Cous Cous: un film ben cucinato dal franco-tunisino Kechiche

Presentato con successo di critica alla scorsa Mostra di Venezia dove aveva vinto, ex-aequo con la migliore opera della rassegna ("Io non sono qui" di Todd Haynes), il Premio speciale della Giuria, "Cous Cous" è un altro film (il secondo uscito quest’anno) che dimostra l’immensa stupidità dei traduttori di titoli del nostro bel paese.
Il titolo originale, "La graine et le mulet", che si riferisce a due ingredienti tipici del cous cous, è molto più elegante rispetto al pacchiano titolo italiano che spiattella tutto senza lasciare nulla di implicito.
Mai come quest’anno ci aspettano titoli "italiani", assurdi rispetto agli originali, e secondo noi è giusto segnalarli ogni qualvolta si presentino.
Abdel Kechiche racconta, con questo film, il mondo che conosce meglio: i nordafricani trapiantati da anni nel sud della Francia.
Il fascino derivante dall’opera è dato proprio dalla volontà (quasi) documentaristica dell’autore di raccontare, con la passione di chi ne fa parte, la vita di quel popolo: banale, drammatica o eccezionale che sia.
Quest’immersione verista trova il suo apice in una scena meravigliosa e indimenticabile: il pranzo della famiglia, naturalmente a base di cous cous. La macchina da presa ritrae i partecipanti al pasto, senza la volontà di descriverli o connotarli caratterialmente: semplicemente li guarda mentre mangiano e discorrono, diventano lei stessa una "persona" (seduta a tavola) che mangia cous cous.
La capacità del regista è anche quella di raccontarci una realtà collettiva, concentrandosi però sulla vicenda personale e privata del protagonista Beiji, un uomo anziano e disoccupato in grave difficoltà economica.
Beiji ha però un sogno: aprire un ristorante di cous cous sopra una barca; le difficoltà burocratiche sono molte, ma proprio grazie al sostegno della famiglia (e quasi di tutta la comunità) riuscirà a realizzarlo.
Il film è ben girato (mdp a mano) e molto ben montato, soltanto in alcuni casi si ha l’impressione che alcune scene siano troppo lunghe: tra queste c’è un, eccessivamente, patetico inseguimento di Beiji a dei ragazzi che gli hanno rubato il motorino.
Questo è il meno riuscito dei due finali montati alternatamente: anche perchè nell’altro c’è una bellissima danza del ventre della giovane Hafsia Herzi che riesce a svagare e divertire gli affamati clienti del ristorante. E insieme a loro anche noi spettatori che, grazie alla musica e alle sue movenze, riusciamo ad entrare nel cuore della cultura di questo popolo.

Chimy

Voto Chimy: 3 / 4


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39 commenti

  1. mi trovi d’accordo praticamente su ogni cosa, sui pregi e i difetti che hai riscontrato
    ecco, l’inseguimento l’ho trovato patetico, ed anche la lunga scena di pianto, che ok non è bello essere trattati così da un marito, ma si indugia un po’ troppo su quel volto dolorante (io avrei ridotto un po’, così perde un pochettino di efficacia, non so se la pensi anche tu così ^^)
    comunque, c’è garbato!

    Rispondi
  2. Sì concordo: anche sulla scena di pianto s’indugia un pò troppo (sono passati troppi mesi dalla visione, l’avevo dimenticata ^^).
    Direi che siamo perfettamente sulla stessa lunghezza d’onda per “Cous Cous”… che comunque c’è garbato.

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  3. film che recupererò in dvd di sicuro..lo studio forsennato che mi pesa sulle spalle in questi giorni mi permette un solo cinemino al sabato!ti saprò dire!

    Rispondi
  4. Non parlarmi di studio, amico mio, che anche qua si sta impazzendo…
    Gennaio-Febbraio è sempre un macello…

    Un saluto

    Chimy

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  5. secondo me capolavoro, i difetti sono una voluta rappresentazione della vita con tutto quello c’è nella vita (lungaggini, patetismi, banalità…). io azzardo un paragone che accosta kechiche a cassavetes per il favolo sguardo sull’umanità delle persone e ovviamente al neorealismo: un neorealista cassavettiano… un po’ azzardato ma ci sta secondo me…

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  6. Un neorealista cassavetiano è una gran bella definizione e ci può stare.
    Effettivamente entrambi (per Cassavetes mi collego a “Ombre” perchè non ne ho visti molti del regista) mostrano la “banalità del quotidiano”, facendola però vedere come un qualcosa di unico per ogni individuo di cui raccontano la storia…

