Gran Torino: Gran Clint!

La gran recensione di Chimy su Gran Torino la trovate qui, su Paper Street.

La recensione del Para:

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Come fare per uscire di scena (fortunatamente solo come attore) dopo aver attraversato buona parte della storia del cinema? Se lo deve essere domandato anche Clint Eastwood, e la cosa sorprendente è che ha trovato la risposta migliore: Gran Torino.

Gran Torino è un commiato, ma è anche un testamento. Clint Eastwood condensa tutta la sua carriera in un unico personaggio, Walt Kowalsky, ex reduce della guerra di Corea, razzista e patriottico più di quanto ci si aspetterebbe. Gran Torino, però, non è una semplice messa in scena dell’impossibile (ma per questo possibile) amicizia tra un americano e una famiglia di immigrati cinesi, è una riflessione su un concetto che è partenza e cardine di tutta la storia del cinema statunitense: il razzismo. Termine che usiamo per parlare anche degli atteggiamenti privi di forte odio razziale, come l’approccio di mostrazione dell’esotico (in modi a volte ridicoli), la normalizzazione di stereotipi razzisti e tutte le altre incarnazioni della manifestazione del subordinario ruolo delle razze e delle popolazioni non statunitensi. Un discorso che si amplia, in quanto l’approccio sociale, legislativo e mediatico degli stati uniti ha sempre fatto di tutto per delineare una sorta di piramide che metteva alla base le popolazioni non occidentali (africani, asiatici, ecc), al gradino intermedio le popolazioni straniere ma occidentali (italiani, irlandesi, ecc) e al gradino più alto, ovviamente, gli statunitensi.

Il cinema statunitense, quindi, nasce razzista, fin dai primi film per kinetoscopio Edison, e prospera come tale. Il cinema di genere, come il western, il war movie, il crime film, il gangster movie, i film sullo sport, i drama, hanno sempre mostrato elementi, più o meno spinti, di razzismo.

Clint Eastwood, dopo aver iniziato la propria carriera, di attore e di regista, nel cinema di genere, è approdato negli ultimi anni ad un lento processo di rivisitazione “controcorrente” dei generi. Un cinema, quello di Clint Eastwood, che viene giustamente definito classico, ma che, in fondo, è classico soltanto in parte (per approccio e formazione), e che nasconde sempre un certo desiderio, se non di innovazione, di nuovo atteggiamento. Gran Torino è una tappa di quel percorso, che si allontana dal discorso sul genere per affrontare una riflessione sul razzismo e sulla storia del cinema statunitense, che hanno, appunto, viaggiato di pari passo.

Così, in Gran Torino, viene alla luce un’evidente tensione, in sceneggiatura, tra un razzismo di fondo e un nuovo desiderio di integrazione. La regia, invece, è semplice e funzionale soltanto al ruolo dell’attore, alle espressioni facciali e alla parola che proferisce, parola in cui è condensata l’essenza di mito del Clint attore. Walt Kowalsky, così, “diventa” il cinema statunitense, con il suo razzismo e la sua autarchia (confini invalicabili), che lentamente si apre all’integrazione. Il suo duello finale senza armi è come una profonda dichiarazione, e suggerimento, di intenti: abbandonare il razzismo (e la violenza), rischiando di morire in croce. Il testimone per le prossime generazioni andrà solo a chi saprà meritarselo, che sia bianco, giallo o nero.


Para

Voto Para: 3/4

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21 commenti

  1. Questo ancora non lo vedo.
    La tua recensione alletta. In questo periodo non riesco ad andare come vorrei. Ancora non riesco a vedere neanche The Wrestler…

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  2. Ottimo, ottimo… mi aspettavo il massimo dei voti ma può anche andare bene così.

    Belle recensioni. L’accostamento del Chimy a McCarthy è molto molto bello, e calzante. Però non sono per niente d’accordo sulla regia “meno perfetta”. 🙂

    A presto

    Rispondi
  3. ̬ nteressante leggere la cinematografia statunitense sotto il riflettore del razzismo, in effetti molti titoli fondamentali della loro storia partono da questo presupposto. Penso ad esempio a Sentieri Selvaggi, di quel Ford di cui Eastwood in un certo senso ̬ Рin parte Рun prosecutore. Sia come ideali che come messa in scena.

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  4. Film enorme che cresce di gg in gg!!!!

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  5. Noooo, perchè solo 3??
    Comunque mi è sembrato calzante il parallelismo di Chimy con “Non è un paese per vecchi” e davvero interessantissimo il discorso di Para sul razzismo al cinema e sul fatto che Eastwood ne abbia narrato la storia proprio con questo suo ultimo film (come attore).
    Mi domando, a chi passerà il testimone? Chi sarà questa persona meritevole?

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  6. @leonard: l’importante è non perdere le speranze! 🙂 C’è sempre il dvd, dai!

    @pick: beh, il massimo dei voti è troppo, francamente. La regia è davvero meno perfetta. 🙂

    @noodles: è interessante sì. Ma è anche così, se ci si pensa bene. Il razzismo è ovunque e non poteva che essere così, vista la stessa condizione della società USA. E Sentieri Selvaggi è un bell’esempio, Ethan Edwards, ad esempio, non riesce a placare il suo odio razziale.
    Che poi Eastwood sia un prosecutore, in parte, di Ford è forse perchè come Ford anche Eastwood ha una regia che nasconde sempre qualcosa di più.

