Torino Film Festival 2009 secondo resoconto

La bocca del lupo di Pietro Marcello

Per la prima volta nella storia del Torino Film Festival, il vincitore è un film italiano: una "responsabilità" che è toccata a "La bocca del lupo" di Pietro Marcello.
A metà fra documentario e finzione, fra favola e realtà, il giovane regista italiano racconta la storia d’amore fra Enzo, sessantenne appena uscito di prigione, e il transessuale Mary, sua compagna di una vita intera.
Anche se in alcuni momenti appare eccessivamente "costruita", la relazione fra i due è trattata dal regista con garbo e delicatezza.
Facendo tornare alla mente celebri versi di De André, Marcello li segue nei vicoli poveri del porto di Genova dove gli esseri umani <<se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo>>.

Voto: 2,5/4

Neil Young Trunk Show di Jonathan Demme

Secondo documentario (dopo "Heart of Gold") di Jonathan Demme su Neil Young, questo "Trunk Show" è un omaggio di un regista a un suo grande amico e idolo musicale assoluto.
Un’ora e mezza dove Young è costantemente sul palco, al centro della scena, nel corso di vari concerti.
Visto che non uscirà nelle sale, chi è fan del cantautore non si dimentichi di ordinare, appena possibile, il dvd.

Voto: 2,5/4

Pontypool di Bruce McDonald

Pensavamo che Bruce McDonald avesse dato il peggio di sè due anni fa, con "The Tracey Fragments", ma invece no: il regista canadese è tornato ed è riuscito a superarsi.
In "Pontypool", sembra una giornata come un’altra per lo speaker radiofonico Grant Mazzy quando riceve la notizia che gli abitanti della vicina cittadina di Pontypool sembrano vittime di una follia collettiva che li porta a uccidersi l’uno contro l’altro...
Da quando si spiega la causa (assurda come mai) della diffusione di questo morbo, il film procede totalmente fuori controllo. Fino (e oltre) ai titoli di coda.

Voto: 1,5/4

 
Guy and Madeleine on a Park Bench di Damien Chazelle

Piacevolissima opera prima del giovane Damien Chazelle (classe 1985!), "Guy and Madeleine on a Park Bench" è un film che fa della spontaneità e dell’improvvisazione i suoi principali motivi d’interesse.
Ricorda molto il primo Cassavetes grazie a un bianco e nero sgranato e a un montaggio che segue ritmi tipicamente musicali.

Voto: 2,5/4

The Shock Doctrine di Matt Whitecross e Michael Winterbottom

Forse la vera, grande, sorpresa del Festival, "The Shock Doctrine" si situa immediatamente sotto "Tetro" fra le visione torinesi più importanti.
"The Shock Doctrine" prende spunto dal libro omonimo della giornalista canadese Naomi Klein scritto nel 2007, in cui vengono illustrate le teorie di Milton Friedman, Nobel per l’economia nel 1976, dalle quali nascerebbe quella "dottrina dello shock" che è il soggetto stesso della pellicola.
Friedman è stato definito l’anti-Keynes per il suo rifiuto nei confronti di qualsiasi intervento dello Stato nell’economia nazionale, a favore invece di un libero mercato assoluto e di una riforma di privatizzazione su (praticamente) ogni settore della società.
Secondo la Klein la teoria Friedman ha generato abusi di potere (e dittature) al posto di democrazie e l’applicazione del pensiero dell’economista fu possibile in vari stati e governi a seguito di shock nazionali, dovuti a guerre o colpi di stato.
Winterbottom si sofferma sul Cile e sulla dittatura di Pinochet, per poi passare all’Argentina di Videla e alla politica della Thatcher nel Regno Unito, fino ad arrivare alla disgregazione dell’Unione Sovietica e al post-11 settembre con le invasioni americane in Iraq e Afghanistan.
Il film denuncia, infine, tramite la voce stessa di Naomi Klein durante una conferenza all’Università di Chicago, come le teorie iniziate da Friedman siano alla base dei recenti effetti del capitalismo e dell’attuale crisi economica globale.

Un film shock che ci auguriamo riesca a trovare posto, presto, nelle nostre sale.

Voto: 3/4

Chimy

Torino Film Festival 2009 primo resoconto

Ottima edizione quella 2009 del Torino Film Festival, che ha già regalato un ampio numero di pellicole interessantissime; anche se vista la quantità enorme di film è davvero difficile stare dietro a tutto.

In questo primo resoconto i film più attesi presentati a Torino, mentre nel secondo (che metteremo domenica pomeriggio) si parlerà degli altri lavori meritevoli d’interesse:

Nowhere Boy di Sam Taylor Wood

Film d’apertura del TFF incentrato sull’adolescenza di John Lennon e diretto da un’esordiente, "Nowhere Boy" è un lavoro discreto e, forse, superiore a quanto ci si poteva aspettare.
Se nelle parti narrative più tradizionali si rischia a volte di sfiorare il patetico, molto riuscite sono le sequenze onirico-sperimentali dei sogni e dei ricordi del giovane Lennon, dove la regista dimostra di essere stata un’ottima artista visuale negli anni ’90.
Buono il cast, in cui svetta una grande Kristin Scott Thomas nella parte della zia del protagonista.

