Top 10 2007 di Chimy: il profeta in vetta…

1) La promessa dell’assassino di David Cronenberg

2) Io non sono qui di Todd Haynes

3) Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood

4) Soffio di Kim Ki-Duk

5) INLAND EMPIRE di David Lynch

6) Ratatouille di Brad Bird

7) Daratt di Mahamat-Saleh Haroun

8) 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Cristian Mungiu

9)L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik

10) Il grande capo di Lars von Trier


Ebbene sì, David Cronenberg si è guadagnato la prima posizione per aver fatto un film monumentale, girato perfettamente, dimostrando così di essere ancora uno dei più grandi registi del cinema contemporaneo. Quasi alla pari sono, però, gli altri due film del podio: le grandissime opere di Haynes e di Clint. Sotto troviamo i bellissimi "Soffio", "Ratatouille" e la grande sorpresa dell’anno "Daratt".
Nelle ultime tre posizioni i notevolissimi film di Mungiu, Dominik e von Trier (i tre che hanno tolto dalla classifica tutti gli altri bei film visti quest’anno).
L’inclassificabile, ingiudicabile, grande "INLAND EMPIRE" è semplicemente al centro di una classifica in cui poteva occupare qualsiasi posizione.
In attesa dell’attesissima top 10 di Para,auguro a tutti gli amici di cineroom un felicissimo 2008… soprattutto dal punto di vista cinematografico ^^


Chimy

Annunci

La promessa dell'assassino: la carne del corpo diviene carne del mondo: una lezione di cinema del profeta della settima arte…

Merleau-Ponty (Rochefort-sur-mer, 1908 – Parigi, 1961) è stato uno dei più importanti filosofi e pensatori che si sono occupati dei sensi e del corpo umano nella sua totalità.

Merleau-Ponty chiama il sensibile “carne”. Secondo lui vi è una familiarità tra senziente e sentito (vedente e visto, toccante e toccato) che implica una co-naturalità tra i due individui: questo è dimostrato dal fatto che i due sono della stessa razza e della stessa carne.

Partendo da tali presupposti, Merleau-Ponty, cerca di dimostrare come il corpo del singolo individuo sia fatto della stessa carne del mondo (della collettività).

Durante le sue riflessioni scrive anche che fra le due (“carni”) c’è una differenza: «la carne del mondo è distinta dalla mia carne»: quindi la conclusione del suo discorso sul sensibile è che il corpo e il mondo sono fatti della stessa carne ma sono allo stesso modo distinti.

Questo preambolo mi è necessario per spiegare meglio la mia personale interpretazione dell’ultimo film di Cronenberg: “La promessa dell’assassino”.

A mio parere la riflessione (conclusiva) sulla carne del profeta canadese in questa splendida opera, si avvicina molto ai concetti espressi da Merleau-Ponty nei suoi testi.

Tralasciando per il momento i contenuti, la forma del film è davvero perfetta.

Girato magnificamente “La promessa dell’assassino” è un’opera in cui si entra dalla prima inquadratura all’ultima. Senza cali, con un ritmo narrativo da far impallidire qualunque altro regista contemporaneo: ogni taglio di montaggio, ogni inquadratura, ogni sequenza sono perfetti così come Cronenberg (e i suoi collaboratori) li ha fatti.

I 100 minuti del film se ne vanno alla velocità di un battito di ciglia, alternando sequenze di quiete apparente ad altre di estrema violenza.

Sono proprio i momenti statici quelli più angosciosi e  inquietanti, quelle dinamiche sono, paradossalmente, le scene più liberatorie e catartiche.

La citatissima “sequenza della sauna” (che fa parte del secondo gruppo) è bellissima, ma non riesce ad elevarsi (molto) sopra le altre del film perchè tutte sono davvero magnifiche.

Quasi non si nota, come un diamante che poco risalta in un mare di zaffiri.

Una lezione di cinema, quella di Cronenberg, di cui fanno parte anche l’ottima sceneggiatura di Steven Knight, la splendida colonna sonora di Howard Shore e le perfette interpretazioni dei quattro protagonisti.

