Mostra di Venezia 2008: terzo resoconto

Plastic City di Yu Lik-Wai

Para: mafia cinese a San Paolo in Brasile, con uno dei protagonisti giapponese (Joe Odaghiri). Quando parlano brasiliano, o cinese, gli attori doppiano loro stessi andando visibilmente fuori sincorno. Al di la di questo il film ha qualcosa di buono, ma troppo di brutto: intermezzi stile video clip, un duello con katana sopra un pilone di cemento armato, intermezzi di paesaggi con colori saturi, e una deriva finale onirica nella giungla con corto circuito spazio temporale. Troppa carne al fuoco messa in scena male.

Ponyo on a Cliff by the Sea di Hayao Miyazaki

Chimy: Meraviglia delle meraviglie. Uno dei migliori film in assoluto di Miyazaki… serve altro?
Il maestro giapponese (che conferma di essere il più grande regista presente a Venezia) racconta una dolcissima favola dove la piccola pesciolina rossa Ponyo vuole diventare un essere umano.
Sembra difficile dirlo, ma ad una prima visione "Ponyo on a Cliff by the Sea" è l’opera meglio disegnata fra quelle di Miyazaki. Sfondi pastello, disegni perfetti, colori magnifici, fanno sì che ogni singola immagine del film sia degna di essere mostrata nei migliori musei d’arte pittorica al mondo.
Il film migliore del concorso, della mostra in assoluto. Sarà difficile (impossibile?) vedere altre opere di tale livello.

Para: semplicemente: Miyazaki dimostra nuovamente di essere l’unico a scrivere fiabe come fossero poesie.

Il papà di Giovanna di Pupi Avati

Chimy: Il concorso si tiene alto anche con il bel film di Pupi Avati. Il regista realizza una delle sue opere più interessanti degli ultimi anni.
La regia è buona (nella sua semplicità) e costante per tutto il film; il regista tiene perfettamente a bada la sua opera per tutta la sua durata.
Ottimi i rapporti fra i personaggi, fra i quali spicca il delicatissimo rapporto fra Giovanna e suo padre (come vuole il titolo).
Fra le interpretazioni svetta un Silvio Orlando degno di Coppa Volpi.

Para: un film che nasconde molti pregi ma che è realizzato in maniera banale. Ai bravi Orlando e Rohrwarcher, e al loro rapporto padre figlia ben delineato, si affianca, infatti, una regia semplicissima, quasi da fiction, e un Ezio Greggio poliziotto fascista inguardabile.

Vegas: Based on a True Story

Para: un film interessante. Girato in digitale, in cui viene mostrata l’ossessione di un padre verso la possibilità che nel proprio giardino siano stati seppelliti un milione di dollari. La sua follia contagierà il figlio adolescente (il cui attore è decisamente Gus Van Santiniano) e con più fatica la moglie. Un film in cui viene sottolineato come a Las Vegas l’uomo sia ossessionato dal denaro e dal fare il colpo della propria vita. I due coniugi, ex dipendenti dal gioco d’azzardo, ricadono nel vortice. Quello che fa del film un’opera particolare è la regia e la fotografia. Molto semplice ed efficace e realizzata con mezzi modesti.

L’autre di Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic

Chimy: Il concorso prosegue il suo slancio con questo interessantissimo film francese.
"L’autre" è il primo film del festival girato in digitale con cognizione del mezzo utilizzato. I due registi ricercano una forma molto interessante per l’uso delle luci, per movimenti di macchina e per scelte dei piani.
Nella sua semplicità, è interessante anche la storia dove una donna, gelosa perchè il suo amante si è innamorato di un’altra, inizia a cercare ossessivamente la sua rivale, senza capire che forse il suo vero nemico è quello che si trova davanti quando si guarda allo specchio.
Speriamo fortemente in una distribuzione.

Para: un film davvero notevole, con regia e fotografia di altissimo livello. Studiato nei dettagli è un’ottima messa in scena della vita di una donna che cerca nel mondo qualcuno su cui indagare, quando dovrebbe indagare maggiormente su sé stessa. A tratti Lynchiano, resta comunque un film da vedere.

La terra degli uomini rossi di Marco Bechis

Chimy: Non che ci fossero dubbi visto il nome del regista, ma "La terra degli uomini rossi" è un signor film; secondo solo a Miyazaki nel concorso.
Bechis racconta con forza e incisività la vita degli indios ai giorni nostri. Una tematica poco conosciuta che si accompagna ad immagini poetiche e ad una regia sempre convincente.
Il regista racconta anche un ritorno alla propria terra degli indios, una ricerca per ritrovare le proprie tradizioni, le proprie culture. Per loro sembra non esserci speranza di un futuro migliore, privo dell’oppressione dei bianchi.
Mi fermo perchè, vista l’imminente uscita in sala, ne riparleremo meglio con una normale recensione.
Se Bechis fosse davvero italiano, come piace far credere in questo periodo, sarebbe uno dei nostri registi migliori.

Para: Bechis realizza un film di denuncia sociale di assoluta forza.La condizione odierna degli Indios, a metà tra la civilizzazione e la ghettizzazione è un argomento che è giusto trattare. Bechis realizza un film ben girato e soprattutto ben recitato. Gli attori Indios non professionisti hanno contribuito enormemente alla riuscita del film, recitando con naturalezza. Un’opera che merita tutto il successo e la distribuzione che possono esserle date.

Nuit de chien di Werner Schroeter

Chimy: Idea interessante, ma sviluppata malissimo. Realtà apocalittica dove si scontrano i due capi delle opposte posizioni politiche.
Realtà apocalittica? Sì, ma per farlo capire il regista gira semplicemente di notte e mette nelle strade dei secchi con zampilli di fuoco sopra. Insomma…
A tratti grottesco ma forse lo è involontariamente.

A erva do rato di Julio Bressane

Chimy: Bressane visti i successi dei suoi ultimi film si è forse un pò montato la testa. Film lentissimo e ultra-autoriale. Da tralasciare.

Teza di Haile Gerima

Chimy: Ci aspettavamo molto, abbiamo avuto abbastanza poco.
Il film parte benissimo con una regia virtuosa e toccante. Dopo 20 minuti Gerima smette di girare e il film diventa un semplice documentario su un ragazzo etiope che va a vivere in Germania e poi torna in Etiopia dove la situazione è molto complessa. Opera autobiografica che, pur essendo (per temi, origine, convenzioni) pronta anche a vincere il festival, convince solo in parte. Purtroppo.

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