Voto: 2,5/4

Le refuge di François Ozon

Ottimo lavoro di Ozon che torna a trattare una delle tematiche che più ha sviluppato nel corso della sua carriera: l’elaborazione del lutto. Se in "Sotto la sabbia" a perdere il marito c’era Charlotte Rampling, ora in "Le refuge" c’è un’altrettanto brava Isabelle Carré.
Il film si apre con Mousse e Louis, giovane coppia parigina, che conducono una vita segnata dalla dipendenza dalle droghe.
Una mattina, entrambi privi di sensi, vengono ricoverati in ospedale: Louis muore per overdose, mentre Mousse riesce a sopravvivere e scopre allo stesso tempo di essere incinta.
In quel momento la ragazza capirà che il suo uomo continuerà a vivere con lei. Nel suo grembo materno.
Film toccante ed elegante.

Voto: 3/4


Police, Adjective di Corneliu Porumboiu

Secondo film del regista di "A est di Bucarest", "Police, Adjective" mostra nei primi 10-15 minuti quale sarà l’interessa essenza narrativa del film: un poliziotto che si rifiuta di obbedire agli ordini dei suoi superiori che vogliono vederlo arrestare un giovane ragazzo, che si pensa essere uno spacciatore.
Il resto del film è un’estenuante ripetizione di questo concetto, sviluppato tramite delle riprese lunghe che non riescono a portare a niente, a parte la noia.

Voto: 1,5/4

Fantastic Mr.Fox di Wes Anderson

Riuscitissimo incontro fra Wes Anderson e l’animazione (in stop motion), "Fantastic Mr.Fox" è un’opera intelligente e divertentissima.
Si sente in ogni scena la presenza del regista de "I Tenenbaum" a tirare i fili (fatto straordinario se si pensa al passaggio dal "live action" all’animazione), e volpi, tassi e opossum hanno le caratteristiche e le psicologie dei personaggi dei precedenti suoi film.
Davvero un peccato che in Italia (sembra) arriverà soltanto in aprile.

Voto: 3/4

Kinatay di Brillante Mendoza

Film premiato all’ultimo Festival di Cannes con il premio alla migliore regia. Attendiamo motivazioni…
"Kinatay"
racconta ventiquattr’ore nella vita di Peping, studente di vent’anni che vediamo (durante il giorno) sposarsi con una ragazza ancor più giovane di lui che gli ha però già dato un figlio, ma che per guadagnare dei soldi facili per la sua nuova famiglia va ad accettare un lavoro (durante la notte) ben pagato, senza sapere quello a cui andrà incontro.
La regia di Mendoza è ripetitiva e totalmente autocompiaciuta.
Nemmeno le scene di violenza estrema della seconda parte riusciranno a ravvivare uno spettatore che faticherà enormemente a rimanere concentrato dopo un interminabile viaggio in automobile, mentre Peping e altri uomini stanno trasportando una prostituta appena rapita presso una casa isolata.
Qui verrà prima torturata, poi uccisa e, infine, tagliata a pezzetti: tutto questo mentre la regia di Mendoza prosegue il suo lentissimo corso.
Peccato perché per il tema (e la sua importanza social) poteva diventare davvero un film importante, rovinato proprio da quella regia che Cannes ha voluto premiare.

Voto: 2/4

Tetro di Francis Ford Coppola

In assoluto il miglior film del festival, è (dopo "Un’altra giovinezza, rispetto alla quale è ancor più riuscito) una nuova opera personalissima, sperimentale e coraggiosa del grande Francis Ford Coppola che, arrivato a settant’anni, continua a portare il cinema verso il futuro.
Profondo nel tratteggiare i rapporti famigliari dei protagonisti, in cui spicca un immenso Vincent Gallo nella parte di Tetro, il film è anche una riflessione cinematografica sulla luce, sul colore e (prestateci attenzione quando lo vedrete) sul sonoro.
Da venerdì sarà in sala e quindi è giusto non aggiungere altro.
Per chi l’ha visto a Torino c’è stata la soddisfazione di poter andare a vedere "Tetro" e non "Segreti di famiglia", titolo che avrà nelle nostre sale.

Voto: 3/4


Chimy

Torino Film Festival 2009: come al solito, tanta, tantissima carne sul fuoco.

Anche quest’anno CINEROOM vi delizierà con i consueti mini resoconti sulle visioni al Torino Film Festival, che si conferma nuovamente come uno dei festival dal programma più ampio e vario.
In attesa dei primi resoconti del Chimy (il Para non riuscirà a seguire interamente il festival) vi lasciamo con i due illustri premiati alla carriera di quest’anno: Mr. Francis Ford Coppola e il Sig. Kusturica.