La banda del Brasiliano: cani arrabbiati contro la crisi

Ci sono dei giovani cani arrabbiati che, oltre ad arrabbiarsi, hanno deciso di girare un film. Fortuna vuole che, oltre ad essere trentenni ed arrabbiati, sono anche professionisti del cinema. Così aprono una casa di produzione indipendente, la John Snellinberg Film, tirano in mezzo amici e conoscenti, pagano un grande Carlo Monni come unico attore professionista, e mettono insieme quello che è senza dubbio uno dei film, e degli esordi, più brillanti degli ultimi anni di cinema italiano: La banda del Brasiliano, un vivido omaggio al poliziottesco italiano anni Settanta, un film ricco di genio e povero di mezzi.
Ma La banda del Brasiliano, per fortuna, non è soltanto un semplice gioco nostalgico per appassionati, con qualche citazione e tanto rispetto per un genere scomparso e compianto, perché c’è dell’altro. C’è la forza di chi conosce il cinema, di chi sa come scriverlo e come farlo, e di chi conosce un genere non solo per rispettarne le dinamiche ma soprattutto per sfruttarne la forza comunicativa.
Così il poliziesco all’italiana, il genere per antonomasia degli anni di piombo, diventa nelle mani di John Snellinberg (nome con cui si intende tutto il gruppo che ha lavorato al film) il genere degli anni della crisi, del precariato, dell’assenza di un futuro solido per i giovani.
E per la banda del Brasiliano, un gruppo di trentenni rapinatori improvvisati, la colpa è dei cinquantenni, della generazione passata, che secondo le parole stesse del Brasiliano, ai figli hanno dato i soldi per il cinema e gli hanno tolto i film, gli hanno dato i mezzi ma gli hanno tolto gli scopi.
Così rapiscono il Gori, un cinquantenne qualunque, e alle loro costole si mettono due poliziotti, l’ispettore Brozzi, un grandioso Carlo Monni, e Vannini, interpretato dal convincente ed esordiente Luke Tahiti, nelle vesti anche del Brasiliano.
La banda del Brasiliano ha tutto quello che serve: un musica sempre azzeccata, sia originale (La band del Brasiliano) che non (Calibro 35 e altri), ritmo e varietà tra le sequenze, una regia brillante (ad opera di Patrizio Gioffredi), una sceneggiatura (di Lorenzo Orlandini) misurata e con dialoghi e battute sorprendenti, e persino l’immancabile bottiglia di J&B. Ne La banda del Brasiliano c’è il poliziottesco ma c’è anche Tarantino, c’è Jarmush e c’è anche qualche legittima imperfezione, ma del tutto trascurabile e umana.
La banda del Brasiliano, infine, dimostra che con 2000 euro (questa la cifra dichiarata, probabilmente esagerata al ribasso), ma con tanta bravura, dedizione e passione, si può fare del grande, grandissimo Cinema. Non solo un prodotto da passatempo, ma un prodotto maturo, incredibilmente divertente e per certi versi anche profondo.
Compratelo (in Dvd distribuito da Cecchi Gori) o rubatelo, l’importante è guardarlo.

 

Para
Voto Para: 3,5/4

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