Armin Mueller-Stahl non è mai stato così inquietante, Vincent Cassell e Naomi Watts sono davvero bravissimi. Una menzione speciale va però ad un sorprendente (anche se aveva già dimostrato in passato ottime doti) Viggo Mortensen che, nel ruolo più bello della sua carriera, ci regala una delle migliori interpretazioni degli ultimi anni per tono della voce (speriamo bene per il doppiaggio) e gestualità.

Un film crudo e glaciale in cui (arrivando ai contenuti) Cronenberg sviluppa temi del suo passato sia recente (“A History of Violence”) che remoto (gli anni ’90 del regista canadese).

Come nella sua opera precedente, la famiglia e l’identità sono al centro della vicenda.

Nikolai (Viggo Mortensen) è l’autista e servitore di una delle più importanti famiglie della mafia russa di Londra, il cui capo è Semyon (A.Mueller-Stahl).

Nikolai si dimostra però più umano della famiglia per cui lavora e, in particolare, di Kirill (Vincent Cassell), il figlio di Semyon, che deve difendere costantemente.

Sembra a tratti insicuro della vita che ha scelto, di quello che fa e di “chi è in realtà” (come vediamo nell’ultima straordinaria inquadratura).

Fondamentale è, però, anche la riflessione del regista sul sangue e sulla carne.

Il film si apre con un omicidio (il sangue della morte) e prosegue con una nascita (il sangue della vita).

La madre del bambino appena nato (una giovane adolescente russa) muore durante il parto e Anna (Naomi Watts), l’ostetrica dell’ospedale, intende rintracciare la famiglia del giovane orfano rimanendo così invischiata in oscure vicende mafiose.

Certamente uno dei temi fondamentali del film è l’appartenenza: sia ad una famiglia, che ad un gruppo, che ad un clan. La carne diventa l’elemento principe di questo concetto: il sangue del proprio sangue crea un legame diretto, ma lo stesso fa anche il corpo tramite i tatuaggi (nel corso del film viene detto «la storia della tua vita è scritta sul tuo corpo con i tatuaggi, se non hai tatuaggi non esisti»).

La conclusione della riflessione di Cronenberg sembra però portarci nella direzione che, seppur sia fondamentale l’appartenenza e l’identità, conti soprattutto l’essere fatti della stessa materia per poter creare dei legami.

Quando vediamo (forse il momento più alto del film) l’abbraccio fra i tre “corpi” nel finale, vediamo tre individui privi di qualsiasi vincolo di sangue che dimostrano affetto l’uno per l’altro soltanto per il fatto di essere fatti della stessa carne.

La carne del corpo (i tre individui presi singolarmente) fa parte della carne del mondo (tutti sono fatti della stessa materia), anche se da essa rimane distinta (la diversità dei tre individui: un’estetrica londinese, un “uomo” russo privo di una vera identità ed un bambino appena nato, simboleggiante il prosieguo della carne).

Maurice Merleau-Ponty aveva espresso tale concetto in parole nei suoi testi; David Cronenberg (nuovo filosofo e profeta del corpo) ce lo mostra in immagini nel suo ultimo straordinario film.

Chimy

Voto Chimy: 3,5 / 4

COMMENTO DEL PARA

Se il profeta della carne nasconde le sue riflessioni dietro una facciata di apparente “normalità” è necessario che vengano decifrate e interpretate.

Un profeta, se vuole lanciare un messaggio, è meglio che lo faccia mostrando una videocassetta che entra nella carne, degli strumenti ginecologici per donne mutanti, rapporti sessuali con lamiere accartocciate, console portatili con spinotto dorsale, e non lasciandolo mercé di alcuni pochi abili interpreti. 

Credo essenzialmente che le cose siano due: o Cronenberg ha voluto realmente fare una riflessione sulla carne (che Chimy ha saputo notare e spiegare, e che è obiettivamente inattaccabile), nascondendola dietro ad una lodevolissima messa in scena di un film di stampo mafioso (anche se mafia russa, una gradita novità al cinema), oppure questo è semplicemente, e solamente, un bel film di stampo mafioso.