    @mrdavis: 🙂 Grande Clint! 🙂

    @ale: solo 3 ma è un 3 pieno! 🙂 Il testimone non si sà chi sarà. Restiamo a guardare. 🙂

    Saluti.
    Para

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  7. @pick: grazie per McCarthy :). E’ una regia inferiore, seppur ottima ripeto, rispetto a quella di Million Dollar Baby, Lettere da Iwo Jima o, anche, Changeling perché si concentra unicamente sui tempi (montaggio, singoli frame) e non sugli spazi (movimento di macchina)… questo non è certamente un difetto, anzi. Però la sinuosità del movimento iniziale di Changeling (solo x fare un esempio fra tantissimi) qui manca e per questo è meno straordinaria, “meno perfetta” :).

    @ale: il 3, e non di più, è per i motivi detti sopra ma anche per una sceneggiatura che non mi ha convinto in tutte le sue parti; è composta principalmente dal soggetto e dalle battute di Clint, gli altri risvolti narrativi (finale escluso) non mi hanno esaltato troppo. Cmq stiamo parlando di un film di un livelllo alto, forse il migliore uscito fin’ora nel 2009 insieme a “Frost/Nixon” e “Valzer con Bashir”… anche se proprio oggi esce Miyazaki e la musica cambia 🙂

    Saluti

    Chimy

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  8. @Chimy: Mmm… ok…

    Anche se qui, nei punti e nei momenti giusti, i movimenti di macchina ci sono, eh…Penso a come è girato il tentativo di furto della Gran Torino, con macchina a mano (e fotografia e montaggio straordinari). Oppure alla sequenza finale della morte di Walt.

    Saluti 🙂

    Rispondi
  9. Sono sequenze bellissime, però grazie soprattutto al montaggio e a movimenti semplici di macchina. Non vi è la sinuosità del movimento dei suoi film precedenti.

    Con questo, ripeto, che non voglio trovare dei difetti in una regia cmq sontuosa, ma è giusto per spiegare perché a livello puramente registico è per me inferiore ai suoi 4-5 film precedenti.

    Il finale resta cmq una sequenza-capolavoro 🙂

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  10. Forse questo è uno dei suoi film più riusciti in assoluto. Grande grande grande film. Come ci riesce, a fra ridere e piangere è una cosa meravigliosa. Non possiamo fare altro che ringraziare Clint.

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  11. un film che mi ha davvero colpita e commossa. Clint si rivela ancora una volta un grandissimo attore perchè riesce a farci amare e ridere di e con un personaggio come Walt, che in realtà è tutto fuorchè amabile; e ance un bravissimo regista perchè ci regala senza troppi fronzoli una storia che nella sua semplicità riesce a essere disarmante. è come una carezza con la forza di un pugno.

    *Asgaroth

    Rispondi
  12. @aldirektor: io ho preferito almeno 5 suoi film a questo… ma cmq grande Clint 😉

    @asgaroth: bel commento. Una carezza con la forza di un pugno: perfetto :).

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  13. un film che lascia un segno assurdo.. a distanza di una settimana ancora sono commosso dall’interpretazione di Clint..
    sapendo inoltre che è la sua ultima.. mi rattrisco ancora di più..

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  14. Due ottime recensioni, due strumenti, per me, per affrontare la (spero prossima) visione di un film che dovrebbe emozionarmi non poco.

    Rispondi
  15. @spyker: un’ultima interpretazione però perfetta, seppur triste, nel suo esserlo 🙂

    @luciano: recuperalo il prima possibile mi raccomando…

    Saluti

    Chimy

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  16. Addirittura 5 film superiori a questo. Pareri ovviamente. Anche se si, posso capirti. D’altronde anche io ne amo diversi di Eastwood. Fra i primi “Un mondo perfetto”.

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  17. Diciamo 4 sicurissimi… :). Mystic River, Million Dollar Baby (il mio preferito in assoluto, per me un capolavoro), Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima… poi diciamo Gli spietati, Un mondo perfetto più o meno a pari merito con Gran Torino…

    Un saluto

    Chimy

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  18. OT aspetto la vostra opinione su Ponyo.

    Rispondi
  19. Ti inizio a dire che per il sottoscritto è, per ora, il film del 2009.

    Qui trovi la nostra mini-recensione da Venezia:

    http://cineroom.splinder.com/post/18259398/Mostra+di+Venezia+2008%3A+terzo+

    Comunque verso la fine della settimana faremo anche quella normale, perché è un film troppo importante per non parlarne 🙂

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  20. Straordinario commiato di un grandissimo autore. Venendo alla tua recensione, molto interessante il riferimento al razzismo più o meno latente nel cinema USA.

    Rispondi
  21. @hamlin: straordinario sì. Guarda, sul tema del razzismo e di una rilettura della storia del cinema americano in ottica “razzista” ho seguito una bellissima lezione durante un seminario tenuta da Bertellini, docente italiano che insegna negli Stati Uniti.
    Saluti.
    Para

    Rispondi

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