    Un saluto

    Chimy

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  7. anonimo

     /  16 gennaio 2008

    Cuos Cous : ) e chi se lo dimentica sto film, tra i giudizi critici positivi e negativi che abbiamo sentito a Venezia;) …
    Di sicuro è un film che nn scorderemo, nn so se andrò a rivederelo, ma voglio recuperare “La schivata” ho sentito giudizi molto positivi a riguardo.
    Comunque riguardo all’ormai mitico Cous Cous ( le risate per la traduzione in italiano del titolo e solo chi era a Venezia e a passato il festival con me può capirmi;)) nn sento di dire che è un film nn riuscito, anzi kekhiche è un grande direttore di attori nn professionisti, ma la sceneggiatura pecca in alcuni punti, e questo nn lo rende a mio parere un film perfetto.
    Anche se le discussioni, ogni dialogo nn abbandonano mai le inquadrature, creando sensazioni e emozioni che nn possono nn coinvolgere emotivamente lo spettatore ( in alcuni momenti forse un pò troppo, forse è stato questo il motivo di alcuni tagli al film, ha esagerato!)
    E’ un film carico di aspettative positive vero come la vita.
    Imprevedibile, infatti, come il finale!? Con una coinvolgente danza del ventre (infinita!) in cui le donne pur con le loro frustazioni, le invidie ( reciproche) diventano protagoniste, prendendo in mano le stuazioni nei momenti di maggiori crisi cercando una via d’uscita positiva o a volte anche negativa.

    Alla fine ne ho parlato bene:), ma ripeto la sceneggiatura nn mi convince fino in fondo, ma rimane senza dubbio un buon film, da guardare soprattutto per la tematica sociale molto cara al regista.

    Besos
    Erica

    Rispondi
  8. la sceneggiatura non è un prefeconfezionato per attirare l’attenzione dello spettatore come quelle che oramai siamo costretti a sorbirci (anche se belle come ad esempio Giorni e nuvole) con tutti i colpi di scena al momento giusto, il punto centrale, il conflitto, il cambiamento… quella è banalità della struttura, kechiche va oltre non interessandosi della precisione dei 3 atti ma, scusate le ripetizioni, racconta la vita che non è aristotelica…

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  9. Claudio ti meraviglierà sentire ciò ma a Cinematografo hanno usato la tua stessa definizione per descrivere il film: neorealismo cassavetiano!!
    Detto questo, tutti voi mi state mettendo un’aquolina in bocca che non avete idea…

    Rispondi
  10. @erica: anche per me non è un film perfetto, come detto. Più che per la sceneggiatura in sè, secondo me ci sono alcuni problemi in singole sequenze troppo lunghe e patetiche…
    Sto sempre attendendo con ansia il tuo commento ad “Halloween:The Beginning” ^^

    @claudio: concordo sulla sceneggiatura “non precofenzionata”, non interessata a far piacere al pubblico.

    @alessandra: brava ci hai rivelato da dove Claudio ha preso la definizione: l’abbiamo beccato finalmente!!! (naturalmente si scherza ^^).
    Cerca di guardarlo perchè merita, poi ripassa a farci sapere.

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  11. Ale55andra no chi è stato a rubarmi la definizione? no marzullo spero altrimenti mi preparo al suicidio…

    Rispondi
  12. Ahahahah, non ricordo se fosse stato Valerio Caprara o un altro critico! 😛

    Rispondi
  13. anonimo

     /  17 gennaio 2008

    quando vedete qualcuno che muore di fame basta metterlo davanti ad una ballerina e taac, la fame non la sente più.

    – cus cus
    + ballerine per la fame nel mondo

    Rispondi
  14. anonimo

     /  17 gennaio 2008

    ero io, murda

    Rispondi
  15. ancora devo vederlo, ho visto i due precedenti di kechiche e mi sono piaciuti entrambi, specie la schivata…

    Rispondi
  16. @murda: ha ha ha.. direi che è un’equazione perfetta!

    @dottorBenway: invece io devo ancora recuperarmi i due precedenti (in particolare La schivata di cui parlano tutti bene).

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  17. Visto ieri sera: gustoso, ma non posso certo dire che mi abbia entusiasmato. Quando si fanno paragoni con i neorealisti il regista che mi viene subito in mente è Abbas Kiarostami, per il quale nutro una venerazione profonda. Qui ho trovato un pochino fastidioso l’uso della macchina a mano (ma quella è una mia personale idiosincrasia) e magari una certa prolissità/insistenza in certe sequenze. Esagerato accostarlo al Leone d’Oro, a mio avviso. In sala vi posso dire che qui a Bari l’accoglienza del pubblico non è stata AFFATTO buona:spiace dirlo, ma qualche burlone sventolava fazzoletti bianchi per aria… 🙂
    Ciao ragazzi!

    Rispondi
  18. Ciao Pick,
    concordo con le tue parole, soprattutto per la prolissità di alcune sequenze e perchè non meritava il Leone d’oro (Haynes, Haynes, Haynes ^^).
    Invece secondo me la macchina a mano (usata bene) è necessaria per questo tipo di (chiamiamolo) cinema-verità che Kechiche vuole realizzare… per me resta un buon film nel complesso.
    Immagino che al pubblico non sia molto piaciuto, credo non solo a Bari.