Per la mia personalissima visione “La promessa dell’assassino” (e non c’è nessun assassino che promette un bel cavolo di niente) è soprattutto un bel film di stampo mafioso. Una riflessione sulla carne c’è, ed è evidente, e si muove sulla pelle dei personaggi. Il tatuaggio rende la carne silenziosamente espressiva.  La frase: <<se non hai tatuaggi non esisti>>,nasconde due riflessioni. Il tatuaggio, nella mafia russa, nella camorra, nell’andrangheta e soprattutto nella yakuza (mafia giapponese) ha notevole importanza, in quanto determinati disegni, in determinate posizioni, indicano un tuo passaggio in un certo ruolo, o in un certo luogo (la prigione), e accumulandosi raccontato tutte le tappe della tua vita. Ad un livello più profondo il tatuaggio rappresenta una volontaria, o comunque consenziente, prova di sopportazione del dolore che da consapevolezza di essere fatti di fragile carne. Provando dolore si ha la consapevolezza di esistere e di essere carne. La riflessione che, secondo me, Cronenberg fa sulla carne è dunque molto più “concreta”, e la scena della sauna è emblematica: tra le lame dei due aggressori e la carne di Nikolai non c’è niente, solo aria. Il metallo affilato che taglia come burro la carne è un altro strumento con cui dimostrarne la fragilità. Curioso è anche notare come gli omicidi del film vengano compiuti solo con delle lame. Restando alla scena della sauna, con molta pignoleria, due momenti risultano poco convincenti dal punto di vista di razionale svolgimento di un combattimento con coltelli.

In totale, per evitare di ripetere cose già dette dal buon Chimy, questo film rimane un bel film mafioso, con dinamiche tipiche di molte pellicole già viste. In ogni caso Cronenberg è uno dei più grandi registi viventi, e il film è confezionato in maniera perfetta, sia per regia che per narrazione.

Concludendo dico che il parallelismo con l’estetica di Merlau Ponty è calzante, ma che non sono riuscito a percepirlo. Quindi, può darsi, che ad una seconda visione del film il mio giudizio possa cambiare. Nulla però potrà togliere la “delusione” di fronte all’aspettative che avevo di vedere un film straordinario, ma che è solo “bello”.

Para

Voto Para: 3/4

Torino Film Festival: secondo resoconto

Alexandra


Para: Quando ad una nonna manca il proprio nipote, e quando ad un nipote manca la propria nonna, cosa fare? Incontrarsi. Alexandra Nikolaevna è disposta addirittura ad andare al campo militare in Cecenia dove il nipote esercita il suo ruolo di ufficiale per l’esercito russo. Alexandra così sale con fatica su di un treno con addosso gli sguardi ambigui dei soldati.

Alexandra è la visitatrice esterna e fuori luogo, che cerca e porta affetto in un luogo dove la sabbia e la solitudine sono imperanti. Le lacrime non scendono, e anche se scendessero si riempirebbero di sabbia. Per un’anziana russa la nuova (?) guerra è un mondo altro, e i suoi modi “goffi” sono il concretizzarsi del suo essere fuori luogo. Ma anche in mezzo alla sabbia e agli sguardi di soldati, ceceni e cecene, Alexandra mantiene la sua forza innocente, la sua determinazione di raggiungere ciò che non le appartiene, tranne l’affetto per un nipote che vuole ancora esternare. Suo nipote, prima di partire e salutarla, dopo una discussione che rende l’idea di come il “nuovo” sia diverso dal “vecchio”, afferra tre ciocche dei suoi capelli e, intrecciandoli, le mostra come, in fondo, il “nuovo” sia comunque legato al “vecchio”. Nel ripetere un gesto che lui era solito fare da bambino le dimostra il suo immutabile affetto.

Alexandra è, forse, quella Russia che quei soldati sono costretti a difendere, ma è anche in fondo quello che quei soldati vogliono difendere: i propri affetti. Alexandra, così come è arrivata, se ne partirà, con un’amicizia (una donna del villaggio vicino al campo militare) che trascende la fazione, ma che guarda solo il fatto di essere due vecchie donne legate  a ciò che amano.

