Nelle sale l’inquietante «Dream House» perde il confronto con il divertente «La congiura della pietra nera»

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

 

L’estate al cinema è spesso sinonimo di recuperi eccellenti: se nelle scorse settimane hanno trovato il giusto spazio sul grande schermo titoli importanti come «The Way Back» di Peter Weir e «Take Shelter» di Jeff Nichols, in ritardo di quasi due anni rispetto alla loro uscita ufficiale, in questa prima settimana di agosto arriva nelle nostre sale «La congiura della pietra nera», pellicola presentata fuori concorso alla Mostra di Venezia 2010.

Diretta a quattro mani dal celebre John Woo, che in quell’edizione del festival lagunare venne onorato del Leone d’Oro alla carriera, e dal semi-sconosciuto Su Chao-Bin, «La congiura della pietra nera» è un dramma storico, ambientato nella Cina del 428 d.C., con protagonista Michelle Yeoh.

L’attrice malese (nota per i suoi ruoli ne «La tigre e il dragone» di Ang Lee e in «Memorie di una geisha» di Rob Marshall) interpreta qui una celebre spadaccina che decide di cambiare volto e nome per sfuggire a una taglia messa sulla sua testa da una banda di assassini. Nel momento in cui sembra essere riuscita nell’intento di dare un corso diverso alla sua vita, sposandosi con un uomo in apparenza semplice e tranquillo, il passato che pensava di aver allontanato per sempre tornerà a bussare alla sua porta.

Se il precedente «La battaglia dei tre regni», diretto da Woo nel 2009, risultava eccessivamente prolisso e serioso, con questa sua ultima fatica l’autore hongkonghese e il suo co-regista sviluppano un approccio più leggero e scanzonato, alternando ai tanti momenti epici, oltre che agli splendidi duelli coreografati come fossero dei balletti, situazioni divertenti e personaggi ai limiti del surreale. Il modello di riferimento sono i wuxiapian (il filone “cappa e spada” in salsa orientale) degli anni ’70 e ‘80, dai quali «La congiura della pietra nera» prende pregi (spettacolarità e ironia in primis) e difetti (una sceneggiatura con risvolti narrativi spesso fragili e poco credibili).

Niente di ricercato, ma una salutare boccata d’aria fresca  in un’estate dove i titoli degni di nota scarseggiano: un plauso quindi ai due registi, capaci di regalare agli spettatori quasi due ore di buon intrattenimento.

 

Visione decisamente meno coinvolgente è quella di «Dream House», horror psicologico diretto dall’irlandese Jim Sheridan con protagonisti Daniel Craig e Rachel Weisz.

Infarcita di scontati colpi di scena, la trama è incentrata attorno alla famiglia di Will Attenton, un editore di successo che decide di trasferirsi con moglie e due figlie in una splendida villa lontana dalla caotica New York City, dove erano vissuti fino ad allora. Presto però scopriranno che la loro nuova casa è stata teatro di un’orribile carneficina, le cui conseguenze non sembrano essersi ancora esaurite.

Incapace di avere una singola sequenza realmente degna di nota, il film altro non è che una galleria di clichés narrativi accompagnati da una regia stanca e priva di mordente.

Un peccato vedere la carriera di Jim Sheridan (regista che, negli anni ‘90, aveva diretto titoli importanti come «Nel nome del padre») aver preso negli ultimi tempi una tale china negativa, iniziata nel 2005 con «Get Rich or Die Tryin’», con protagonista il rapper 50 cent, e proseguita nel 2009 con il melenso «Brothers». Se questi due titoli risultarono dei netti flop, «Dream House» ha fatto ancora peggio, non essendo riuscito a incassare negli Stati Uniti nemmeno la metà dei costi di produzione e avendo ottenuto quasi unicamente critiche negative: non a caso Jim Sheridan, prima che il film esordisse nelle sale americane lo scorso settembre, dopo aver visionato il montaggio finale cercò in tutti i modi di far rimuovere il proprio nome dai crediti della pellicola.

