"Trasformers": Bumblebee nell'originale era un Maggiolino ed oggi è una Camaro.

trasformersAndare a vedere questo “Trasformers” ha costretto il mio spirito critico (o presunto tale) a ritirarsi per lasciare spazio soltanto al marmocchio che c’è in me, il quale mi ha volutamente costretto ad andare al cinema per liberarsi un paio d’ore. E’ chiaro dunque che al cinema non ci sono andato per il nome del regista (Michael Bay non è il mio regista preferito, anzi, questo è il suo miglior film in assoluto) ma per i ricordi d’infanzia passati a guardare la serie animata dei Transformers , e passati a giocare coi relativi modellini. Per chi non lo sapesse la maggior parte delle produzioni animate televisive statunitensi hanno lo scopo di vendere più giocattoli. Trasformers era tra questi, io ci sono cascato e ne sono felice.
Il film narra l’arrivo sulla terra degli Autobots e dei Decepticons, le due fazioni di organismi non biologici originarie del pianeta Cybertron, andato distrutto dopo una violenta guerra tra le due. Megatron, il leader dei malvagi Decepticons è sulla terra da anni e il governo USA, dopo averlo trovato sotto i ghiacci polari grazie all’esploratore Witwicky, lo tiene in stand by. Il problema è che un cubo, l’All Spack, che è la fonte energetica dei Transformers, si trova sulla terra da milioni di anni e richiama a sé da tutta la galassia i vari Decepticons e Autobots. I primi grazie al potere del cubo vogliono conquistare la terra rendendo tutta la tecnologia terrestre trasformabile e al loro servizio, e gli altri vogliono impedire che il cubo cada nelle loro mani. A questo si aggiunge Sam Witwicky (Shia LaBeouf), nipote dell’esploratore, che si ritrova nel bel mezzo della situazione in quanto è in possesso, ovviamente a sua insaputa, della mappa che indica la posizione esatta dell’All Spack.
Quello che è veramente da plauso nel film è la realizzazione tecnica dei Transormers (chiaramente ispirati al “mecha design” di alcune serie animate giapponesi come “Gundam”, “Patlabor”, “Nadesico” ed “Evangelion”) e le sequenze d’azione. Lo confesso, nei combattimenti mi sono esaltato parecchio. Tra l’altro Optimus Prime, il leader degli Autobots è, esattamente come nella serie animata, il saggio dai valori morali retti e lodevoli che dispensa frasi fatte. Agli affezionati farà di sicuro piacere.
Quello che invece infastidisce e che sempre mi infastidirà è il dannato buonismo di fondo tipico delle mega produzioni hollywoodiane. L’efficientissimo esercito USA con marines valorosi che trovano sempre la soluzione e le armi adatte, l’ufficiale dell’esercito che combatte per salvare il mondo con a casa moglie e figlia che lo aspettano, ecc ecc. Mi avete capito dai, è la solita americanata. Però c’è del buono, Michael Bay ha infatti pensato di inserire alcuni aspetti grotteschi di discreta efficacia. “The Host” di Bong Joon-ho  ha perfettamente dimostrato come realizzare un film giocando sul contrasto tra una scena d’azione dal forte impatto emotivo ed un inserto grottesco dia un’ottima resa. Michael Bay chiaramente non ha utilizzato le dosi massicce di “The Host”, ma con la scelta di alcuni personaggi (tra cui spicca John Turturro), la caratterizzazione di Sam ed alcuni brevi momenti che spezzano la tensione è riuscito a variare un po’ la linea tipica dei disaster/monster/war movie statunitensi. In ogni caso nulla di eclatante ma comunque da segnalare positivamente.
In totale un film che scorre via veloce nelle sue due ore abbondanti grazie a delle grandissime scene d’azione, una trama tutto sommato narrata bene e soprattutto grazie al fatto che Michael Bay ha evitato l’insensibilità ridicola di “Pearl Harbour”, la ridicolezza insensibile di “Armageddon”, il ridicolo ed insensibile Willy Smith di “Bad Boy” e l’insensibile quanto ridicolo pastiche di “The Island”.
Un tre d’incoraggiamento per uno dei registi che meno apprezzo ma che per una volta si è fatto apprezzare.

Para
Voto Para: 3/4

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