Alexandra, in mezzo ad una nuvola di sabbia, torna alla sua solitudine, e il treno scorre via, mentre Alexandra si guarda indietro per vedere ciò che lascia e la donna cecena, guarda a sua volta indietro, per vedere ciò che le rimane.


Chimy: Sokurov non delude, anzi…

Con "Alexandra" fa una profonda riflessione sull’inutilità della guerra e sulla forza dei rapporti di affetto (magnifica la sequenza in cui il nipote pettina la nonna) tra le persone care.

Quando Alexandra giunge al campo militare a cercare suo nipote, noi spettatori entriamo con lei, vediamo quel luogo (quasi assurdo) attraverso i suoi occhi che sembrano, a tratti, increduli.

Allo stesso modo quando lei se ne va (per uscire, per andarsene il quel "luogo altro" che attraversa la filmografia di Sokurov) noi ce ne andiamo con lei. Prendiamo il treno e iniziamo a riflettere sul profondo film che abbiamo visto.

E’ giusto sottolineare come sia un film bello e toccante, ma anche che non sia uno dei migliori di Sokurov. A causa della forma che deve sottostare ai notevolissimi contenuti.


Lars and the Real Girl


Para: Lars ha un problema, soffre, forse, del dilemma del porcospino, ha cioè problemi a rapportarsi con le persone e non sopporta il contatto fisico. La sua è una vita solitaria per scelta, ma intorno a se ha solo persone che in un modo o nell’altro gli vogliono bene, e fanno di tutto per non lasciare che si isoli troppo. Lars però troverà il modo di essere felice: si innamora, infatti, di una minuziosa riproduzione in lattice di una donna, Bianca. Nella sua testa Bianca è reale, ma agli occhi di tutti è solo un pezzo di gomma. Per non ferire i sentimenti di Lars, che appare per una volta felice, parenti e amici fingeranno che Bianca sia reale, in modo che lo stato di illusione mentale temporaneo in cui vive Lars svanisca. Il film è, nella sua leggerezza e nella sua delicatezza, un’opera originale, che si avvale dell’interpretazione davvero ottima di Ryan Gosling. Consigliato se volete passare un’ora e tre quarti piacevoli, leggeri, ma senza la minima stupidità.


Chimy: Vista la bruttezza di praticamente tutti i film "non di nome" presentati, questo potrebbe essere la sorpresa.

Intendiamoci è un film discreto, che però riesce a divertire in modo intelligente e allo stesso tempo riesce anche a sviluppare un interessante riflessione sul bisogno di compagnia (e anche sulla bontà umana, visto il modo in cui si comportano i parenti e gli amici di Lars) che ha ognuno di noi.


I fratelli Skladanowsky


Para:Wim Wenders è un genio. Punto. Questo, per me, è quasi un capolavoro. Un film di una bellezza rara. Wenders ha ben pensato di realizzare un omaggio ai fratelli Skladanovsky, tre fratelli tedeschi che fecero la prima proiezione cinematografica ad un pubblico pagante, il primo novembre 1895, circa due mesi prima dei Lumierè. Questi illustri (sconosciuti ai più) sono stati messi in ombra dalla superiorità tecnica del cinematografo Lumierè, ma la realtà vuole che non siano stai i Lumierè i primi, ma gli Skladanovsky.

Il film alterna momenti di finzione (relativi agli anni di attività dei fratelli), girati con un cinematografo a manovella, recitati come un film delle origini (con riprese fisse e gag slapstick), ad interviste dell’ultima figlia di Max Skladanovky, un’allegra novantenne che spiega tutti i numerosi brevetti, mai venduti, di suo padre. Secondo la sua testimonianza suo padre riuscì a precedere molte innovazioni tecniche relative a cinema e fotografia, come se quei mesi di vantaggio sulla ripresa e sulla proiezione avessero accelerato ogni altra sua invenzione.

