Halloween 2: la famiglia è per sempre

La recensione del Chimy è qui, su Paper Street. Si parla anche de L’incubo di Johann Fussli, qui di seguito in omaggio per voi.


La recensione del Para:

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Da sempre l’incubo ricopre una posizione di assoluta rilevanza nella narrazione fantastica, specie nell’ambito della cinematografia horror.

Rob Zombie incentra il suo Halloween 2, seconda fase del progetto di riproposizione dello storico Halloween carpenteriano, attorno al sogno e all’incubo. E procede percorrendo due strade parallele.

Per il serial killer Michael Myers tutto ha inizio da un sogno, per lui magnifico, della propria madre, vestita di bianco, che accompagna un cavallo bianco percorrere un corridoio, anch’esso bianco. Questo sogno, che spesso diventa una visione, spinge Micheal a muoversi alla ricerca della sorella, per riunire la famiglia.

Se Micheal è spinto da un sogno meraviglioso, Micheal è portatore, all’opposto, di incubi. Onirici per la sorella, inconsapevole di essere legata carnalmente al carnefice che le tortura l’animo (e che l’ha perseguitata nel precedente film), ma reali per tutte le vittime del killer.

Curioso come Micheal Myers rappresenti l’incubo in carne ed ossa che si presenta nel massimo della propria ira la notte di Halloween, notte di veglia per eccellenza. Così, se l’incubo non può compiersi, in quanto ancora svegli, è necessario che di questo se ne occupi direttamente Myers.

Così il film si apre con la spiegazione del sogno di Micheal, con il raccordo al precedente film, e continua con un incubo che noi spettatori crediamo far parte dell’azione lineare del film. Questo incubo rappresenta una routine per la protagonista, i cui incubi si faranno progressivamente più nitidi e visionari, come a coincidere con l’avvicinamento del fratello, fino a diventare visioni materiali. E la frammentarietà del sogno e dell’incubo, si unisce la frammentarietà del raccordo tra le sequenze, realizzato con frammenti in flash forward.

Così il sogno di Micheal, tinto di candido bianco, diventa l’innesco dell’incubo per le sue vittime. Un cavallo bianco, il simbolo, e la madre, la figura, dell’innocenza, diventano in realtà simbolo e figura dell’incubo, il cavallo nella mitologia, e la madre nella psiche del killer.

Però, purtroppo, Halloween 2, nonostante il discorso, interessante e complesso che lo contraddistingue, ha i suoi problemi. Omicidi e tensioni sono palesemente collanti di una sceneggiatura non solida, con cui, oltre che contraddistinguere la pellicola nel suo genere, fare in modo di raggiungere in novanta minuti il bel finale.

Halloween 2, quindi, è un film che fa il suo discreto lavoro, e che ha la fortuna di contenere, come ci ha abituato Rob Zombie, un discorso, anche teorico, che riguarda sia il genere horror che il film stesso.

Non un gran film, ma almeno non è vuoto.

Para
Voto Para: 2,5/4
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