"Fearless": Huo Yuanjia sarebbe contento dell'uso del digitale nei film di arti marziali?

fearlessFearless” narra la storia di Huo Yuanjia, ovviamente e ampiamente romanzata. Quest’uomo è importante per essere stato il primo ad esportare nel mondo la sua palestra di Wushu (questo termine sta ad indicare “arte marziale”, non è uno stile preciso, ma un termine ampio e liberamente utilizzabile). La famiglia di Huo Yuanjia era esperta nello stile Mi Zhong Quan (stile del labirinto), ma il metodo di insegnamento era quello di trasmettere anche alcune movenze di alcuni altri stili di combattimento cinesi.
Il regista del film, Ronny Yu, noto solo per “Freddy Vs Jason”, ha affidato l’interpretazione del grande maestro Yuanjia a Jet Li, che si dimostra visibilmente a proprio agio nella parte di una figura di sicura importanza per la sua formazione atletica.
Il grande pregio di questo film è quello di rispettare in linea di massima le dinamiche stilistiche e narrative dei vecchi gunfu pian (film cinesi di arti marziali), senza però cadere in quelle trovate registiche che stonerebbero troppo in una produzione moderna. Da appassionato di questo genere ho apprezzato i pochi e sobri zoom in verso i visi degli attori, tecnica che nei film del passato veniva abusata a dismisura. Proprio restando su tale particolare (che io apprezzo ancora oggi rivedendo quelle vecchie produzioni) è indubbio che in un film del 2007, soprattutto per un pubblico a digiuno, avrebbe provocato uno “storci naso” generale.
A livello narrativo siamo di fronte alla maturazione spirituale di un uomo che passa dall’ostentazione più palese della propria superiorità tecnica al forte senso etico e morale che lo portano sulla via del rispetto della vita e dell’avversario. In più si aggiunge un forte spirito patriottico cinese nelle fasi iniziali e finali del film, dove il protagonista combatte contro un pugile, un esperto di lancia occidentale, uno schermidore e nel gran finale, ovviamente, un lottatore giapponese, andando a sottolineare l’eterna rivalità tra i due popoli.
Nota dolente del film, ma è soltanto un vezzo da purista e appassionato, è l’uso degli effetti speciali nei combattimenti. Non sono mai serviti nelle vecchie produzioni, in certi casi non servono nemmeno ora (Tony Ja su tutti) ed è dunque legittimo chiedersi perché. La risposta è semplice, allo spettatore occasionale del giorno d’oggi la cosa piace, perché rende più spettacolare e più sovraumano il combattimento. Ma ce n’è davvero bisogno? No, ovviamente. Sono sicuro che anche senza nemmeno un briciolo di digitale Jet Li avrebbe fatto comunque la sua porca figura.
Per il resto la realizzazione tecnica è di buoni livelli, buone scenografie e una fotografia molto buona.
In totale un film che cerca di accontentare tutti, che a volte strizza l’occhio allo spettatore ma che si lascia guardare piacevolmente e soprattutto pacificamente, perché la violenza genera violenza, e il vero nemico è solo il nostro lato oscuro.

Para
Voto Para: 3/4
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