Nelle sale il piccolo miracolo di Aki Kaurismäki sfida le grandi produzioni a stelle e strisce

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

Cinema europeo d'autore o blockbuster hollywoodiani? Questo è il dilemma del pubblico italiano per l'ultimo weekend di novembre, che vede tra le nuove uscite due categorie di pellicole ben diverse tra loro.
Nel primo gruppo troviamo l'ultima fatica del finlandese Aki Kaurismäki, «Miracolo a Le Havre», sicuramente il titolo "di maggiore qualità" tra gli arrivi in sala.

Presentato con successo all'ultimo Festival di Cannes, il film ha per protagonista il lustrascarpe Marcel Marx, ex scrittore e bohémien parigino, trasferitosi da qualche tempo nella città portuale di Le Havre. La sua vita, piatta e ripetitiva, verrà sconvolta da due eventi simultanei: la scoperta della grave malattia della moglie Arletty e l'incontro con Idrissa, un ragazzino immigrato clandestinamente dall'Africa, che Marcel cercherà in tutti i modi di aiutare e proteggere.
Dopo l'insipido «Le luci della sera» (2006), Kaurismäki punta a colpire e commuovere un pubblico più ampio con una storia semplice ma dalla portata universale.

Attraverso una messa in scena estremamente ordinata nella sua staticità, «Miracolo a Le Havre» riesce a sviluppare una buona riflessione sulla crisi morale (più che su quella economica) europea in merito alla questione irrisolta dei profughi: il messaggio del regista, favolistico con toni alla Frank Capra, si distacca da quello della stragrande maggioranza delle pellicole contemporanee, solitamente pessimiste nel trattare tali argomenti.
All'interno di un cast efficace, da segnalare un curioso cameo di Jean-Pierre Léaud, l'attore feticcio del cinema di François Truffaut, nei panni di un informatore.

Per chi amasse i blockbuster il titolo di maggior richiamo del weekend è invece «Real Steel» di Shawn Levy con protagonista Hugh Jackman.
Tratto da un racconto breve di Richard Matheson, «Real Steel» parla di un futuro prossimo dove la boxe è combattuta unicamente da robot manovrati da esseri umani: tra questi vi è Charlie Kenton, un ex-pugile caduto in disgrazia, che ritroverà il desiderio di combattere attraverso il talento di un suo discepolo metallico.
Seppur questo curioso soggetto dia al film una ventata d'originalità iniziale, il gioco si spegne presto facendo diventare questa pellicola, onesta ma troppo spesso retorica, sempre più scontata col passare dei minuti.

Gli orfani della serie televisiva «Lost» potranno apprezzare la presenza di Evangeline Lilly, attrice ormai pronta a percorrere una carriera di successo anche sul grande schermo.
Di matrice hollywoodiana è anche «Tower Heist», la nuova commedia di Brett Ratner dopo il successo ottenuto con la trilogia di «Rush Hour».
In questo caso la vicenda, ambientata ai giorni nostri, vede protagonisti un gruppo di addetti alla manutenzione di un grattacielo di lusso, defraudati delle loro future pensioni da un ricco magnate di Wall Street. Per vendicarsi cercheranno di rendergli pan per focaccia.

Come di consueto, Ratner si limita a mettere piattamente in scena il lavoro dei tanti sceneggiatori che hanno scritto il suo film. I possibili riferimenti all'attuale crisi economica sono poco approfonditi e quel che ne rimane è una commediola superficiale e poco divertente.
Negative anche le performance dei protagonisti: dagli svogliati Ben Stiller ed Eddy Murphy a uno scialbo Casey Affleck, solitamente ben più oculato nelle sue scelte professionali.

 

Chimy

Voto Miracolo a Le Havre: 3/4

Voto Real Steel: 2/4

Voto Tower Heist: 1,5/4

 

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