Two Lovers: fra allegorie e lirismo si innalza il cinema di James Gray

Allegorie newyorkesi


In Two Lovers di James Gray vi sono delle interessanti allegorie.
L’allegoria è una figura retorica per la quale si affida a un contesto linguistico (scritto o orale) un senso allusivo diverso da quello che è il contenuto logico delle parole; oppure può essere anche il racconto di un’azione che dev’essere interpretata diversamente dal suo significato apparente.
Ad un livello di definizione successiva l’allegoria può anche essere vista più semplicemente come la figurazione plastica di un concetto astratto.
In Two Lovers le anime dei tre personaggi protagonisti sono riposte in oggetti simbolici: essenze astratte in forme plastiche-concrete.
Michelle (Gwyneth Paltrow) è un anello con un diamante: la bellezza e lo splendore uniti alla fragilità e all’effimero.
Sandra (Vinessa Shaw) è un guanto: sicurezza e protezione di un oggetto poco appariscente ma duraturo.
Leonard non è semplicemente un oggetto: il personaggio di un eccellente Joaquin Phoenix è un ponte dal quale buttarsi, una finestra dalla quale spiare, una pista da ballo dove può scatenarsi e ogni strada che va ad attraversare.
L’anima di Leonard non è statica, si muove costantemente all’interno di una città piena di contraddizioni e “incasinata” (proprio come lui): quella Grande Mela che, ancora oggi, è un luogo in cui si passa in pochi metri dalle luci ricche di Manhattan al buio impoverito del Bronx.
Una città che rimane indecisa, e divisa a metà, fra il bagliore accecante di un anello di diamanti e la ricerca della protezione di un guanto caldo.
Leonard è New York.


Spazi di visione


James Gray nella sua carriera non ha mai sbagliato un film.
Se le sue tre opere precedenti erano esplicitamente tre variazioni di un unico tema, Two Lovers è certamente qualcosa di diverso dove però il tocco di Gray rimane lo stesso.
Cambiano in parte i temi, cambia in parte il genere, ma in ogni sequenza si respira lo stile del regista de I padroni della notte.
Gray muove la sua cinepresa con rigore e costanza, non si prende pause, sembra mantenere un distacco dai personaggi proprio nei momenti in cui ce li fa sentire più vicini. Anche la regia diviene un luogo privilegiato di spazi, mai lasciati al caso, in cui si muovono i corpi attoriali.
Emblematica in questo senso è la scena/e sulla terrazza del palazzo dove si trovano Leonard e Michelle.
Assistiamo ad un’impostazione scenica simil-teatrale con i muri che sembrano sipari che cingono il dialogo dei due; alla staticità del teatro Gray però aggiunge la dinamicità del cinema.La cinepresa si muove, si sposta, cerca i personaggi che si muovono a loro volta. All’orizzontalità del panorama di New York visto dalla terrazza, Gray aggiunge dei bombardamenti verticali che spezzano la più semplice visione per approdare nuovamente ad una ricerca stilistica sull’immagine, sugli spazi statici e sul rapporto fra questi e i personaggi.




Sospensioni (in questo paragrafo ci sono spoiler sul finale)


Two Lovers, seppur convincente fin dall’inizio, sarà con il finale che arriverà ad elevarsi a opera cinematografica pregna di un lirismo stilistico che appartiene, e molto, alle corde del regista.
Dopo che Michelle gli dice che non partirà più con lui, Leonard cammina solitario verso il mare.  Durante questo tragitto Gray attua una sospensione Chioniana che non ci permette più di sentire le grida, le risate e i festeggiamenti (per il nuovo anno) dei luoghi ai quali Leonard passa accanto. Sentiamo unicamente la malinconia della musica che accompagna i suoi passi, le onde del mare e, infine, le lacrime.
Il soggetto di tale sospensione è la vita.
La gioia ritrovata da Leonard sembra svanita per sempre e l’infelicità sembra nuovamente riaffacciarsi all’angolo dell’esistenza.
Ma Leonard decide diversamente: raccoglie l’anello e il guanto e torna a casa dalla sua famiglia. Il diamante lo darà a Sandra, (auto?) convincendosi così che per quella ragazza che gli dava sicurezza potrà provare anche quella passione che aveva per Michelle.
Non tutto però è così semplice.
È giusto lasciare alle interpretazioni più svariate se questo sia un finale lieto o terribile. Sarà lo stesso Joaquin Phoenix, guardando in direzione del pubblico, ad invitarci a riflettere su quella scelta e su quanto abbiamo visto: una felicità (finalmente!) raggiunta o un suicidio (finalmente?) riuscito.

Chimy

Voto Chimy: 3,5/4

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