Be Kind Rewind: l'omaggio nostalgico di Gondry ad un cinema che non c'è più (?)

Non è un caso che l’ultima fatica del geniale regista francese Michel Gondry si apra parlando di un celebre musicista jazz dei tempi dorati del genere.
Una delle caratteristiche fondamentali del jazz e, ancor di più, di alcuni sottogeneri che ne derivano è: l’improvvisazione.
Il musicista partendo dalla melodia presente nella partitura, ne costruisce (mentre la sta suonando) una nuova, collegata solo in parte al materiale di partenza.
Lo stesso sembrano fare in Be Kind Rewind Jerry e Mike, i quali, dopo una serie di surreali vicende, si ritrovano a dover rigirare con una vecchia videocamera i film presenti nel loro negozio, le cui videocassette si sono smagnetizzate.
I due partendo dal materiale di partenza (il ricordo delle pellicole e l’amore per quei film), realizzano dei "remake", improvvisando con materiali di fortuna, molto personali e appassionati.
Ci ritroviamo così immersi in un universo estremo e divertente di rifacimenti di film di successo, soprattutto degli anni ’80 e ’90: si parte con Ghostbusters, per arrivare a Rush Hour 2, fino ad un memorabile A spasso con Daisy.
In mezzo a questi c’è un momento straordinario: un pianosequenza, in cui si vanno ancora a ricreare scene di film classico-popolari e non, che rimarrà certamente nella memoria come uno dei più belli (e particolari) del nuovo millennio.
Non facciamo, però, l’errore di credere che il film di Gondry sia semplicemente un racconto limitato ai paradossali rifacimenti dei due protagonisti.
Il regista di Se mi lasci ti cancello infatti ha affiancato, come sempre, a queste situazioni divertenti una grande attenzione ai sentimenti umani.
Be Kind Rewind è anche il racconto puro ed onestissimo di una piccola comunità che si unisce per cercare di raggiungere faticosamente un obiettivo comune: quello di far sopravvivere il proprio passato.
Lo stesso scopo che sembrano avere quelle cassette e quei film che vi sono sopra registrati, che ormai non vengono più considerati da nessuno.
Piange il cuore quando Danny Glover dice che il negozio dovrà essere diviso in film d’azione e commedie, il resto, i classici e gli altri generi ormai non li compra più nessuno.
Ed è proprio a questo punto che Gondry, spingendoci al limite della commozione, sembra abbandonare il paradosso, per portarci direttamente al cuore dei sentimenti: l’amore che quella piccola comunità ha per il cinema, il sogno che continua a tenerli uniti.
L’amore per quel cinema puro che bisogna continuare a difendere, come bisogna difendere questo piccolo grande film che rappresenta una luce di artigianale speranza in un mondo, e in un cinema, sempre più tecnologizzato.
E Gondry insieme ai suoi personaggi, tra cui è d’obbligo citare una deliziosa Mia Farrow, dichiara sinceramente il suo amore per il cinema, in qualsiasi forma esso sia e con qualsiasi modalità di fruizione: dalla visione in sala a quella caotica su uno schermo di fortuna, messo in un piccolo negozio di videocassette che sta per essere distrutto. Qui, mentre all’esterno il mondo corre sempre più velocemente, un gruppo di persone si ferma ancora una volta a sognare davanti allo schermo pur sapendo che questa sarà l’ultima volta.

Chimy

Voto Chimy: 3/4


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