curata con la maniacale sapienza di un cromo terapista (o cromo terrorista) e di una regia che dosa con arguzia il vedo e il non vedo.
Suzy Banner è un’aspirante ballerina che sceglie di approfondire i suoi studi nella prestigiosa scuola di ballo di Friburgo. Ma la notte del suo arrivo una tempesta l’accoglie, e non c’è la quiete prima, perché non c’è mai quiete per chi è ospite della Mater Suspiriorum, la prima delle tre madri.
Dario Argento realizza una perla di stile, che non farà paura, ma che regala allo spettatore la “giusta” atmosfera, quell’atmosfera che dovrebbe sovrastare in ogni film horror. Per fare questo il regista sembra ispirarsi al cinema espressionista tedesco. La figura umana perde così il suo carattere di supremazia, e l’incisività espressiva è affidata ad ogni elemento della messa in scena. Scenografie che recitano, fondendosi con i movimenti degli attori. Non solo, quindi, una scenografia “vivente”, ma anche l’attore elemento scenografico. La scenografia, formata dunque da ogni codice espressivo,  è così concepita per esprimere lo stesso stato spirituale che guida la mentalità del personaggio attore. Nella composizione eccezionalmente curata di molte inquadrature di “Suspiria” (così come di molte inquadrature del cinema espressionista) troviamo quindi set dal grande impatto visivo, illuminati con soluzioni che operano da “evidenziatore emotivo”, diventando parte fondamentale della costruzione dell’atmosfera.
Ma c’è un grande e rilevante elemento che completa il confezionamento di un’atmosfera: la musica. I “Goblins” compongono, in collaborazione con il regista, una colonna sonora concreta, che diventa indispensabile, non mero accompagnamento, ma oggetto di attesa da parte dello spettatore.
Ed è proprio quando l’atmosfera è ricreata alla perfezione che ci troviamo ad assistere a scene di assoluto valore, una su tutte quella in cui Daniel, il pianista non vedente, viene ucciso. Insieme a lui, in mezzo alla grande piazza, aspettiamo che succeda qualcosa, che qualcuno dall’alto, da destra, o da sinistra, lo colpisca. Ma il male, si sa, colpisce sempre dove non te lo aspetti.
La visione di "Suspiria" si fa così una continua attesa, in cui aspettiamo che il buzuki (mandolino greco) dei “Goblins” cominci ad incalzare, che quella voce sospirata cominci a canticchiare, che la grancassa cominci ad ipnotizzare, potendoci così far godere dell’atmosfera che cerchiamo, e vogliamo, per tutta la visione. Ma questi momenti sono, purtroppo, molti meno di quelli che vorremmo.
Para
Voto Para: 3/4

Voto Chimy: 3/4