Memories of Murder: il film che ha mostrato al mondo il talento di Bong Joon-ho…

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In questo mese è uscito in DVD, grazie alla casa di produzione Dolmen, un film che vorrei consigliarvi caldamente: “Memories of Murder”di Bong Joon-ho.

Soprattutto vorrei consigliarvelo (oltre che per la bellezza del film) per farvi conoscere il nome di Bong Joon-ho, regista e sceneggiatore di quest’opera.

Bong è, a mio parere, il più talentuoso cineasta giovane (è del 1969) dell’estremo oriente; un regista a cui piace molto giocare coi generi, come ha dimostrato anche nella sua ultima folgorante opera “The Host”.

Se in “The Host” aveva mescolato l’horror alla commedia familiare e al comico grottesco (se siete interessati potete trovare la recensione del film in un post del primo maggio), in “Memories of Murder” ribalta tutte le convenzioni del genere poliziesco, realizzando una sorta di anti-thriller.

“Memories of Murder” racconta un fatto di cronaca nera avvenuto in Corea del Sud negli anni ’80: un piccolo paese venne scosso dal brutale assassinio di alcune donne.

A condurre le indagini sono inizialmente due poliziotti locali che si basano soprattutto sul loro istinto; visto l’insuccesso di questi interverrà, per dargli una mano, un poliziotto di Seul molto più razionale.

Bong Joon-ho racconta in questo film un momento molto importante per la storia della Corea: quegli anni ’80 in cui la nazione coreana non aveva ancora una precisa identità, un periodo che sembra coincidere con una perdita dell’innocenza del paese.

La relazione tra i due poliziotti, interpretati da Kim Sang-Yung e dal bravissimo Song Kang-Ho (protagonista anche di “The Host”), sembra creare un confronto fra due diverse realtà coreane: il poliziotto di provincia abituato a torturare i sospetti per estorcere informazioni, il poliziotto della capitale che disapprova (ma non ostacola) i metodi violenti dell’indagine. Sarà però proprio il secondo, alla fine, il più frustrato dall’insolvibilità del caso.

Infatti, come in “Zodiac” (si accettano confronti), il killer rappresenta una minaccia invisibile alla quale si cerca in tutti i modi di dare un volto; e, come nel film di Fincher, anche in “Memories of Murder” non si parla tanto del serial killer, ma di più dei poliziotti che conducono l’indagine e della loro ossessione per il caso.

La bellezza del film dipende, anche, molto dalla regia di Bong Joon-ho che, attraverso un uso sapiente della macchina da presa e del montaggio, riesce a giocare con(e forse a deludere) le attese dello spettatore, troppo abituato a vedere film sui serial killer assolutamente standardizzati e molto convenzionali, così diversi da quest’ottimo film coreano (ad una prossima visione il mio voto si potrebbe anche alzare di mezzo punto…).

“Memories of Murder” potrebbe sembrare, in alcuni punti, troppo lungo; conviene però aspettare con pazienza per gustarsi al meglio lo splendido finale.

Chimy

Voto Chimy: 3 / 4

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Feff 9: Soddisfazioni… The Host

thehostA causa dell’inquinamento, dal fiume Han nasce un’orrenda creatura mutante, grande come un camion, che terrorizza gli abitanti di Seoul. Quest’ "ospite" cattura e nasconde, prima di mangiarle, le sue vittime nelle fogne; tra queste c’è anche una bambina i cui familiari si getteranno in prima linea nella lotta contro il mostro per cercare di salvarla.

Tutto fa pensare ad un normalissimo film di mostri giganti, ma non è così: "The Host" è uno dei film più originali e spiazzanti degli ultimi anni.

 Bong Joon-Ho, il regista, come aveva già fatto con il genere poliziesco nell’ottimo "Memories of Murder",  ribalta tutte le convenzioni del filone horror-monster movie, facendo vedere al pubblico il mostro fin dai primi minuti (in un folgorante inizio) e mescolando situazioni e convenzioni di generi diversi: dall’horror alla commedia familiare al comico-grottesco… Ma "The Host" non è solo questo: è anche una profonda riflessione sul mondo di oggi, dalla burocrazia (la famiglia protagonista lotta più con i medici dell’ospedale che con il mostro) al problema dell’inquinamento e al modo in cui ci interessiamo all’ambiente (la scena più spaventosa è quando gli abitanti di Seoul vedono un’ombra nel fiume e gli lanciano contro delle lattine di birra…);  riflettendoci attentamente ci si accorge che non è un film su un mostro, ma un film su dei mostri…

Un film notevole e da non perdere, probabilmente il migliore dell’intero festival, di uno dei più promettenti registi giovani del panorama asiatico e non solo.