 

Chimy

Voto La congiura della pietra nera: 2,5/4

Voto Dream House: 1/4

Annunci

Rebecca, la prima moglie: ci aspettavamo pochissimo come sapete… ebbene è stato peggio di quanto ci aspettassimo!!!

Dato che del film per la TV di Milani non c’erano locandine, pubblichiamo la foto del Genio che invita il regista e gli attori del nuovo "Rebecca" ad indossare al collo quel particolare indumento dopo l’ottimo lavoro svolto…
Vedere "Rebecca, la prima moglie" di Milani in due serate è stata una vera impresa, ma anche una particolare esperienza… che ci ha fatto ridere (ma credo non fosse l’intenzione del regista) e arrabbiare (forse non era neanche questa l’intenzione).
Dividiamo il nostro post in due parti: il riso e lo schifo. Nella prima parte pubblichiamo gli sms che ci siamo mandati noi due durante la prima serata nel corso della visione (vi giuriamo sul nostro onore che sono assolutamente veri, tanto che abbiamo deciso soltanto ieri di pubblicarli) sperando di farvi fare anche a voi due risate (chiedeteci pure nei commenti qualche riferimento se volete perchè alcuni, per chi non l’ha visto, sono impossibili da capire).. nella seconda qualche piccola impressione aggiuntiva sul film perchè va bene che fa ridere, ma fa anche veramente schifo….

IL RISO (il primo sms è partito dopo circa 20 minuti…)

Chimy: "Madonna santa…"

Para: "Mamma mia…ma l’inizio? Max…sono Rebecca, la tua prima moglie…non mi dimenticheraiiiiii maiiiiiiiii!!! … cazzo, menomale che fa più schifo del previsto! Bella! "

Chimy: "Ma il bacio tra loro due? Mi sto già leccando le dita per il flashback in bianco e nero sulla barca… Oltre ogni immaginazione!"

Para: "Ma i momenti cult qua si sprecano…attendo se c’è la parte che riguardano il filmato delle vacanze. Comunque qui è tutto pari pari al film, blasfemia pura!

Chimy: "E’ una serata memorabile. Ti rendi conto che la Capotondi sta giganteggiando su tutti! Che sia maledetto chi ha inventato il campo e controcampo… E le scelte musicali? Basta mi fermo… Sto impazzendo…"

Para:"Cazzo hai visto il flashback? Lo hai visto? Madonna la Capotondi, il telegatto è suo! Boni se lo deve meritare, vediamo meglio domani.:) … musiche da Oscar!"

Chimy:"L’ho visto sì! Ma ne voglio ancora…. Madonna la telefonata! Meno male che la Melato doveva alzare il livello.. Ha ha ha..gesù…che film.."

Para:"Anche la cuoca è un cult! La Melato è al top della sua carriera! No, ma credimi, in questo film tutto è al posto giusto nel momento giusto e nel modo giusto!"

Chimy: "Spero che sia l’ultimo messaggio che ti scrivo ma devo farlo: il flashback in ralenti bianco e nero con Rebecca con la pistola…!! Non ridevo così da Vogelfrei!!!"

Para:"Ahahahah! Vogelfrei! Madonna i flashback sono incredibili!!!Rebecca con la pistola! Ahahahah! Allora basta mex, ma io spero che continui così! Bella"

Chimy (ormai stremato alla fine della puntata): "Io mi sforzo di non scrivere più messaggi… Ma le hai viste le anticipazioni di domani? Vado a vomitare… che roba immonda!"

Para (distrutto da ciò che ha visto): "Aspetta di vedere il riassunto domani sera e poi siamo apposto! Che finale questa prima superpuntata.. No ma il quadro? senza parole..! Che emozioni!"


