Star Trek: J. J. Abrams, ultima frontiera…

La recensione del Para la trovate qui, su Paper Street.

La recensione di Chimy:

La genialità di Star Trek di J.J. Abrams sta nella base stessa del suo essere.
Un reboot, come giustamente molti hanno detto, termine che oggi va molto di moda in ambito cinematografico che sta a definire il tentativo di rilanciare una celebre saga per la quale il pubblico sembra aver perso interesse.

I reboot fatti finora in ambito cinematografico sono quasi tutti dei prequel: Halloween: the Beginning di Rob Zombie e Casino Royale di Martin Campbell, i primi due titoli che possono venire in mente, ma anche il lavoro svolto da Nolan con Batman segue questo filone.

La genialità del soggetto di Star Trek sta nel fatto che non ci troviamo di fronte ad un prequel, ma bensì ad un caso unico di sequel reboot.

Già, perché è vero che superficialmente seguiamo l’adolescenza e la crescita del capitano Kirk e degli altri membri dell’Enterprise, ma in realtà quello che ci viene raccontato è un qualcosa che avviene dopo la saga (originale) di Star Trek e i primi film del franchise.

Una straordinaria mossa di sceneggiatura (di Alex Kurtzman e Roberto Orci) ci racconta che tutto quello che avevamo visto su Star Trek, in tv o al cinema, è avvenuto; un buco nero però catapulta il signor Spock indietro nel tempo e si troverà a riguardare sè stesso da giovane e, nel momento più alto del film, ad incontrare James Kirk, il suo più grande amico, che per il momento è invece odiato dal nuovo Spock.

Difficile spiegare a parole un’invenzione così interessante che può essere compresa soltanto da chi ha visto il film (e se anche ha un po’ di conoscenza della saga precedente non fa male) e che ha la sua carta vincente nell’essere una scelta totalmente intrisa di quella fantascienza di cui il film è pieno da strabordare quasi oltre i margini dell’inquadratura.

Ennesima conferma del genio assoluto di J.J. Abrams (creatore di opere divine quali Lost, Cloverfield, Alias e il nuovo arrivato Fringe), Star Trek rilancia non soltanto la saga ideata da Gene Roddenberry (al quale il film è dedicato) ma l’intero immaginario della fantascienza contemporanea, omaggiando quella classica alla quale ogni sequenza porta un rispetto davvero raro e quasi spirituale.

Star Trek
non si ferma un attimo dall’inizio alla fine: un ritmo perfettamente orchestrato dalle sapienti mani del regista (anche) del sottovalutato, e interessante, Mission Impossible:3, che ci accompagna a bordo dell’astronave Enterprise e della sua missione decennale; grazie anche a degli effetti speciali che toccano apici finora mai raggiunti dalla settima arte.

C’è divertimento, c’è esaltazione, c’è spettacolo, c’è un grande ragionamento sul cinema di genere (omaggi e forme intertestuali sull’universo della fantascienza incalcolabili) e non solo.

In Star Trek c’è anche lo spazio per la commozione quando un toccante Leonard Nimoy, rimasto solo a (ri)vedere i trionfi di sè stesso da giovane e del suo (ancora non) amico James Kirk, pronuncia, mentre il celebre motivo di Jerry Goldsmith si prepara nuovamente ad essere eseguito, forse per l’ultima volta la fatidica frase: «Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione è quella di esplorare strani nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare dove nessuno è mai giunto prima».

Chimy

Voto Chimy: 3/4

Voto Para: 3/4

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