Sul finire del film la realtà cinematografica si mescola alla realtà documentaristica, come se il cinema entrasse nella realtà. Il cinema è vita, e la vita è cinema. Lo zio Eugene, insieme alla nipotina, viaggiano per la Berlino degli anni ‘90 con una carrozza di fine ottocento, entrano con il loro tempo in un tempo altrui, così come riesce a fare il cinema.

Questo film è, semplicemente, il migliore degli omaggi che potessero essere fatti a dei pionieri dimenticati.

Bellissimo è dire poco.


Chimy: sottoscrivo ogni parola… un gran film (non certo l’unico del grande Wenders)


Noise


Para: 

Un film che parte benissimo e che finisce malissimo, con una parte centrale piena di problemi narrativi e stilistici.

Uno psicopatico uccide a colpi di pistola 7 persone su di un treno metropolitano, lasciandone viva soltanto una. Alla vicenda di questa ragazza sopravvissuta, che vive nel terrore di essere uccisa, si alterna quella di un agente semplice che potrebbe avere un tumore al cervello, dato che ha un perenne ronzio nelle orecchie (che siamo costretti a sentire anche noi spettatori).

Questo film, a mio avviso, sembra essere un episodio pilota di una possibile serie televisiva, dato che ci sono troppi spunti narrativi che vengono aperti e che non vengono chiusi. Il finale, oltre ad essere oggettivamente pessimo, appare come sconnesso, appiccicato come per mancanza di idee, non un finale aperto, ma un finale inconcludente.


Chimy: I primi dieci minuti, per me, sono folgoranti. Pensavo finalmente di vedere un bel film sorpresa (visto che non lo conoscevo prima del festival). Ecco, pensavo….

Dopo questa partenza tutto diventa noioso, stupido, già visto e banale.

Il finale è imbarazzante: dato che non sapevano come fare per far sì che il poliziotto capisse chi era l’assassino, hanno fatto sì che quest’ultimo iniziasse a sparare al poliziotto stesso (senza un senso).


Lino

Para: La finzione e l’arroganza condensati in un solo film. Il regista interpreta il padre e il figlio del regista interpreta il figlio. Una inguardabile presa in giro che cerca in tutti modi di sembrare vera, ma è soltanto una plastificazione della realtà, la stessa plasticaccia con cui sono fatti i pinguini giocattolo che ci vengono mostrati in più occasioni, oltretutto in ralenty.
Un uomo rimane solo con il figlio della compagna morta e non sa cosa fare, se tenerlo con se o cercare dei parenti. Tra i particolari che concorrono ad irritare ci sono tutte le scenette in cui Lino, il bambino di due anni, cerca di suscitare tenerezza nel pubblico, soprattutto quello femminile, che sembra aver apprezzato. In realtà queste scenette trasmettono una sensazione di falsità immensa, la spontaneità che vorrebbero trasmettere è inconsistente, sono soltanto trucchi malsani. Scelte a dir poco idiote, sequenze imbarazzanti, un finale irritante, due sole canzoni che arrivano a disgustare, rendono questo film assolutamente il più brutto dell’intero festival, un filmetto fatto da un incapace in maniera incapace e che piacerà solo agli (soprattutto alle) incapaci di capirne la reale essenza.

Chimy: sottoscrivo ancora tutto. Un abominio di arroganza e irritazione…

Eastern Promises

Para: Il ritorno di Cronenberg? Forse. Sicuramente più vicino alla “tradizionale” cinematografia del canadese, ma comunque ancora lontano.

Un film che parla di mafia russa, forse la prima volta nella storia del cinema, e che in qualche modo ripercorre le normali dinamiche di un film mafioso.  Il film ha però grandi pregi: tre interpretazioni magistrali (Viggo Mortessen, Vincent Cassell, Naomi Watts), una bellissima regia e un davvero minimo ritorno al concetto di carne. I tatuaggi dicono tutto di una persona, sono scritte sulla carne che diventa così silenziosamente espressiva.

Qualche scelta narrativa mi è dispiaciuta ma, comunque, per me rimane un bel film, nulla più.

