Mostra di Venezia 2008: primo resoconto

Eccoci qua con le prime mini-mini rece da Venezia. Scusate i possibili errori grammaticali e la superficialità, ma postiamo in condizioni molto frettolose e un pò disagiate :). Perdonateci…

Burn After Reading dei fratelli Coen:

Chimy: ll film di apertura dei festival solitamente non è quasi mai un’opera memorabile. Anche quest’anno questa "particolare tradizione" viene seguita.
"Burn After Reading" è comunque un film divertente e ben girato; anche se rimane molto poco "pregno" di contenuti importanti.
Un’opera composta da alti e bassi, in cui nella sfida recitativa fra i divi George Clooney e Brad Pitt è il bravissimo John Malkovich ad avere la meglio.

Para: non visto non per scelta ma per una serie di scherzi del destino. Ci fidiamo di Chimy.

Jerichow di Christian Petzold

Chimy: Il primo film del concorso ci ha fatto molto preoccupare. Una storia vista e rivista (donna che tradisce il marito con un’amante) che sembra essere soprattutto inutile. Pessimo.

Para: inutile è l’unica parola con cui definere il film. Non fastidioso o irritante, semplicemente inutile. Il concorso parte male. Ma confidiamo in meglio.

Shirin di Abbas Kiarostami

Chimy: Il film più bello e importante di questo primo resoconto che, semmai uscisse in sala, è assolutamente da non perdere.
Un’opera estrema, sperimentale, girata in unica sequenza in una sala cinematografica. Kiarostami ci mostra per 1h30m i volti delle donne iraniane che assistono alla proiezione. Noi possiamo soltanto sentire il film che hanno davanti agli occhi; ma proprio grazie a questi riusciamo anche a vederlo.
Tutte le donne che guardano il film si ritrovano nella protagonista Shirin, vittima delle oppressioni tipiche dei paesi del medio-oriente. La domanda giusta da porsi in quest’opera metacinematografica è: ma quale dei due è il film nel film?
Coraggiosissimo Kiarostami che impone al film (elemento importantissimo) la sua tipica firma: una grande idea di base, geniale, che si sviluppa per tutta la durata dell’opera.

Para: interessante, bello, sperimentale, ecc ecc ma è pur sempre una serie di primi piani per un’ora e mezza, e nemmeno tuti belli, i primi piani. Soporifero.

Achille e la tartaruga di Takeshi Kitano

Chimy: Si temeva che Kitano potesse rifare una boiata pari a quella dell’anno scorso, ma per fortuna il pericolo è stato scongiurato.
Non è ancora un film perfetto però.
La trama si basa sulla vita di un pittore che, fin da bambino, cerca in tutti i modi di far apprezzare la sua arte.
La prima parte è troppo noiosa e patetica. Il film si alza nell’ultima parte quando entra in scena Kitano e, insieme a lui, una riflessione interessante sull’arte di oggi.
Da vedere per i fan del Kitano che fu.

Para: un Kitano piacevole, in cui la sua idea di "suicidio artistico", oltre che concludersi dopo tre film, lascia buoni spunti di riflessione sull’arte in generale e sull’ossessione che molti uomini (artisti) hanno verso di essa. La prima parte è sì patetica, ma comunque godibile, anche se troppo lunga rispetto alle altre due. Nell’ultima, inoltre, Kitano regala delle gag piuttosto divertenti. Per di più un paio di sequenze sono davvero ben fatte.

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Mostra di Venezia-giorno 1: molta mediocrità (e un brutto film) a inizio rassegna…

La sessantaquatresima edizione della Mostra del Cinema di Venezia si è aperta sottotono con una prima giornata che non ci ha regalato nessun film di particolare rilievo.

Iniziamo con "Espiazione", film d’apertura del concorso: opera superiore rispetto alla pochezza che mi aspettavo.
Il film di Joe Wright vive una prima parte decisamente buona: il regista riesce a ricreare perfettamente l’ambiente alto-borghese del pre-seconda guerra mondiale in Inghilterra. Grazie alle atmosfere e alla bella fotografia il film riesce a rendere molto bene (nell’inizio) il romanzo di Ian McEwan, riuscendo, a mio parere, a superarlo, anche grazie alle buone interpretazioni di Keyra Knightley e della giovanissima Saoirse Ronan.
Nella seconda parte, invece, i problemi sono evidenti: le scene di guerra sono troppe e troppo lunghe e spezzano eccessivamente con l’atmosfera creata ad inizio film. La struttura stessa di "Espiazione" man mano che passano i minuti perde sempre più fascino, arrivando a diventare un classico melodrammone commerciale. Nel complesso, comunque, resta un film discreto, superiore a quanto mi aspettassi. Peccato davvero per quella seconda parte che rovina, in parte, le buonissime cose fatte vedere nella prima.

Successivamente vorrei parlarvi di un interessante e terrificante horror spagnolo:"Rec" della sezione Fuori Concorso-Mezzanotte.
Il film della coppia Jaume Balaguero/Paco Plaza, riesce davvero a spaventare moltissimo (per gli amanti del genere se mai dovesse uscire in Italia fate un salto al cinema) grazie ad una regia molto innovativa e particolare. L’azione è ripresa, infatti, alla maniera di un reportage tv (con un cameraman che dovrà fare davvero i salti mortali…), che ci documenta cosa può succedere mentre la "città sta dormendo".
"Rec" ha però un grosso handicap nella trama abbastanza banale e molto telefonata; resta però il grosso merito della coppia di essere riusciti a fare un "horror di buona regia" in un momento in cui questo genere sembra sempre più standardizzato a livello di riprese e fotografia…

Però, la nota veramente dolente di questo (non esaltante) primo giorno è "Kantoku Banzai-Glory to the Filmaker" di Takeshi Kitano, fuori concorso.
Il film è diviso in tanti mini-episodi che mostrano un Kitano in crisi che non sa più che tipo di film fare e che prova, allora, a destreggiarsi con diversi generi in cerca di un nuovo successo.
L’unico merito di quest’opera, che definire poco-riuscita è un eufemismo, è l’autoironia del regista giapponese che prende in giro un certo cinema e si prende in giro per tutta la durata del film. Ad es. nel finale c’è Kitano che va da un dottore, il quale gli dice che il suo cervello è a pezzi (anche il regista lo sa e ci gioca, ma purtroppo non basta a farne un’opera interessante).
Molte, troppe, le scene imbarazzanti che vorrebbero far ridere, ma che invece fanno soltanto mettere le mani nei capelli ad una sala intera.
Pochissimi applausi alla proiezione ufficiale con il regista presente per un Kitano autoironico, ma poverissimo di idee.

Saluti, a domani

Chimy