    Un saluto (attendo la tua recensione)

    Chimy

    Rispondi
  19. Sul film non mi pronuncio, non avendolo ancora visto. Ma passo comunque per comunicarvi che tra i cinque blog da me segnalati per il “Thinking Blogger Award” ci siete anche voi. A quante segnalazioni siete arrivate? Le riuscite a contare ancora sulle dita delle mani o non bastano più! 🙂
    Comunque, battute a parte, è un palese successo che strameritate.

    Ciao,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  20. Grazie davvero di cuore, amico mio, è un onore.
    In realtà sei il secondo che ci ha nominato dopo Deneil, più honeyboy e missBlum che hanno fatto una simpaticissima premiazione alternativa.

    Vengo subito a vedere il post ^^

    Chimy

    Rispondi
  21. Non l’ho ancora visto e così va ad aumentare la lista dei film “persi”. Ma è tra quelli che mi sono segnato e che vedrò presto (almeno spero).

    Rispondi
  22. Attendo un tuo futuro parere al film allora. Merita di essere recuperato…

    Ciao Luciano

    Chimy

    Rispondi
  23. altro paragone: un dardenne più personale con più amore per i suoi personaggi e tutte le loro sfacettature positive e negative(perciò la macchina a mano e necessaria e tutt’altro che fastidiosa rispetto a certi filmacci).
    Concludo la settimana con un’intervista al regista, forse un po’ innamorato di se stesso… ma capace di grande cinema

    Rispondi
  24. Sulla macchina a mano concordiamo in pieno… i Dardenne li adoro!
    Vengo a leggere l’intervista….

    Chimy

    Rispondi
  25. Edooo

     /  18 gennaio 2008

    Dovevo andarlo a vedere invece me lo sono perso. Ma magari riesco a recuperare in settimana…

    Rispondi
  26. Se riesci a vederlo poi facci sapere.

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  27. come al solito…qui da me neanche l’ombra…

    Rispondi
  28. La distribuzione italiana non si smentisce davvero mai….

    Chimy

    Rispondi
  29. Non che sia una cosa di cui andare orgogliosi, ma sono forse il solo in tutto il globo terracqueo a considerare “La graine et le mulet” il peggior film di Kechiche, di cui ho apprezzato molto “La faute à Voltaire” e amato oscenamente “La schivata”.

    Rispondi
  30. Io invece non vado orgoglioso di un’altra cosa: non ho ancora visto i due precedenti film di Kechiche.
    Devo assolutamente recuperarli, in particolare “La schivata” che spero anch’io di amare oscenamente.

    Ciao Ale

    Chimy

    Rispondi
  31. anonimo

     /  19 gennaio 2008

    Ciao , ” La schivata” pare sia molto bello, quindi da recuperare subito…:).
    @chimy:Vedo che concordi anche te col fatto che alcune sequenze sono esagerate (mamma mia, in alcuni momenti mi stava venendo anche un pò di ansia…ehehe).

    Ma ragazzi quando ci vediamo, quando andate in università a Torino…?? per l’esame di sceneggiatuta ho avuto complicazioni e lo darò molto probabilmente il 14 febbraio : (…

    besos
    a prestissimo!!!
    Erica

    Rispondi
  32. le 13 e 33 son passate e io spero che il para abbia delle buone scuse per questo intollerabile ritardo 🙂
    (vabbè vi aspetto ancora ^^)

    Rispondi
  33. @erica: anche io darò sceneggiatura il 14.

    @honyeboy: dannato, 20 min di ritardo sono tollerabili. 🙂

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  34. Io sceneggiatura se riesco lo dò il 28…
    Lo sappiamo che sei una brava ragazza ^^

    Chimy

    Rispondi
  35. p.s. naturalmente mi riferivo al tuo commento su “Halloween”…;)

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  36. E’ un film che non mi ha esaltato particolarmente…
    In alcuni casi la sala era particolarmente rumorosa (soprattutto nel già citato inseguimento e nello sfogo della cornutazza..) e non ho saputo darle torto.. peccato perché era compeltamente piena ed eravamo tutti molto pieni di asettative, in parecchi siamo andati via delusi!
    Ciao!

    Rispondi
  37. Eh, che la sala schiamazzi lo capisco…. non è un film particolarmente “popolare”. Quelle due scene citate effettivamente sono fastidiose… per il resto mi spiace che t’abbia deluso.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  38. Onestamente non saprei dire però cos’è che manchi… cmq ho deciso.. come mi ingrasso mi butto sulla danza del ventre.. è davvero troppo sexy!

    Rispondi
  39. He he… penso sia una pratica di sicuro successo ^^

    Chimy

    Rispondi

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