Settimana prossima uscirà in sala, se ne riparlerà, soprattutto ne riparlerà Chimy, che ne è stato folgorato.


Chimy: Un film semplicemente strepitoso.

Girato splendidamente, senza cali, con un ritmo narrativo da far impallidire qualunque altro regista.

Un’opera magnifica, secca, cruda, glaciale. Un’opera con la quale il genio profetico di Cronenberg tratta temi tipici del suo passato recente (la famiglia, l’identità), e remoto (la carne, il sangue, il corpo).

Ed è proprio la profondissima riflessione sulla carne che mi ha fatto semplicemente impazzire: la carne del singolo diventa carne del mondo; conta la famiglia, il sangue del proprio sangue, l’appartanenza (i tatuaggi), ma soprattutto conta il fatto di essere fatti della stessa materia, anche senza avere alcun legame. Questo basta per creare un’unione di affetti tra diversi individui (questa riflessione è solo accennata, al minimo, dato che quando uscirà in sala svilupperò a lungo una riflessione su questo punto)

Dal punto di vista formale, inoltre, è perfetto: tagli, inquadrature, montaggio magnifici (si può dirigere meglio un film al giorno d’oggi?), ma "Eastern Promises" è anche perfettamente recitato.

Naomi Watts e Vincent Cassell sono bravissimi…Viggo Mortensen è semplicemente immenso: da oscar (come la regia e, forse, il film).

La lezione di cinema di Cronenberg uscirà nelle sale il 14 dicembre (speriamo nel doppiaggio, peccato per il brutto titolo italiano "La promessa dell’assassino")

Siete pronti a sconvolgere le vostre classifiche dei migliori film del 2007???

 


 

p.s. non abbiamo visto il fim vincitore "Garage" (purtroppo l’abbiamo perso), quindi non possiamo neanche arrabbiarci troppo coi premi…

 

p.p.s un saluto e un ringraziamento al nostro compagno di merende  honeyboy per la compagnia… e un sentito grazie anche a "Vogelfrei" per il divertimento che ci ha fatto avere.


A Toronto trionfa (il bocciato) Cronenberg…

easternpromisesIl prestigiosissimo Toronto International Film Festival si è concluso nei giorni scorsi a seguito di una rassegna davvero impressionante (380 film presentati, di cui 100 anteprime mondiali).
A trionfare quest’anno è stato "Eastern Promises" di David Cronenberg che si è aggiudicato il People’s Choice Award. L’attesissimo film del profeta canadese, che vede tra gli interpreti Naomi Watts, Viggo Mortensen e Vincent Cassell (questi ultimi due nella foto), è stato il più votato dal pubblico e in questo festival ciò consiste nell’aggiudicarsi il premio principale. Vorrei ricordare che quest’opera è stata bocciata (e vorrei sottolineare bocciata..) dalla Mostra di Venezia di quest’anno, come già avevamo scritto in un polemico post di qualche tempo fa… meglio far finta di niente.
Il secondo classificato è stato "Juno" di Jason Reitman, apprezzatissimo anche dalla critica. La "medaglia di bronzo" è andata invece a "Body of War" di Bonahue e Spiro.
Altri riconoscimenti importanti sono andati: all’interessante "La zona" di Rodrigo Plà, presentato anche a Venezia con successo; e a "My Winnipeg" di Guy Madden.

p.s. il film di Cronenberg, inoltre, saremo fra gli ultimi a vederlo. La sua uscita in sala in Italia è prevista per la metà di Dicembre…

Dov'è finito David Cronenberg? Nel programma non riesco a trovarlo… Ma no, impossibile, cerca meglio….

