"Il Destino Nel Nome": recensione lampo per esprimere in un lampo la lampante mediocrità di questo film.

"Il Destino Nel Nome" è un film difficilmente giudicabile, non perché sia complesso, importante o particolarmente bello o particolarmente brutto, ma perché nasconde un’ambiguità. Da un lato è un film che sa di già visto, di già detto, dove non ci sono proposte realmente interessanti, e nemmeno realmente deludenti. Dall’altro è un film che Mira Nair dirige anonimamente, con inquadrature né particolarmente belle, né particolarmente brutte, ma con un ritmo sicuramente soddisfacente, in grado di rendere le due ore abbondanti tutto sommato piacevoli e mai pesanti.
La pellicola parla principalmente di Gogol, figlio di due indiani residenti a New York. Il film però inizia trattando brevemente l’incontro dei genitori, accompagnando poi Gogol fino ai 30 anni toccando le tappe principali della sua crescita. Gli eventi che toccano il ragazzo sono piuttosto scontati e contribuiscono a dare al film quella sensazione di già visto. Però capiamoci, non è una minestra riscaldata più volte, ma semplicemente il pane del giorno prima, non so se mi spiego.
Per quanto riguarda il titolo del film mi sarei aspettato molta più attenzione a questo assunto, tenendo presente che molte culture, tra cui quella indiana, danno molta importanza al nome, che viene addirittura dato dai nonni solo dopo attente decisioni e valutazioni tra il bambino e il significato del nome stesso.
In totale: può un film essere “niente di che” a livello narrativo e contenutistico,  senza però annoiare lo spettatore?
La risposta è sì, e questo film ne è la prova. Un film dunque assolutamente mediocre, risultato del preciso bilanciamento tra il suo pregio e il suo difetto.
Para
Para: 2,5/4
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