"Tu devi essere il lupo": il solito film italiano? No.

Tu devi essere il lupo” è l’esordio alla regia di Vittorio Moroni, regista del, a mio avviso bellissimo, “Le ferie di Licu”.
Il sistema di auto distribuzione (vedi recensione di “Le ferie di Licu”) usato anche per il successivo film nasce da qui, da questa delicata pellicola che probabilmente si è radicata (senza delicatezza) nella carne di chi ha contribuito a girarla, tanto da costringere loro a fare di tutto per proiettarla davanti ad un pubblico, si spera, intelligente.
“Tu devi essere il lupo” è il solito film italiano, ma anche no. O meglio, la storia è quella del solito film italiano: padre rimane solo con figlia, la figlia non è geneticamente sua, la madre torna pentita dopo averli abbandonati, ecc.
Però questa pellicola non è il solito film italiano per una serie di motivi: non c’è patetismo, non c’è melodramma, ma c’è delicatezza e c’è veridicità. C’è una cornice interessante, che è un teatrino di marionette, che raccontano la fiaba della farfalla che incontra il lupo. Gli altri animali le hanno detto di scappare se avesse incontrato il lupo, ma il lupo può portare al di la del bosco, dove si <<può vedere l’altro lato della notte, dove il dolore e la bellezza hanno lo stesso colore, e tutto è quiete, oblio e sterminati ciliegi in fiore>>.
Valentina, la madre che è scappata, fa la marionettista a Lisbona, racconta a dei bambini una storia senza morale apparente, muove i fili senza uno scopo, se non raccontare una storia. La storia non è importante, è importante come viene raccontata. E il cinema, infatti, non è solo una storia, ma è il raccontare una storia. Nel cinema la storia è spesso inutile, ininfluente, e chi valuta un film solo per la storia commette un tremendo e stupido errore.
“Tu devi essere il lupo” è una solita storia raccontata in un modo non solito. E per “non solito” non intendo sorprendente od originale, ma “vero” e senza filtri.
Il film ha però un solo problema, ma è in fondo trascurabile: un livello recitativo scarso, soprattutto da parte degli attori, e attrici, che interpretano i personaggi adolescenti. Ignazio Oliva, che interpreta il padre, e Valentina Carnelutti, che interpreta la madre, sono gli unici che si salvano.
In totale per me Vittorio Moroni è una speranza. E’ la dimostrazione vivente di come un italiano possa fare un film italiano che non sia solo il solito film italiano. E infatti per distribuirlo ha dovuto faticare come un dannato.
Però l’ha distribuito, e questo in fondo è quello che conta.

Para
Voto Para: 3/4