Gone Baby Gone: il sorprendente esordio registico di Ben Affleck

Quanto sono forti spesso i nostri pregiudizi; a volte sentiamo parlare di film di cui conosciamo soltanto gli attori o la base della trama e iniziamo già a maltrattarli pur non essendo andati a conoscerli da vicino.
E’ passato quasi un anno da quando avevo sentito che Ben Affleck avrebbe esordito alla regia; noi tutti eravamo già pronti a deridere questo suo primo film; fino a quando dall’America sono arrivate le prime recensioni positive che ci hanno fatto nascere il dubbio che forse non fosse così male come si poteva pensare.
Ebbene l’esordio alla regia di Ben Affleck, uno degli attori più incapaci dell’ultimo decennio cinematografico, è davvero un qualcosa di inatteso, un film sorprendente che una volta visto ti fa davvero pensare a quanto si era stati stupidi ad avere quei pregiudizi.
"Gone Baby Gone" è un film molto interessante per diversi motivi, in particolare due, che corrispondo alle due macro-parti (ma non pensate ad una differenza temporale) di quest’opera.
Innanzitutto questo è l’ennesimo schiaffo cinematografico (magari ne scriveremo un articolo alla fine della stagione primaverile) che danno al mondo, in questa stagione, gli Stati Uniti sul riuscire ad entrare nel cuore del proprio paese con estrema forza e lucidità.
Grazie anche alla struttura del romanzo di Dennis Lehane, autore da cui è stato tratto anche l’indimenticabile "Mystic River" Eastwoodiano, Ben Affleck riesce a scavare nello spirito della città di Boston, nei suoi quartieri più malfamati fino ad entrare nelle case dei suoi abitanti.
Un mondo di cui fa parte il protagonista della vicenda, Patrick Kenzie, un detective privato che viene chiamato per aiutare la polizia nel ritrovamento di una bambina scomparsa.
Patrick (interpretato da un convincente Casey Affleck) insieme alla sua ragazza Angie (Michelle Monaghan, un mobile inespressivo facente parte, credo, della scenografia) iniziano il loro lavoro penetrando proprio all’interno dell’America contemporanea: frequentano bar, locali di dubbia morale, spacciatori e altri splendidi ritratti della Boston-male, per cercare di scoprire quello che è successo in realtà.
Quando i fatti vengono allo scoperto (non posso rivelare di più), si giunge ad una splendida parte finale in cui "Gone Baby Gone" diventa una perfetta opera morale sul valore della fiducia e, ancor di più, della scelta.
L’azione finale di Patrick è sofferta, indecisa e rischiosa; ma noi, al suo posto, cosa avremmo fatto? Fino a dove bisogna tenere fede ai propri principi? Il dubbio, la scelta, di Patrick è anche il nostro.
Il personaggio di Casey Affleck essendo cresciuto in quel violento quartiere pensava di aver visto tutti i tipi di persone possibili; ma si sbagliava e se ne accorge incontrando, e conoscendo profondamente, i due "uomini della legge" della pellicola: un ottimo Morgan Freeman e un memorabile Ed Harris, alla sua più grande interpretazione di sempre, che si candida ad entrare nella classifica dei migliori attori dell’anno, subito dopo i protagonisti di quei filmetti usciti a febbraio.
Ciò che alla fine, però, più colpisce è il lavoro, magnificamente equilibrato, di Ben Affleck.
Il regista rallenta, lasciando spazio alla sceneggiatura nei momenti più adatti, e forza la mano soltanto nelle sequenze in cui ce n’è davvero bisogno. Nonostante sia la sua prima opera non esagera mai e fa mantenere un ottimo ritmo al film per tutta la sua durata.
Regia perfetta.
Forse coi pregiudizi è meglio finirla…

Chimy

Voto Chimy: 3/4

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