"X – Files: voglio crederci": CINEROOM, THURSDAY AUGUST 14TH, 20.52

X- Files: voglio crederci è un film mediocre. C’è del “buono” e c’è del “cattivo”. E tra il buono e il cattivo c’è tensione.
L’inizio è buono: un montaggio alternato tra il presente e il passato. Nel presente della diegesi un sensitivo cerca qualcosa tra la neve; nel passato vediamo la causa di ciò che l’uomo sta cercando. I frammenti passati, inoltre, sono anche le visioni che spingono il sensitivo nella ricerca. Immediatamente noi spettatori crediamo fermamente che i frammenti passati siano reali, che sia andata veramente così. Ci fidiamo, inizialmente, di lui. Per ora noi spettatori siamo Fox Mulder.
Quindici minuti dopo, di padre Joseph, il sensitivo, un prete accusato di aver violentato 37 chierichetti, non ci fidiamo più ciecamente. Alcuni particolari, sottolineati nel corso del film dalla regia (e dalla sceneggiatura) di Chris Carter (nonché ideatore della serie), ci fanno quasi passare dalla parte di Scully: padre Joseph non ha visioni ma è un complice che conosce i delitti e vuole pilotare le indagini.
Il film, quindi, ha un grosso pregio: tutto è opposizione in tensione, tutto è Fox Mulder vs Dana Scully. Non c’è, come nella serie televisiva, collaborazione, ma tensione. Addirittura, i due (ex) agenti FBI, per quasi tutta la pellicola, non indagano nemmeno insieme. Mulder è preoccupato di testare la propria fiducia nel mondo, Scully di testare la propria fiducia verso sé stessa.
La tensione tra “buono e cattivo” c’è anche, non troppo esplicitamente, su di un piano politico morale, che riguarda i personaggi ecclesiastici. Padre Joseph è un prete la cui integrità morale è crollata, è così la propria credibilità. Da portatore di verità (la parola di Dio) è diventato, prima di tutto, uomo da sospettare, poiché potenzialmente menzognero.
Il cappellano ospedaliero dove lavora Scully opta per l’eutanasia ad un bambino di 5 anni, ma Scully proverà a salvarlo (grazie ad alcune parole di padre Joseph, che Scully, nonostante la vaghezza, percepisce come verità da seguire). E infine Le suore infermiere guardano male Dana per la sua ostinazione verso la vita.
Questi personaggi, dunque, che dovrebbero rappresentare la fede in una verità, vengono messi costantemente in dubbio. Padre Joseph è buono o cattivo? Lasciare a Dio un malato terminale di 5 anni è giusto o sbagliato? Per fortuna, ed è una delle cose davvero buone del film, non avremo risposta certa a nessuna di queste due domande.
Di cattivo, però, c’è la confezione. Chris Carter, purtroppo, non è riuscito nel realizzare un film costante e deciso. Le cadute di stile ci sono, e non sono poche: alcuni cali nella recitazione di molti attori; scelta di musiche e punti di sincronizzazione discutibili; un inaspettato ingresso del tema musicale principale coincidente con l’inquadratura di una foto di George W. Bush (una trovata ridicola tanto quanto inquietante ed ambigua); la presa di posizione iniziale dei due agenti, in particolare quella di Scully, è così netta ed ostinata da apparire finta ed esagerata; e una regia piuttosto piatta, ma che di tanto in tanto ci delizia con qualche buone idea. Oltre al già citato inizio, anche alcuni contro plongèe, e l’ingresso in scena dei protagonisti, con l’arrivo finale dell’unico personaggio che mancava alla lista dei there must be.
X – Files: voglio crederci è dunque certamente un film mediocre, ma anche appagante; un insieme di ottime idee (nascoste) che Carter non è riuscito a sfruttare con decisione. Inutile precisare, ma meglio farlo almeno in chiusura, che è un film per fan. Non solo per fan, ma soprattutto per loro.


Para
Voto Para: 2,5 / 4
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