cronenberg1Da quando questa mattina è uscito il calendario della Mostra di Venezia, tutti i siti-blog (che ho trovato..) che hanno parlato della rassegna, ne hanno parlato in termini entusiastici e lusinghieri.
Premettendo che questo post è profondamente soggettivo e personale, io invece sono di parere completamente opposto: forse sarò anche l’unico a pensarla così (non mi interessa), ma il programma della Mostra 2007 è, per me, deludente fino al midollo.
Qualche giorno fa mi è stato chiesto quali sono i film che avrei voluto vedere a settembre in laguna; la mia risposta è stata: "Sweeney Todd" di Tim Burton, "There Will Be Blood" di Paul Thomas Anderson e "Eastern Promises" di David Cronenberg.
Nessuno dei tre è in programma. Vediamo perchè…
Su "Sweeney Todd", naturalmente, gli organizzatori della Mostra non hanno nessuna responsabilità dato che c’erano problemi di tempi, annunciati già da diverso  tempo; inoltre continuo a sperare che sia il film-sorpresa del Festival se Burton riuscirà a finirlo in tempo.
Su "There Will Be Blood" ho qualche dubbio in più; ma faccio finta di tralasciare e di pensare che non fosse ancora pronto per Venezia (su Imdb c’è scritto che il film è completo…ma facciamo finta di niente).
La cosa che, però, mi fa veramente incazzare è che "Eastern Promises" di Cronenberg non sia presente nella lista dei film della Mostra (circa ogni 10 minuti ricontrollo nel programma perchè ancora non ci credo).
Qualche tempo fa Cronenberg aveva dichiarato che avrebbe partecipato volentieri alla Mostra di Venezia di quest’anno e che il suo nuovo film sarebbe stato pronto per quella data.
Come mai allora non è in programma?
Il film non è ancora pronto? "Eastern Promises" è finito già da diversi giorni, infatti parteciperà al Festival di Toronto il 15 settembre.
Se va al festival di Toronto non può andare a Venezia? Assolutamente no,  a Toronto possono andare tranquillamente film già presentati in altri festival.  Anche lo scorso anno ci sono stati molti esempi di questo tipo.
Cronenberg scartato? sì, il motivo è questo. Non ho alcun dubbio.
David Cronenberg, per chi non lo sapesse, alla Mostra di Venezia non ha mai partecipato…. o meglio, non è mai stato invitato.
Fin da "La mosca", la possibilità di vedere un suo film in laguna c’era eccome, ma nonostante questo il regista canadese nel corso di tutta la sua carriera a Venezia non è mai andato.
Come mai? il motivo, a parere mio, è che Cronenberg è stato sempre considerato come un regista non adatto alla Mostra per le sue tematiche e per il suo stile estremo.
Il pubblico veneziano (considerato di grande cultura) non avrebbe mai apprezzato un uomo che si trasforma in una mosca, uno scrittore in preda ad allucinazioni da psicofarmaci, due gemelli che vivono un rapporto morboso ecc ecc… Questo almeno è quanto gli organizzatori hanno sempre pensato, dimostrando così la loro imbecillità e chiusura nei confronti di un genio che i Festival di Cannes e di Berlino hanno invece sempre valorizzato.
Personalmente pensavo che questo fosse l’anno buono, visto anche che negli ultimi anni i film di Cronenberg sono diventati molto più accessibili al pubblico. Purtroppo mi sbagliavo.
Purtroppo i profeti non vengono compresi da chi vuol capire soltanto ciò che già conosce.
Quindi, in conclusione, "Eastern Promises" non sarà a Venezia; ma invece potremo lustrarci gli occhi con "Sleuth" di Kennet Branagh che, già per il fatto di essere un tentativo di rifacimento di un film straordinario e unico come "Gli insospettabili" di Mankiewicz, è una bestemmia nei confronti della settima arte; oppure con il nuovo di De Oliveira, al quale probabilmente (come mi ha suggerito una mia amica) il medico ha consigliato di partecipare ogni anno alla Mostra di Venezia per restare in forma… Mi fermo nell’insultare i registi, scelti al posto di Cronenberg, che nel periodo della rassegna dovrebbero restare a casa, perchè quest’anno sono davvero un numero esorbitante.
Chiedo scusa a Para e ai lettori di Cineroom (soprattutto a chi ha avuto la forza di leggere tutto il post:) ) per questo lungo sfogo, ma mi era assolutamente necessario farlo.
Saluti a tutti (spero di essere smentito e trovarmi di fronte ad una delle migliori mostre degli ultimi decenni).

Chimy