LO SCHIFO

“Rebecca, la prima moglie”: quando la spazzatura televisiva sporca anche il cinema

 

Per esprimere l’abominio di questa produzione si può partire da quelle che erano le considerazioni, precedenti la visione, di alcuni (pochi) nostri visitatori:

 

1)      Magari hanno preso spunto più dal romanzo che dal film di Hitchcock.

Risposta: No, tutto accade nello stesso ordine del film originale, ma tutto viene allungato per raddoppiarne la durata (occupando così due serate) e avviene una sostituzione che ha dell’incredibile: tutta la parte riguardante il processo a Max De Winter è omessa (figurati se a chi guarda la televisione interessa un processo) ed è sostituita con una scena imbarazzante e noiosa sulla scogliera, in cui il nesso logico e temporale con ciò che accade prima (o nello stesso istante?) è fantascientifico. La Capotondi si teletrasporta da Londra sulla scogliera e salva dal suicidio suo marito. Apparendogli alle spalle, nell’apoteosi della sua carriera di attrice, urla: <<Fermo! Cosa fai?!?>>.

 

2)      Milani è un buon regista, era aiuto regia di Moretti e Monicelli.

Risposta: A parte che “Piano, solo” è un film mediocre, ma se in quel caso Milani appariva almeno in grado di dirigere, qui si dimentica tutto e confeziona una fiction della serie ABC del piccolo regista in erba (doppio senso).

 

3)      Il cast è decente, soprattutto la Melato.

Risposta: La Melato è vergognosa, Boni è mono espressivo (in maniera imbarazzante) e la Capotondi, beh, lasciamo stare. Anche se a dirla tutta forse è quella che si salva, anche se il risultato è penoso almeno si è impegnata, poverina, la prossima volta le regaliamo un giochino.


Finalmente, dopo quasi un anno, Cineroom ha il suo primo 1! “Rebecca, la prima moglie”, abominevole fin dall’idea di partenza, si rivela abominevole anche sulla linea del traguardo. Evviva.

Para

Voto Para: 1/4

"Che Dio maledica chi ha inventato il campo e controcampo!"

Mi sono reso conto che molte frasi scritte negli sms non possono essere capite da chi non ha visto questa meraviglia (e questo è un modo per incitarvi a vederlo ^^).
La frase scritta nel titolo ha un significato preciso, relativo alla regia di Milani.
Praticamente per una conversazione di trenta secondi, Milani fa circa 25 campi-controcampi…. possibile? E’ quasi riuscito a battere il record di "Beautiful"… A parte gli scherzi è un procedimento che deriva dalla pessima televisione che lo usa constantemente… francamente è intollerabile che appena un personaggio debba aprire la bocca per parlare debba essere immediatamente inquadrato fino a quando non richiude la bocca e si passa all’altro conversatore.
Oltre ai limiti (sono in vena di eufemismi) detti dal Para e a quello che (giustamente) immaginate… il grandissimo problema, che è quello che mi ha fatto un pò meno ridere e più arrabbiare, è che tutti facciano il verso all’originale Hitchcockiano.
I costumi e le pettinature sono pari pari al capolavoro del 1940 al millimetro… era proprio necessario?
Così come gli attori (tutti pessimi) fanno il verso ai loro "colleghi" originali.
La Capotondi, che è la meno peggio e non scherzo, estremizza al massimo la timidezza e l’insicurezza di Joan Fontaine.
La Melato, ero pronto a giurare che avrebbe recitato meglio, sembra che alla fine di ogni ciak si vada a rivedere l’espressione facciale della mitica Judith Anderson, la governante originale.
Alessio Boni (hahahahaha) vi dico solo che ogni volta che lo vedrò in futuro non riuscirò a trattenermi dal ridere… non potrebbe essere difeso neanche da un parente stretto.
Insomma, abbiamo riso e va bene, ma è un film talmente ingenuo (e sono buono con i termini…W gli eufemismi!) da fare soprattutto compassione.

Chimy

Voto Chimy: 1/4